Cerca

I partecipanti all'incontro di Belgrado I partecipanti all'incontro di Belgrado

Ccee, alla Chiesa in Europa servono sacerdoti "profondamente umani"

Dal 14 al 17 giugno si è svolto a Belgrado il 53° Incontro dei Segretari Generali delle Conferenze Episcopali d’Europa. Al centro dei lavori la formazione dei sacerdoti nel contesto contemporaneo, tra sfide culturali, maturazione umana, fraternità e rinnovamento pastorale

Vatican News

Quali caratteristichedeve avere oggi il sacerdote in un’Europa attraversata da profondi cambiamenti culturali, sociali e spirituali? Attorno a questa domanda si sono confrontati i Segretari Generali delle Conferenze Episcopali europee riuniti a Belgrado dal 14 al 17 giugno per il loro 53° incontro annuale, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) in collaborazione con la Conferenza Episcopale dei Santi Cirillo e Metodio.

Vocazione e formazione

Il tema scelto, “Essere sacerdoti oggi in Europa: la vocazione e la formazione”, ha guidato quattro giorni di riflessione e confronto, con l’obiettivo di individuare percorsi adeguati per preparare e accompagnare i presbiteri chiamati a operare in una società sempre più complessa e segnata da rapide trasformazioni. L’incontro si è aperto con la celebrazione eucaristica nella Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, presieduta dal cardinale Ladislav Nemet, arcivescovo di Belgrado e vicepresidente del Ccee. Nei saluti inaugurali, insieme al nunzio apostolico in Serbia, mons. Santo Rocco Gangemi, è intervenuto il presidente del Ccee, mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius, che ha indicato nell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV il quadro di riferimento per la riflessione ecclesiale sul ministero sacerdotale.

I bisogni della Chiesa in Europa

Secondo mons. Grušas, la Chiesa europea necessita di sacerdoti profondamente radicati nella loro umanità, capaci di stare accanto alle persone, condividere le loro fatiche e accompagnarle alla luce del Vangelo. Una figura pastorale che renda concreta la vicinanza di Cristo nelle diverse situazioni della vita quotidiana. Uno dei contributi più significativi è stato quello di mons. Alfonso Amarante, rettore magnifico della Pontificia Università Lateranense, che ha affrontato il tema della “bellezza del ministero presbiterale al servizio di un mondo complesso”. Nella sua analisi, l’Europa contemporanea vive una sorta di “apocalisse culturale” caratterizzata dalla difficoltà di interpretare la realtà, dall’indebolimento dei processi educativi tradizionali e dall’influenza crescente dei media digitali e dell’intelligenza artificiale. Di fronte a questo scenario, ha spiegato il presule, il sacerdote è chiamato a riscoprire la propria identità attraverso quattro dimensioni fondamentali: l’unione con Cristo e l’Eucaristia, l’amicizia con Dio e con i fratelli, la vicinanza pastorale alle persone e la fraternità presbiterale. Tra le sfide più urgenti, quella di costruire seminari sempre più aderenti alla realtà e di riscoprire il valore evangelico della povertà come luogo di formazione autentica.

Una formazione permanente

Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimensione umana della vocazione. La psicologa e psicoterapeuta Chiara D’Urbano ha sottolineato come la formazione sacerdotale non possa limitarsi alla preparazione ministeriale, ma debba custodire e valorizzare la persona nella sua interezza. La maturità affettiva, l’accoglienza delle fragilità e la capacità di vivere relazioni autentiche sono state indicate come condizioni indispensabili per una vocazione serena e duratura. La riflessione è proseguita con l’intervento di don Michele Gianola, segretario della Sezione Vocazioni del Ccee, che ha invitato a superare una lettura esclusivamente numerica della crisi delle vocazioni. Presentando dati e tendenze del panorama europeo, il sacerdote ha proposto un cambio di prospettiva: la formazione del presbitero deve essere considerata un processo permanente che continua ben oltre l’ordinazione. Una crescita che si realizza nella comunione con il vescovo, nella fraternità del presbiterio, nel servizio pastorale e nelle relazioni di amicizia autentica.

La vicinanza dei vescovi all'Ucraina

Nel corso dell’incontro non è mancato uno sguardo alle ferite che attraversano il continente. I Segretari Generali hanno espresso vicinanza al popolo ucraino dopo i recenti attacchi che hanno provocato vittime civili e danni alla Cattedrale della Dormizione della Lavra delle Grotte di Kyiv, rinnovando l’appello a una “pace disarmata e disarmante”. Accanto alle sessioni di lavoro, il programma ha previsto momenti di preghiera, celebrazioni liturgiche e visite ai luoghi più significativi del patrimonio storico e religioso di Belgrado. Il prossimo appuntamento è già fissato e si terrà a Sarajevo dal 13 al 16 giugno 2027.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

19 giugno 2026, 16:59