Dialogo, i leader religiosi italiani siglano un patto per una società pacifica e giusta
Eugenio Bonanata - Roma
‘La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale’. Questo il titolo del patto firmato stamattina a Roma presso l’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis dai responsabili delle religioni più diffuse in Italia. Un documento che prende le mosse da un preambolo in cui si condivide “l’importanza di agire insieme per il bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società”. A seguire, nove impegni e altrettante azioni concrete, come il compito di promuovere una cultura della pace e la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato.
“Vuole essere un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo spesso esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro – diverso per fede o cultura – un nemico”, dichiara il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha avuto un ruolo chiave nel percorso che ha portato alla firma del patto. Infatti, è a cominciare dal 2023 che i leader religiosi si sono incontrati annualmente nella sede della Conferenza episcopale italiana avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. “Un cammino sinodale aperto all’ennesima potenza”, commenta monsignor Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo, in riferimento all’apertura e al coinvolgimento di rappresentanti di altre fedi nell’ambito del cammino sinodale intrapreso dalla Chiesa italiana. Non sono mancate le difficoltà, tuttavia, monsignor Castello evidenzia “la grande disponibilità reciproca e la volontà di tutti di lavorare per un mondo privo delle atrocità a cui oggi assistiamo”.
Da sottolineare il contributo dei giovani appartenenti a ciascuna confessione. Dal 2024 anche loro si sono ritrovati periodicamente per discutere e lavorare assieme. Sono diventati ambasciatori, hanno sensibilizzato nei diversi territori, hanno animato il dibattito attorno ai temi del dialogo. E nel pomeriggio hanno accompagnato i leader al Quirinale, dove il patto è stato consegnato nelle mani del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. ‘Occorre concentrarsi sui valori comuni’ è stato ripetuto da più parti nel corso della cerimonia per la firma. “È fondamentale dare un segnale di grande accoglienza rispetto alle diversità in questo momento segnato da tensioni e intolleranze”, dice Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che parla di un momento storico segnato
La giornata odierna rappresenta un punto di arrivo e nello stesso tempo un punto di partenza. Per Yassine Baradai, presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, “tutte le confessioni possono prendere l’impegno di questo patto e portarlo nelle proprie comunità sul territorio italiano”. L’auspicio è dare un contributo affinché aumenti la consapevolezza che le differenze religiose non costituiscano una barriera.
Le radici del Patto
“Non è una super religione, ma è parlare insieme e rispettarsi”, aggiunge il cardinale Zuppi. “Il patto è sostanzialmente una indicazione di metodo: la scelta di ragionare assieme e di confrontarsi per trovare soluzioni alle principali questioni. “Mai utilizzare le religioni per giustificare odio, pregiudizio e tantomeno violenza”, sottolinea il presidente della Cei, che aggiunge come “il dialogo non mette in discussione l’identità di ciascuno, anzi la rafforza”. Il porporato, durante l’incontro, ha citato la Magnifica humanitas di Leone XIV, la Fratelli tutti di Francesco e la ricorrenza dei 40 anni dello ‘Spirito di Assisi’, l’iniziativa di preghiera voluta da san Giovanni Paolo II nella cittadina umbra nell’ottobre del 1986. Per Zuppi, il patto rappresenta anche un modo per onorare quella straordinaria visione di Pace. “È un'altra tappa che va nella stessa direzione”, ha sottolineato ancora il cardinale, precisando che “il nostro mondo deve imparare ad essere spiritualmente unito per combattere le tante divisioni”.
L’elenco dei firmatari
A firmare il testo sono stati 15 leader religiosi: Giuseppe Momigliano, Assemblea dei Rabbini d’Italia; Cristin Cappelletti, Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia; Naim Nasrollah, Centro Islamico Culturale d’Italia; Abu Bakr Moretta, Comunità Religiosa Islamica Italiana; Mustapha Hajraoui, Confederazione Islamica Italiana; Matteo Maria Zuppi, Conferenza Episcopale Italiana; Daniele Garrone, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; Alberto Aprea, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; Cenap Mustafà Aydin, Istituto Tevere; Polykarpos, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia; Singh Jagjit, Sikhi Sewa Society; Filippo Scianna, Unione Buddhista Italiana; Livia Ottolenghi, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Yassine Baradai, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia; Franco Jayendranatha Di Maria, Unione Induista Italiana Sanatana Dharma Samgha.
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