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Per una nuova politica economica nel Mezzogiorno

Nel Dizionario della Dottrina sociale della Chiesa, Francesco Timpano analizza la situazione del sud Italia: dalla nascita della questione meridionale ad oggi. “Trattenere giovani, sostenere il lavoro femminile, contrastare mafie e inefficienze, rafforzare la fiducia – afferma - sono condizioni perché il Sud diventi risorsa”

Francesco Timpano *

La questione meridionale attraversa la storia nazionale come nodo economico, sociale e istituzionale. Da Nitti e Salvemini a Dorso, Gramsci e Sturzo, il ritardo del Sud non è spiegato con fatalismi geografici o culturali, ma con cause storiche: assetti fondiari, debolezza dello Stato, ritardi infrastrutturali, responsabilità delle classi dirigenti e insufficiente partecipazione civile. Nel secondo dopoguerra, con i contributi tra gli altri di Saraceno e Rossi-Doria ed il lavoro dell’Associazione SVIMEZ, il Mezzogiorno diventa questione macroeconomica: il suo sviluppo non riguarda solo le regioni meridionali, ma l’equilibrio dell’intero Paese.

In questa tradizione si inserisce con particolare forza anche il pensiero della Chiesa italiana. Dalla lettera collettiva dell’episcopato meridionale del 1948 ai successivi documenti della CEI il divario Nord-Sud viene letto non solo come problema economico, ma come questione morale, civile e nazionale. L’affermazione secondo cui “il Paese non crescerà, se non insieme” sintetizza una visione fondata su solidarietà, bene comune e responsabilità reciproca. L’evoluzione del divario conferma questa lettura. Il Mezzogiorno ospita circa un terzo della popolazione, ma produce poco più di un quinto del PIL; il minore reddito pro capite si riflette in minore qualità del lavoro e dei servizi.

La sola fase di parziale convergenza coincide con l’intervento straordinario; dagli anni Settanta, e dopo il 2008, il dualismo si è consolidato. Il mercato del lavoro resta fragile. Spopolamento, invecchiamento e fuga di giovani e laureati riducono capitale umano e vitalità comunitaria. La crescita recente non ha prodotto convergenza stabile: le risorse servono se accompagnate da governance e capacità amministrativa, come auspicato dal PNRR.

Una nuova politica economica deve anche superare sia il mero trasferimento di risorse sia la frammentazione degli interventi. Il criterio non dovrebbe essere quanto si spende, ma che cosa si rende possibile: lavoro dignitoso, servizi affidabili, mobilità, formazione e innovazione. Le amministrazioni meridionali vanno rafforzate, perché lo Stato sia garante di capacità. L’occupazione di qualità deve orientare gli investimenti verso settori tradizionali (agroindustria) e nuovi ambiti (transizione ecologica e logistica avanzata). Trattenere giovani, sostenere il lavoro femminile, contrastare mafie e inefficienze, rafforzare la fiducia sono condizioni perché il Sud diventi risorsa.

* Docente di Politica economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

Ascolta il podcast del Dizionario di Dottrina sociale della Chiesa

 

Il podcast è di Francesco Timpano, curatore della voce “Per una nuova politica economica nel Mezzogiorno”.

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13 luglio 2026, 15:00