In Cisgiordania i campi estivi delle comboniane, in difesa dei diritti dei più piccoli
Bianca Tombini – Città del Vaticano
Sono ormai 16 anni che le missionarie comboniane organizzano campi estivi per i bambini beduini della Cisgiordania e anche quest'anno, per un mese e mezzo, le religiose si sono messe al servizio dei più piccoli in 12 dei 14 villaggi musulmani della zona di Khan al-Ahmar, nel deserto della Giudea, dove tante sono le difficoltà e le limitazioni vissute soprattutto dai piccini. A partire dal 7 ottobre 2023, dall'attacco di Hamas a Israele, con il conseguente scoppio della guerra a Gaza, i residenti dell'area denunciano una escalation di violenza da parte delle forze armate e dei coloni israeliani, con l'alto rischio di trasferimento delle comunità. In questo contesto di insicurezza, aggravato dalla povertà diffusa, i bambini hanno bisogno, anche se solo per qualche ora al giorno, di uno spazio protetto per vivere, lontani dall’angoscia e dalle paure che in questo momento pervadono la Cisgiordania. “Sono bambini. È molto importante creare dei ricordi felici, che possano rimanere nel loro cuore, offrire loro un rifugio e accompagnarli in futuro”, è la testimonianza di suor Lourdes Garcìa, la missionaria comboniana che ha seguito l’organizzazione dei campi estivi, che quest’anno hanno visto in totale la partecipazione di oltre 400 piccoli tra bambine e bambini.
La diffusione di valori universali
Le attività nei campi sono guidate dall’intento di accompagnare i bambini a riconoscere il proprio valore. “Anche nella diversità, ogni essere umano ha valore – spiega suor Lourdes – loro sono musulmani, non sono cristiani, ma ci sono principi che ci legano e che sono ponti di pace”. Quest’anno, ad ogni giornata dell'iniziativa è stata dedicata una frase, breve ma densa di significato, sulla quale i bambini sono stati invitati a riflettere: “Io sono speciale”; “Non sono solo, ho tanti amici”; “Io posso fare la differenza” e anche e soprattutto “Io posso seminare la pace”. L’amore per se stessi e per gli altri, la forza dell’amicizia, lasciano una profonda impronta in questi bambini che in questo modo imparano a riconoscere ed apprezzare quei valori alla base di una convivenza pacifica. “È stato molto bello ascoltare i bimbi - racconta suor Lourdes - per noi missionarie era importante renderli consapevoli che le piccole cose possono cambiare la loro realtà”.
La consapevolezza è il primo passo per la pace
I bambini delle comunità beduine sono piccoli, ma hanno tanto da insegnare. Ricorda ancora la missionaria: “Mi dicevano: 'dobbiamo rispettare l'altro. Tu sei diverso, ma io ti voglio vedere'. E poi che è importante chiedere perdono”. In Cisgiordania si vive un contesto di conflittualità, e i piccini rischiano di assorbire quello che accade intorno a loro e per questo mettere in atto comportamenti aggressivi verso i loro coetanei. Secondo suor Lourdes, però, sono in grado di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: “Da ciò che hanno menzionato, ho capito che sono molto più consapevoli di quanto possiamo immaginare. E la consapevolezza è il primo passo per cambiare il mondo, i piccoli gesti sono un modo di attuare la pace, oggi e in futuro”.
Una forza straordinaria
La presenza costante delle comboniane nelle aree della Cisgiordania è un conforto per le comunità e instaurare relazioni di fiducia e supporto fa la differenza in luoghi dove nulla è certo. In questa situazione però i bambini non perdono il sorriso. “Considerando tutto quello che vivono mi ha colpito vedere in loro tanta gioia e felicità”, conclude la missionaria, sottolineando l’importanza di iniziative come questa, che offrono spazi sicuri dove crescere e, allo stesso tempo, educano alla pace, nella speranza che i piccoli possano partecipare alla costruzione di un migliore di quello in cui si trovano a vivere oggi.
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