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Suor Maria Angela Goglia riconosciuta come Giusta fra le nazioni

In una cerimonia nei giorni scorsi a Roma l’Ambasciata d’Israele in Italia ha conferito la più alta onorificenza civile alla memoria di suor Maria Angela Goglia che negli anni bui della persecuzione nazista accolse e nascose nel convento di Villa Torlonia delle Suore Compassioniste numerose persone in fuga

Vatican News

Un esempio straordinario di coraggio, altruismo e resistenza civile che ha illuminato un periodo di immane oscurità. È la storia di suor Maria Angela Goglia riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme tra gli oltre 700 italiani con il titolo di “Giusto fra le Nazioni”. La cerimonia si è svolta mercoledì 24 giugno a Roma, organizzata dall’Ambasciata di Israele in Italia, in collaborazione con l'Istituto Suore Compassioniste serve di Maria. Si tratta della più alta onorificenza civile dello Stato d’Israele.

Un rifugio dalla deportazione

Come riportano le ricostruzioni storiche, a seguito dell’occupazione nazista dell'Italia nel settembre 1943, gli ebrei presenti sul territorio nazionale si trovarono esposti alla deportazione e allo sterminio. In quel tragico contesto, diverse famiglie cercarono disperatamente un rifugio a Roma. Tra queste, la famiglia Strauber, originaria di Vienna e fuggita dal campo di Ferramonti, e la famiglia Handell, fuggita da Zagabria. Entrambe le famiglie, insieme alla famiglia Ottolenghi e a Lea Bassan Di Nola, trovarono una salvezza inaspettata dietro le porte del convento delle Suore Compassioniste in via Alessandro Torlonia. Nonostante i fuggiaschi esibissero documenti d'identità falsi, la madre superiora del convento, Suor Maria Angela Goglia (all'anagrafe Maria Grazia Goglia), comprese immediatamente la loro reale identità ebraica. Senza alcuna esitazione e mossa unicamente da un profondo senso di umanità, la religiosa decise di accoglierli e nasconderli.

Un momento della cerimonia conferimento onorificenza a suor Maria Angela Goglia, Giusta fra le Nazioni
Un momento della cerimonia conferimento onorificenza a suor Maria Angela Goglia, Giusta fra le Nazioni


La protezione del convento

Per diversi mesi, i perseguitati vissero protetti all'interno delle mura del convento, dividendo gli spazi e trovando non solo un rifugio sicuro, ma anche sostentamento e calore umano. L'intera e complessa operazione di salvataggio fu condotta a titolo completamente gratuito e con immenso rischio personale per Suor Maria Angela Goglia, in un momento in cui la complicità con i perseguitati era punita con la morte. Grazie al suo silenzio coraggioso e alla sua instancabile protezione, tutte queste persone riuscirono a scampare alla deportazione, salvando le proprie vite.
L’onorificenza è stata consegnata al discendente di Suor Maria Angela Goglia Mariano Pompeo Goglia, alla presenza dei familiari dei salvati delle famiglie Strauber, Handell e Ottolenghi.
I fatti storici sono stati rievocati, nell'emozione collettiva dei presenti, dall’Ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled, dalla Vicaria generale dell'Istituto suore compassioniste serve di Maria Suor Filomena Vitiello, dalla Madre generale della medesima congregazione Raffaela Todisco, dalla Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Livia Ottolenghi, dalla Vice Presidente della Comunità ebraica di Roma Carola Funaro, dal Sindaco di Vitulano Raffaele Scarinzi e da Padre Davide Panella, autore del volume " Suor Maria Goglia. Elmetto e Soggolo".

Un monito contro indifferenza, odio e ingiustizia

Come ha sottolineato l’Ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled nel suo intervento: "Per noi, la Shoah non è soltanto storia. Non è qualcosa di lontano. È qualcosa che vive ancora dentro tante famiglie, compresa la mia. Io sono figlio di sopravvissuti all’Olocausto. Mio padre aveva solo undici anni quando nel 1939 fu costretto a fuggire da Praga dopo l’occupazione nazista. Il titolo di Giusto tra le Nazioni viene conferito dallo Yad Vashem ad una persona di religione non ebraica per aver salvato ebrei durante la Seconda guerra mondiale, rischiando la propria vita e senza ricevere alcun compenso. Il nome di Suor Goglia sarà ricordato nel giardino dei Giusti a Yad Vashem, a Gerusalemme. Ma soprattutto deve restare vivo dentro di noi. Che l’esempio dei Giusti continui a guidarci e a ricordarci che non possiamo mai essere indifferenti davanti all’odio e all’ingiustizia. Vorrei ringraziare personalmente e a nome del popolo di Israele per il coraggio dei discendenti dei Giusti durante l’Olocausto. Sia benedetta la loro memoria".

Un momento della cerimonia
Un momento della cerimonia


Il coraggio di Suor Maria Angela Goglia

"La storia non è fatta soltanto da grandi eventi, ma dalle scelte dei singoli individui e il riconoscimento che oggi viene conferito a Suor Maria Angela Goglia ce lo ricorda. Nel momento in cui tanti giravano lo sguardo altrove, lei scelse di assumersi una responsabilità che avrebbe potuto costarle la vita. Il suo coraggio fu l’espressione più alta dell’umanità. Questo riconoscimento ha anche un significato più intimo. Senza il coraggio di Suor Maria la mia famiglia non avrebbe avuto la possibilità di continuare la propria storia. La mia stessa esistenza è, quindi, anche il frutto della sua scelta", ha dichiarato la Presidente dell'UCEI Livia Ottolenghi.


L’attualità di un messaggio

"Il titolo di Giusta fra le Nazioni conferito a Suor Maria Angela Goglia non appartiene soltanto alla memoria della Shoah, ma rappresenta un insegnamento che parla ancora oggi alle nostre coscienze. Suor Maria Angela scelse di vedere persone dove altri vedevano soltanto una condanna e di agire quando sarebbe stato più semplice restare in silenzio. Le sue gesta testimoniano il valore insostituibile della responsabilità individuale e del coraggio morale. Dietro ogni vita salvata vi è una famiglia che ha potuto continuare a esistere, una storia che non è stata interrotta, un futuro che ha potuto compiersi. Ricordare oggi Suor Maria Angela Goglia significa riaffermare il dovere di non voltarsi mai dall'altra parte di fronte all'odio, alla persecuzione e all'ingiustizia", ha dichiarato la Vice Presidente della Comunità ebraica di Roma Carola Funaro.

Un fiore nel deserto

"La vita di Madre Maria ci insegna che, persino nel deserto dell'odio più cupo, è possibile far fiorire la carità. Ella ha trasformato la casa di via Torlonia in un presidio di vita, testimoniandoci che la pace è un’opera che si costruisce con gesti concreti, quotidiani e coraggiosi. Possa il suo esempio non essere solo un ricordo celebrativo, ma una stella polare per il nostro cammino personale: un invito vibrante a guardare le ferite del nostro tempo con gli occhi della compassione e a comprendere che ogni atto di amore gratuito è un seme di giustizia", ha dichiarato la Vicaria generale dell'Istituto suore compassioniste Suor Filomena Vitiello.
"Nel tragico contesto dell'occupazione, alla brutalità che si manifestava come 'banalità del male' si oppose la quotidianità del bene di tante donne e uomini. Suor Maria Goglia scelse questa quotidianità del bene, mettendo a repentaglio la propria vita e affrontando con fermezza e senza panico le visite più sgradevoli e pericolose. Questa è una storia bella, buona e vera che merita di essere impressa per sempre a Yad Vashem affinché rimanga di insegnamento per le future generazioni", ha dichiarato Padre Davide Panella, autore di "Suor Maria Goglia. Elmetto e Soggolo".

Un impegno costante accanto agli ultimi

"Di Suor Maria Angela Goglia ricordiamo oggi l'eroico salvataggio delle famiglie ebraiche, ma il suo coraggio e la sua determinazione si sono manifestati anche negli anni successivi, attraverso un amore instancabile per le bambine orfane e più povere. Ho vissuto personalmente, da orfana, la sua straordinaria delicatezza e la sua profonda sensibilità materna. La sua vita intera è stata un dono costante e coraggioso verso il prossimo", ha dichiarato la Madre generale della congregazione Raffaela Todisco.

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27 giugno 2026, 14:46