Cerca

Il gruppo "Messaggeri della pace" Il gruppo "Messaggeri della pace"

Dall’Ucraina in guerra arrivano in Italia i giovani “messaggeri della pace"

In programma fino al 23 luglio il campo estivo di circa 20 ragazzi provenienti dalla zona di Zaporizhzhia, giunti prima in Lombardia poi in Trentino e infine ad Assisi. L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini: “Arrivano da una terra segnata dal male, ma questi ragazzi sono capaci di sorridere ed essere ambasciatori di speranza”. Kateryna e Varvara: “Quando si lascia l’Ucraina si entra in un mondo dove tutto è sereno. Finalmente abbiamo dormito”

Svitlana Dukhovych e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Lontani dal frastuono della guerra, dalla paura di essere colpiti dalle bombe, dal timore di perdere qualcuno di caro. Solo con la giusta distanza si mette a fuoco ciò che conta davvero e si comprende ancora di più il valore del vivere in pace. È l’esperienza che stanno vivendo 16 ragazzi, partiti da Zaporizhzhia, in Ucraina, insieme a don Markian Buniak, responsabile della pastorale giovanile dell'Esarcato di Donetsk della Chiesa greco-cattolica ucraina, e suor Lukia Murashko, religiosa dell'Ordine di san Basilio Magno. Un’iniziativa, in programma dal 10 al 23 luglio e dal titolo: “Messaggeri della pace”, organizzata dall’Esarcato apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino presenti in Italia. Ragazzi che vivono la quotidianità della guerra e che si fanno per questo voce di pace.

I ragazzi ucraini insieme all'arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini
I ragazzi ucraini insieme all'arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini

Delpini: i ragazzi ucraini, ambasciatori di pace

Il primo incontro è stato con monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, che ha messo in luce come l’esperienza dei ragazzi ucraini sia di insegnamento per i giovani della sua diocesi “che – ha sottolineato – hanno bisogno di intendere la vita come una vocazione a servire, a seminare pace”. A colpire l’arcivescovo la capacità dei ragazzi ucraini di sorridere, pregare, stare insieme affrontando le cose più brutte venendo da una terra “così segnata dal male, dalla morte, dalla cattiveria”, portatori di un messaggio di speranza, ambasciatori di pace. Guardando ai colori della bandiera ucraina, monsignor Delpini ha poi evidenziato come l'azzurro, a simboleggiare il cielo, insieme con il giallo, il colore del grano, siano un invito ai ragazzi a lavorare, a rendere migliore la terra con lo sguardo in alto perché non manchi la speranza. Infine pensando a chi fa la guerra, l’arcivescovo ha ribadito che “l'unico modo per vivere sulla terra è vivere in pace” e che prima o poi bisognerà fare i conti con le lacrime e il dolore provocato.

Ascolta la testimonianza di monsignor Mario Delpini

“La guerra, nella sua drammaticità, ci ha aiutati a capire la pace”

Il periodo di soggiorno in Italia prevede anche delle soste in Trentino e poi ad Assisi, la terra di san Francesco. Un momento di pausa, di respiro dal conflitto in Ucraina per portare agli altri che non conoscono la guerra il racconto di una quotidianità difficile ma allo stesso tempo facendosi interpreti di parole di pace. Diventare messaggeri di pace perché “chi la cerca davvero – ha sottolineato don Markian Buniak, responsabile della pastorale giovanile dell'Esarcato di Donetsk della Chiesa greco-cattolica ucraina - riesce a trovarla proprio là dove sembra quasi impossibile trovarla”. “Trovare una forza interiore, una pace del cuore, in un luogo dove esteriormente non c'è pace è qualcosa di straordinario”.

Per don Markian il conflitto ha anche insegnato a vivere con poco, “ciò che conta davvero – ha aggiunto - è l'incontro con Cristo e il vivere ogni giorno accanto a Lui, proprio nelle circostanze in cui Dio ci ha chiamati a vivere. Non bisogna cercare la pace interiore nel futuro, né restare prigionieri del passato. Bisogna trovarla qui e ora. La guerra ci ha mostrato con forza il valore del momento presente, perché il domani potrebbe anche non arrivare”. “Paradossalmente, proprio la guerra, - ha concluso - pur nella sua drammaticità, ci ha aiutati a comprendere più profondamente che cosa sia la vera pace. Ed è questo che desideriamo condividere con il mondo intero”.

Foto di gruppo
Foto di gruppo

Vivere in pace è una grande grazia

Kateryna di 21 anni e Varvara di 16 fanno parte del gruppo arrivato in Italia. La prima ha studiato matematica ma attualmente si occupa di organizzare corsi di primo soccorso anche se la sua idea, un giorno, è di laurearsi in medicina. Varvara è appassionata di design e di progettazione, vorrebbe molto dipingere gli affreschi di una chiesa che verrà costruita nel quartiere dove vive sua nonna. Sono felici di aver messo da parte per qualche tempo il pensiero della guerra. “Quando lasci l'Ucraina – ha detto Kateryna - è come entrare in un altro mondo. Qui c'è tranquillità, le persone vivono in pace, tutto è sereno. È un mondo completamente diverso, ed è proprio quello che ci mancava. È una boccata d'aria fresca”.

Kateryna
Kateryna

Varvara ha trovato nella propria comunità, nello stare insieme, l’aiuto e il sostegno per stare serena nonostante la guerra. “Ci sosteniamo a vicenda – ha affermato - e la nostra comunità mi aiuta a conservare la pace nel cuore”. “Mi sostengono i ricordi”: ha proseguito Kateryna che viene da una località oggi sotto occupazione russa dalla quale è fuggita fermandosi a Zaporizhzhia. “Dobbiamo resistere – ha aggiunto – dobbiamo rimanere saldi e continuare a testimoniare quello che stiamo vivendo. È qualcosa che dobbiamo fare, perché è davvero importante”. “Vorrei dire ai giovani europei di gioire della vita. Tutto ciò che oggi sembra difficile o impossibile da superare può essere affrontato. Finché una persona è viva, ogni problema ha una soluzione. Vivere in un Paese in pace è già una grande grazia”.

Un cuore puro

“I giovani riescono a mantenere un cuore puro”: così don Volodymyr Misterman, cappellano dell’Esarcato Apostolico per le comunità ucraine a Varese e Gallarate e protopresbitero del distretto di Milano, che accompagna il gruppo. I ragazzi infatti hanno imparato a godere pienamente del momento presente, sanno che l’Ucraina ha un futuro che proprio loro dovranno costruire con gioia e fede. “Attraverso il loro sguardo e la gioia che portano negli occhi – ha proseguito don Volodymyr Misterman - vogliono testimoniare che un mondo senza guerre è possibile”, sentono il dovere di raccontare cosa hanno visto e di ritornare nel loro Paese pieni di fiducia e di speranza, convinti che arriverà una pace giusta e duratura. “Una pace che ci viene donata dal Signore, perché è solo Lui che può garantirla”.

La preghiera del Rosario per la pace in Ucraina sul Sacro Monte di Varese
La preghiera del Rosario per la pace in Ucraina sul Sacro Monte di Varese

“Finalmente abbiamo dormito”

Il cappellano ha riportato poi la gioia dei ragazzi per aver dormito tutta la notte senza il timore di dover scappare. Un pensiero condiviso anche da suor Lukia Murashko dell'Ordine di San Basilio Magno, “poter dormire è una felicità immensa, respirare con serenità. Sono cose semplici, ma abbiamo riscoperto quanto siano preziose. Forse – ha sottolineato - ci mancherà tutto questo. Forse sarà molto difficile tornare. Ma credo che l'amore che portiamo nel cuore per chi è rimasto laggiù ci riporterà a casa. Sarà proprio quell'amore a spingerci a tornare, per essere di nuovo accanto a loro, un po' più riposati, più forti e interiormente rigenerati da questi giorni di vita normale”.

L'assaggio della pizza per i "Messaggeri della pace" giunti dall'Ucraina
L'assaggio della pizza per i "Messaggeri della pace" giunti dall'Ucraina

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

15 luglio 2026, 09:00