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Le conseguenze del terremoto a La Guaira, il centro più colpito a trenta chilometri dalla capitale Caracas Le conseguenze del terremoto a La Guaira, il centro più colpito a trenta chilometri dalla capitale Caracas

Caracas, l’arcivescovo: grazie al Papa per l’aiuto. La Chiesa è vicina al popolo

Monsignor Raúl Biord Castillo racconta le conseguenze del terremoto in Venezuela, ringrazia Leone XIV per l’aiuto economico stanziato e loda i soccorritori per gli enormi sforzi che compiono alla ricerca di possibili superstiti. “È importante sentire la solidarietà e sentirsi parte di una Chiesa che è universale”

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Il ringraziamento al Papa per l’aiuto e per il sostegno con l’invio di centomila euro; il dolore per una distruzione dalle conseguenze ancora inimmaginabili; l’impegno a portare avanti una ricostruzione che accompagni il popolo, concretamente e spiritualmente. Monsignor Raúl Biord Castillo, arcivescovo metropolita di Caracas, in collegamento dalla capitale venezuelana, parla di tutto questo con i media vaticani, quando in Venezuela non sono ancora le 7 del mattino. Accanto a lui c’è monsignor Pablo Modesto González Pérez, il vescovo di La Guaira, l’area costiera a meno di 30 chilometri da Caracas, che ha subito i danni e le perdite umane più gravi. È dalle 18 di mercoledì 24 giugno che in Venezuela non si segue più l’orologio, ogni azione, dal dormire al mangiare, segue un ritmo senza regole e i due presuli visitano senza sosta i luoghi più colpiti.

Ascolta l'intervista con monsignor Raúl Biord Castillo

L’universalità della Chiesa

“Il Papa – dice Biord Castillo – mi ha scritto, ha scritto anche alla Conferenza episcopale, ha letto i nostri messaggi, i comunicati, ha visto i video. E noi lo ringraziamo veramente, a lui, alla Santa Sede, alle Conferenze episcopali, alle Caritas. In questo momento è importante sentire la solidarietà, sentirsi parte di una Chiesa che è universale. E quindi ringraziamo molto per ciò che riceviamo”. Ora ci vorrà il tempo necessario a capire quali saranno i progetti da affrontare per la ricostruzione. “Alla crisi economica che c’è nel Paese, al grande debito estero, e a tutte le altre difficoltà ora si aggiunge anche quest’altra. Ci vorrà del tempo per capire le effettive priorità”. L’incertezza è ancora su tutto, sul numero delle vittime accertate e dei dispersi, sul numero di edifici andati distrutti, si parla di oltre 300 completamente crollati, e di quelli ad ora inagibili, compresi seminari e scuole cattoliche. “Il nostro ringraziamento – ripete il presule – va a Leone XIV e alla comunità internazionale, stiamo facendo tutto il possibile per accompagnare il popolo in questo momento”.

I soccorritori alla ricerca di superstiti sotto le macerie a Caracas
I soccorritori alla ricerca di superstiti sotto le macerie a Caracas   (AFP or licensors)

La catena della solidarietà

Castillo è testimone diretto degli enormi sforzi dei soccorritori che scavano senza sosta alla ricerca di superstiti, nella speranza che si compia il “miracolo”, lo definisce Biord, delle ultime ore: i tre fratelli estratti vivi da sotto le macerie della loro casa a La Guaira. È stato il sisma di magnitudo più alta mai registrato in Venezuela, aggiunge l’arcivescovo, che cita le squadre di soccorritori in arrivo dall’Italia così come da altri Paesi dell’Ue, dagli Stati Uniti, dai Paesi latinoamericani, dal Messico.  “Tante persone dormono per strada e nelle piazze, la situazione è complessa e a La Guaira è la più drammatica, non c’è elettricità, non c’è acqua, e il cibo comincia a mancare. Molte organizzazioni, soprattutto la Chiesa cattolica, le diocesi, la Caritas di Caracas, quella venezuelana e quelle diocesane, stanno facendo lo sforzo di raccogliere i beni di prima necessità nelle parrocchie dove le persone vanno per ricevere anche solo pane e acqua”. A Caracas almeno 30 chiese parrocchiali sono rimaste colpite, un’equipe di ingegneri, indica l’arcivescovo, sta facendo la verifica per vedere quali potranno essere recuperate e quali no. “Fortunatamente – precisa – al momento del terremoto molte persone erano in chiesa perché era la festa di San Giovanni che qui è molto sentita, e sono riuscite a uscire, non ci sono stati feriti, così come non ci sono vittime tra i sacerdoti, i seminaristi, le religiose e i diaconi”.

La ricostruzione di un Paese

La priorità, in questo momento, “è rivolgere l’attenzione alle persone ed è commovente quando i soccorritori riescono a salvare qualcuno”, così come è drammatico guardare chi piange per aver perso un proprio caro. Ora, " è il momento di stare al loro fianco nella spiritualità e nella condivisione”, in un secondo momento verrà il ricostruire, “ricostruire vite, ricostruire palazzi e scuole, parrocchie e soprattutto ricostruire un Paese”.

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26 giugno 2026, 15:32