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Inquinamento da combustibili fossili Inquinamento da combustibili fossili

Le organizzazioni cristiane chiedono all’Europa una svolta energetica giusta

In occasione del semestre di Presidenza irlandese del Consiglio UE, oltre 170 organismi religiosi, in rappresentanza di 33 milioni di cittadini europei, lanciano un appello formale chiedendo l'eliminazione graduale dei fossili, una tassa permanente sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere e il finanziamento strutturale della transizione nel bilancio Ue

Davide Dionisi – Città del Vaticano

Tutto nasce da una moratoria del 1997 per tutte le nuove esplorazioni per i combustibili fossili. La richiesta partiva da un gruppo di organizzazioni non governative che decisero di presentarla al summit sul clima di Kyoto. “La combustione di petrolio, gas e carbone” si leggeva nel documento “è la principale causa umana dei cambiamenti climatici. Occorre introdurre la moratoria e porre a conclusione tutte le forme di sussidio per l’estrazione dei combustibili fossili”. Nel testo si chiedeva anche di valutare tutti i progetti correnti e futuri sull’energia “d’accordo con le comunità maggiormente coinvolte, in modo da rispettare i loro diritti a bloccarli”; la ricognizione del debito ecologico, che riguardava l’impatto dei combustibili fossili, da inserire nei negoziati sul clima, e l’introduzione dell’obbligo da parte dei responsabili di ripristinare le aree interessate dall’ esplorazione di petrolio, gas e carbone. Infine le ong chiedevano ai governi di utilizzare fondi pubblici per i per fonti pulite e rinnovabili che avrebbero servito gli oltre 2 miliardi di persone che non avevano energia a sufficienza.

La prima conferenza internazionale

Sono trascorsi poco meno di trenta anni da quella moratoria e il 24 aprile scorso la città colombiana di Santa Marta ha ospitato la prima Conferenza internazionale per la transizione dai combustibili fossili, organizzata da Colombia e Paesi Bassi. L’incontro rispondeva alla comune esigenza di progredire laddove si sono bloccati altri vertici, come le varie Conferenze sul clima dell’Onu. La Conferenza partiva dopo la Cop 30 di Belém del novembre scorso che si è chiusa senza alcun riferimento esplicito al “transitioning away”, ovvero la fuoriuscita, dai combustibili fossili, che fu invece lo storico risultato della Cop 28 di Dubai.

I risultati di Santa Marta

Quello di Santa Marta è stato uno spazio di confronto durante il quale si è deciso di organizzare una seconda conferenza nel 2027, con Tuvalu e Irlanda come co-organizzatori e istituire un gruppo di coordinamento, composto dai Paesi guida delle varie alleanze e dai co-ospiti delle due edizioni, in collegamento con il Gruppo di Attivazione della COP30. Nell’occasione è stato dato l’annuncio della nascita dello Science Panel for the Global Energy Transition (Spget), pensato per aiutare gli Stati a superare gli ostacoli legali, finanziari e politici alla transizione verso l’obiettivo di 1,5°C.

L’appello delle organizzazioni religiose

In un contesto di crisi dei prezzi e tensioni in Medio Oriente che hanno evidenziato i rischi della dipendenza energetica e poiché molte nazioni dipendono dai fossili per il 75-90% del loro mix energetico, sono scesi in campo più di 170 organizzazioni religiose, in rappresentanza di oltre 33 milioni di europei, che hanno lanciato un appello all’UE in occasione dell’avvio del semestre di Presidenza irlandese del Consiglio dell’UE per far pagare i grandi inquinatori e guidare una transizione giusta e rapida fuori dai combustibili fossili. L’iniziativa, denominata “Europa, sii fedele alla nostra casa comune”, riunisce una coalizione ampia e trasversale del mondo cattolico e cristiano europeo: dall’Alleanza europea delle Organizzazioni femminili cattoliche (Andante) al Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), passando per il Movimento Laudato Si’, Caritas Europa, Cidse, Jesc, Giustizia e Pace Europa, Pax Christi International, la Conferenza internazionale cattolica dello Scautismo, Trócaire, Christian Aid Ireland, Acli, Azione Cattolica e Focsiv.

Le richieste

Il cartello chiede sostanzialmente quattro azioni immediate in vista dell’apertura dei negoziati sul nuovo Quadro finanziario pluriennale: l’eliminazione graduale, rapida e giusta dei combustibili fossili; una tassa permanente sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere e del gas, per finanziare la transizione energetica; Investimenti massicci in energia pulita, efficienza energetica ed elettrificazione, nel rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali; l’inserimento strutturale della finanza climatica nel bilancio UE.

Dati allarmanti

L’appello viene corredato da numeri allarmanti. Secondo le organizzazioni, infatti, le sei maggiori compagnie petrolifere e del gas europee avrebbero registrato insieme profitti per 22 miliardi di dollari nel solo primo trimestre del 2026, il dato trimestrale più alto dal 2022. Uno studio di Global Witness stima inoltre che le emissioni derivanti dalla produzione delle compagnie petrolifere UE dall’Accordo di Parigi a oggi produrranno circa 1.500 miliardi di dollari di danni climatici a livello globale. Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato Si’, ha collegato questi dati alle ondate di calore che stanno già colpendo l’Europa, sottolineando che il problema è destinato ad aggravarsi in assenza di interventi, pur ricordando che le soluzioni esistono se la politica sceglie la via del coraggio e del bene comune. Questa mobilitazione non nasce isolata. Si colloca nel solco di una riflessione teologica cattolica più ampia, elaborata a sostegno di un’iniziativa internazionale nota come Trattato sui Combustibili Fossili (Tcf), un progetto sostenuto anche dal Movimento Laudato Si’, da Cafod (Catholic Agency for Overseas DevelopmenI, Cidse (Coopération Internationale pour le Développement et la Solidarité), Caritas Internationalis e dai Gesuiti.

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03 luglio 2026, 11:53