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Tra gli scavi e il santuario, la doppia anima di Pompei

Accanto alle rovine dell’antica città, la Pompei moderna si è sviluppata intorno al Santuario della Madonna del Rosario. Il viaggio del Papa, l’8 maggio, riporta l’attenzione su un luogo dove la preghiera quotidiana, la memoria e il passaggio continuo dei pellegrini hanno dato forma a una città nuova

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

A Pompei il passato antico non è mai troppo distante. Gli scavi dell'antica città, rimasta sepolta dall'eruzione del 79 d.C., continuano a riaffiorare e a essere studiati, offrendo una lettura continua di una vita urbana fermata dal tempo. Accanto a questa realtà archeologica, la Pompei moderna ha seguito un'altra storia: la costruzione e la vita di un santuario mariano sorto nel XIX secolo, che ha dato forma a una nuova comunità.

Gli scavi dell'antica città e il flusso dei pellegrini verso il santuario si svolgono a poca distanza, quasi ignorandosi. Eppure entrambi raccontano una forma di sopravvivenza: quella delle cose sepolte che continuano a emergere, e quella delle cose vive che continuano a essere custodite.

Pontificio santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei
Pontificio santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei

Bartolo Longo e la comunità del Rosario

All'origine di questa storia c'è san Bartolo Longo. Nato nel 1841 a Latiano, si trasferisce a Napoli per studiare Giurisprudenza, ma il suo percorso lo porta a confrontarsi con ambienti spiritualisti ed esoterici. La conversione, maturata anche grazie all'incontro con il vescovo Giuseppe Formisano e con il sacerdote Alberto Radicati di Peschiuolo, lo orienta verso la Vergine del Rosario e verso una forma di vita cristiana. È una traiettoria che passa attraverso la rottura: Longo deve ricominciare, e sceglie di farlo in un luogo ancora privo di qualsiasi struttura religiosa, ma non si limita a diffondere una pratica devozionale. Attorno al Rosario raccoglie una comunità, avvia la costruzione del santuario e promuove opere di carità, assistenza e istruzione per i più fragili. La città nuova nasce anche da questa trama di preghiera e di responsabilità sociale, che si sviluppa in una piana ancora largamente rurale alla fine dell'Ottocento.

Immagine storica con Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, circondato da un gruppo di bambini.
Immagine storica con Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, circondato da un gruppo di bambini.

L'immagine che cresce nella memoria

Il punto di partenza è il quadro della Madonna del Rosario, giunto a Pompei il 13 novembre 1875 da un ambiente conventuale napoletano, in condizioni precarie, tanto da richiedere restauri già nei primi anni. Riferito all'ambito napoletano, tra XVII e XVIII secolo, l'opera non possiede un'attribuzione certa, ma segue uno schema tradizionale: la Vergine in trono con il Bambino che porgono il Rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena.

A Pompei, però, il quadro supera rapidamente la sua forma di oggetto pittorico. Diventa un'immagine familiare prima che un'opera da analizzare nei dettagli formali. La Madonna dal volto leggermente inclinato diventa memoria visiva del luogo.

Gaetano Chiaromonte, Statua della Vergine . Sul basamento l'iscrizione "Pax".
Gaetano Chiaromonte, Statua della Vergine . Sul basamento l'iscrizione "Pax".


Il santuario e la parola "Pax"

Il santuario prende forma progressivamente tra Ottocento e Novecento. La facciata, inaugurata nel 1901 subito dopo il Giubileo dell'Anno Santo con Leone XIII, riprende il linguaggio delle basiliche romane, con il doppio ordine colonnato e il portico a tre arcate. Fin da lontano si riconoscono il campanile e le coperture dal colore verde chiaro, che emergono nel profilo della città moderna.

Sulla parte alta della facciata compare, oltre all'anno, una sola parola: "Pax", legata al progetto di Bartolo Longo di dedicare il santuario alla pace universale. La scritta appare ben visibile sopra il movimento continuo della piazza e dei pellegrini che attraversano il santuario ogni giorno.

All'interno il santuario è attraversato continuamente dai pellegrini. Alcuni sostano pochi minuti, altri si raccolgono davanti all'altare maggiore, dove si trova il quadro della Madonna del Rosario. La dimensione monumentale convive con un uso quotidiano dello spazio, fatto di preghiera, attesa e passaggi continui, che rendono il luogo vivo e frequentato in ogni stagione dell'anno.

Particolare del quadro della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei.
Particolare del quadro della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei.

La Supplica e il ritmo del Rosario

«O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario…»
La Supplica alla Madonna di Pompei, composta da Bartolo Longo nel 1883, lega il santuario a un testo preciso, con un autore e una storia. Viene recitata l'8 maggio e la prima domenica di ottobre, a mezzogiorno, in un rituale che scandisce il tempo annuale di Pompei. A quell'ora la piazza, il santuario e le strade vicine si fermano attorno alla preghiera recitata ad alta voce.
Il Rosario accompagna il santuario ogni giorno: le Ave Maria ripetute a bassa voce nelle cappelle, le corone strette tra le mani dei pellegrini, una preghiera ininterrotta.

I Papi e Pompei

Il legame con i Papi si stabilisce presto. Leone XIII eleva il santuario a basilica pontificia nel 1901 e gli attribuisce la definizione di «parrocchia del mondo», formula che richiama la diffusione internazionale della devozione pompeiana. I Pontefici successivi vi tornano con accenti diversi, ma il santuario rimane per tutti un luogo del Rosario quotidiano, non della devozione eccezionale. Ora Pompei attende Leone XIV.

Papa Francesco in preghiera di fronte al quadro della Madonna del Rosario a Pompei, 21 marzo 2015.
Papa Francesco in preghiera di fronte al quadro della Madonna del Rosario a Pompei, 21 marzo 2015.

Una presenza doppia

Poche città portano due nomi identici con storie così distanti. L'una fermata dal tempo in un giorno d'ottobre del 79 d.C., l'altra costruita nel tempo attorno a un'immagine e a una preghiera. A Pompei le due realtà convivono senza confondersi: gli scavi continuano a restituire ciò che il Vesuvio ha sigillato; il santuario continua ad accogliere ciò che i pellegrini portano con sé. La visita del Papa si inserisce in questo paesaggio doppio: non come evento eccezionale, ma come parte di un ritmo che caratterizza questo luogo da oltre un secolo.

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07 maggio 2026, 09:31