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Le macerie di un palazzo di Kyiv colpite dai bombardamenti russi Le macerie di un palazzo di Kyiv colpite dai bombardamenti russi  (AFP or licensors)

Ucraina, il nunzio: prego che la Russia si converta dalla guerra alla pace

Monsignor Visvaldas Kulbokas parla dopo il sanguinoso bombardamento della notte scorsa sulla capitale del Paese che ha fatto già una ventina di morti, ma il bilancio appare più grave. L’ausiliare della diocesi latina di Kyiv-Zhytomyr: esplosioni per sette ore, metropolitane piene di gente e spavento. “È terribile, non lasciateci soli”

Svitlana Duckhovych e Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Ammucchiati sotto la metropolitana che trema un’esplosione dopo l’altra, con la polvere che cade dal soffitto e aumenta la paura che anche il riparo diventi una trappola. È stata una notte d’inferno vero l’ultima trascorsa dagli abitanti di Kyiv, tra le peggiori da quattro anni e mezzo in qua. Dalla mezzanotte fino all’alba, decine di missili balistici e droni russi hanno martellato disintegrando palazzi e ammazzando gente. Mosca ha detto di aver mirato a strutture militari, i condomini sventrati e in fiamme, l’angoscia delle persone che niente hanno di militare raccontano un’altra storia.

“Ci sono stati già centinaia, migliaia di bombardamenti di città ucraine da parte della Russia ma ogni attacco, compreso quello della notte scorsa, significa nuove vite distrutte. Gli edifici colpiti che ho visitato sono ancora pieni di gente sotto le macerie”. La testimonianza ai media vaticani è del nunzio in Ucraina, monsignor Visvakdas Kulbokas, che riferisce che gran parte dei palazzi sono stati colpiti dai missili con colpi diretti, cioè intenzionali, non sono un “danno collaterale” causato dai missili abbattuti. “Ho pregato per le vittime e per i soccorritori. Ed ho pregato per la Russia, perché il Signore le conceda la grazia di convertirsi dalla guerra alla pace”.

Il nunzio in Ucraina Kulbokas vicino a uno dei palazzi colpiti
Il nunzio in Ucraina Kulbokas vicino a uno dei palazzi colpiti

Le parole del nunzio si intrecciano a quelle di monsignor Oleksandr Yazlovetskyi, ausiliare della diocesi latina di Kyiv-Zhytomyr e presidente di Caritas-Spes Ucraina, che ringrazia i media vaticani “perché così non ci sentiamo soli”, “specialmente adesso, giacché la notte passata in Ucraina abbiamo vissuto una delle più pesanti aggressioni dall'inizio della guerra”.

Fragili sicurezze

“Non abbiamo dormito praticamente tutta la notte, perché hanno cominciato a mezzanotte. Le esplosioni si sentivano di tanto in tanto qui in centro e anche nelle periferie della città, tutta la notte fino alle 7 del mattino”. Il presule racconta di essere rimasto a letto “meno di mezz'ora” e poi di essersi spostato tra il bagno (considerato luogo della casa tra i più sicuri sicuro – ndr) e la zona della porta d’ingresso, anch’essa con un minimo di garanzia di sicurezza. “Tutto il palazzo dove abito tremava come se fosse fatto di cartone”, continua l’ausiliare latino di Kyiv. “Sulle foto di questa notte si vedono grandi palazzi residenziali, edifici alti con tanti piani distrutti. Stanno scavando alla ricerca di persone”. I tanti morti e feriti, osserva, dimostrano che anche cercare riparo in qualche parte della casa non aiuta più così tanto, “può darti qualche possibilità di sopravvivere, essere ferito ma magari non ucciso”.

Kyiv sotto le bombe, gli incendi durante la notte
Kyiv sotto le bombe, gli incendi durante la notte

L’orrore “normale”

La metropolitana, racconta ancora, “era piena. I miei amici sono andati lì a dormire, perché il nostro presidente aveva annunciato la possibilità di un grande attacco. Tanta gente si è recata lì, non avevano nemmeno posto dove sedersi. E anche la metropolitana stessa tremava, scendeva la polvere dai soffitti, erano tutti spaventati. Poi la nostra giornata è cominciata e cerchiamo di lavorare, di chiamare l’uno o l'altro. Se emerge qualche necessità, la gente si muove e va a dare una mano. È per così dire una giornata normale, ma normale non è, tutta la città è piena di fumo che si leva da diverse parti”. Monsignor Yazlovetskyi dice che anche durante la mattina sono squillate per due volte le sirene d’allarme, “perché i droni arrivavano di nuovo per attaccare la città.

“Siamo molto stanchi, pregate per noi”

Per il presule questa crudeltà che non risparmia niente e nessuno “è una cosa che diventa davvero diabolica. Come vescovo, come sacerdote, vedo dietro a tutto questo una realtà spirituale, non solo politica o militare. Vedo il demonio che cerca di fare questa guerra più grande, uccidere, scoraggiare, togliere la speranza, impaurire la gente. È una cosa una cosa terribile e non se ne vede la fine”. Lancia un appello, quello della preghiera: “Pregate, pregate affinché questa guerra finisca, non lasciateci soli. Se conoscete qualcuno, chiamate, mandate qualche messaggio perché davvero è difficile”. Dice di aver letto oggi di tante persone venute a Kyiv fuggite dalle zone di guerra. E qui, aggiunge con dolore, “hanno trovato la morte, sono stati feriti, le loro case sono di nuovo distrutte. Una cosa davvero difficile. La gente è molto stanca. Grazie a Dio in questo momento siamo in estate e non abbiamo freddo”. Ma, confessa, “abbiamo paura dell'inverno che arriverà. Pregate, pregate per noi”.

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02 luglio 2026, 15:38