"L'ultima tentazione di Cristo", Scorsese: film nato dall'amore e dal senso di stupore
Ieri, 25 giugno, all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano la Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, ha dedicato un omaggio a Martin Scorsese. Nel corso della serata sono intervenuti padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, e il regista, sceneggiatore e critico, Pierluigi Di Pasquale, in un dialogo, moderato da Giulio Sangiorgio, dedicato all’opera del regista statunitense. Nel corso della serata, introdotta da un prologo di Maria Sole Sanasi è stato trasmesso un videomessaggio di Scorsese, che riportiamo tradotto. Il testo di Spadaro è invece una riflessione scritta per L'Osservatore Romano.
di Martin Scorsese
Quando penso oggi a L’ultima tentazione di Cristo, lo sento naturalmente come qualcosa a sé, distinto dagli altri miei film. È un film a parte, eppure mi è particolarmente caro. Perché? Perché ogni volta che si affronta Gesù come personaggio, in modo diretto, ci si imbatte in un mistero. È terra di mistero, e resterà sempre una regione inesplorata. Resterà sempre, credo, una domanda. E la domanda è: che cos’è la vita di Gesù? Di lì, naturalmente, se ne dischiudono altre. Quali sono gli eventi narrati nei Vangeli? Fino a che punto la sua storia, così come la comprendiamo, è racconto? Fino a che punto Gesù fu uomo? Fu uomo, e fino a che punto fu divino? Pienamente uomo e pienamente divino. È stata proprio questa domanda il cuore del mio approccio.
Era esattamente questo a entusiasmarmi nel romanzo di Kazantzakis, la prima volta che lo lessi. Pienamente uomo, pienamente divino. E l’ultima tentazione consisteva semplicemente nel condurre una vita normale. Perché una vita normale, nella maggior parte dei casi, è cosa assai benedetta. Dico «approccio», ma forse la parola più giusta sarebbe «tentativo»: è ciò che facciamo tutti, in fondo, quando proviamo a raffigurare Gesù — in un romanzo o in una poesia, in una pagina di musica, in un dipinto o in un film.
Quando finalmente riuscii a portare a compimento il film, speravo che qualcuno gli si aprisse e lo accogliesse come un tentativo nato da un amore profondissimo e da quel senso di stupore che mi accompagna fin dalla prima giovinezza. Un tentativo di avviare un dialogo su Gesù: un dialogo serio, un dialogo buono, capace di ripensarlo e di riportarlo nei nostri cuori, nelle nostre vite, nelle nostre anime, nel presente. Il quadro di Gesù appeso alla parete, con cui non avevamo alcun legame. E invece divenne una grande controversia.
Non potete immaginare quanto abbia significato per me essere accolto con calore da Papa Francesco, essere ricevuto in Vaticano, e trovare un amico sincero in padre Antonio Spadaro. Per questo mi rallegra profondamente sapere che questa proiezione ha luogo, e mi dispiace davvero di non poter essere con voi di persona. Desidero ringraziare Pierluigi Di Pasquale per lo splendido libro che ha dedicato a questo film, e padre Spadaro per la sua fedele amicizia. E vorrei ringraziare tutti voi per essere venuti, questa sera, a vederlo.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.