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Uno sbarco di migranti sul molo Favarolo a Lampedusa Uno sbarco di migranti sul molo Favarolo a Lampedusa 

Lampedusa, Raspanti: nella visita del Papa la nostra battaglia per la fraternità

Intervista ai media vaticani del vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana sull’approdo di Leone XIV sull’isola mediterranea: non riusciamo a prenderci cura dei migranti come si dovrebbe ma l'accoglienza è una delle cose più belle e ha il sapore del Vangelo

di Alessandra Zaffiro

Mancano poche ore alla visita pastorale di Leone XIV a Lampedusa. Anche la visita stessa si svolgerà in un arco di tempo non lungo ma comunque denso, con il Papa che farà sosta al cimitero dell’isola per un omaggio floreale sulle tombe dei migranti morti nel Mediterraneo, si recherà alla Porta d’Europa e al Molo Favaloro, dove benedirà la targa che intitola il luogo di approdo a Papa Francesco. Quindi l’incontro con i migranti, la celebrazione della Messa dove è stata allestita l’immagine della Madonna di Portosalvo, il saluto ad autorità, bambini ammalati e volontari. Un tempo prezioso dedicato alla memoria, alla preghiera, a chi soffre, tredici anni dopo la visita pastorale di Francesco che da Lampedusa lanciò l’appello contro la “globalizzazione dell’indifferenza”.

Non spegniamo la voce dei deboli

In una intervista ai media vaticani, il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana (Cesi) Antonino Raspanti si sofferma sul senso della visita papale. “La sensibilizzazione: non possiamo fare nulla perché noi non legiferiamo nulla, il Papa non legifera. Però il suo viaggio è anche la nostra battaglia quotidiana, il nostro parlare quotidianamente nella società spicciola, con gli enti preposti. Questo fa sì - prosegue il presule - che si mantenga alto, per esempio, come il Papa ha detto nell’Enciclica, il valore della vita delle persone, alcuni dei diritti fondamentali di ogni persona umana, quale quello di spostarsi, la fraternità” Per monsignor Raspanti “il punto di fondo rimane: non possiamo spegnere la voce di chi è debole. Papa Francesco e adesso Papa Leone hanno avuto sempre il coraggio, la fermezza, la chiarezza di difendere, esprimere, levare una voce che non è carro armato né missile, però abbiamo visto e continuiamo a vedere quanta influenza ha sull’opinione pubblica mondiale”.

Accoglienza e respingimenti, “la paura non pacifica”

Intanto il dramma delle migrazioni continua e non solo a Lampedusa. “Molti - evidenzia il vescovo di Acireale - non si fermano da noi proprio perché da noi in Sicilia, è veramente più difficile per mille ragioni. Però non sempre trovano altrove accoglienza: respingimento fatto di pregiudizi, respingimento fatto di disprezzo, molte volte, di paure. Perché, bisogna pure ammetterlo, ci sono delle paure sulle quali talvolta. per rinfocolarle, per acutizzarle, soffiano anche alcuni che hanno degli interessi di vario tipo e questo non è bello, perché tutto questo non pacifica, non addolcisce i rapporti fraterni che devono vigere all’interno della società. Al contrario - afferma monsignor Raspanti - si creano continuamente frizioni, se non vere e proprie contrapposizioni che poi - conclude - sfociano in atti violenti, come purtroppo vediamo che di tanto in tanto accadono, sia da parte degli immigrati cosiddetti nei confronti di alcune persone locali, spesso anche il contrario, però”.

Benevolenza verso chi arriva

Sulla visita pastorale di Leone XIV a Lampedusa e sul significato che ha in particolare per la Chiesa siciliana monsignor Raspanti sostiene: “Sappiamo che il Papa vuole visitare Lampedusa per la realtà dei migranti e con le nostre Chiese locali noi siamo qui in prima linea. Noi siamo nel cuore del Mediterraneo e assistiamo da decenni a questo flusso straordinario di persone, con le gioie e i dolori, con i lutti terribili, le tragedie che accogliamo e ascoltiamo perché ce le raccontano molti di quelli che arrivano”. Ma, soggiunge, ci sono anche “cose belle: qualche donna che arriva e partorisce o che ha da poco partorito, quelli vogliono rimanere con noi in Sicilia. Quindi per noi - osserva il vescovo siciliano

- è significativo ed è anche uno stimolo, un incoraggiamento a guardare con benevolenza e cuore aperto, chi arriva. Ovviamente ci accorgiamo delle difficoltà, che non ci si prende cura come ci si dovrebbe, che ci sono grosse mancanze e imprecisioni, quindi andrebbe tutto meglio sistemato. Però l’accoglienza è una delle cose più belle ed è anche un valore evangelico”.

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03 luglio 2026, 15:41