Pizzaballa ad Assisi: i cristiani stanchi del tira e molla delle trattative, vogliono pace
Daniele Piccini – Inviato ad Assisi
“Tutti attendono le elezioni come se fosse una soluzione di tutti i problemi, ma in realtà i problemi in Medio Oriente sono di quelli che richiederanno molto tempo. Abbiamo bisogno di nuovi volti, di nuovi personaggi. Questo lo decideranno gli elettori”. Ad Assisi per la visita pastorale del Papa di domani, 6 agosto e per inaugurare la Global House of Friendship and Hope, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, rispondendo alle domande dei giornalisti, parla delle imminenti elezioni del 27 ottobre in Israele. Ai media vaticani il porporato spiega la situazione a Gerusalemme, che descrive “di grande tensione”, anche se “non siamo nel momento della guerra con bombardamenti a tappeto, ma la violenza è un po’ il criterio generale di lettura delle relazioni a Gaza, in Cisgiordania, in Israele, in Palestina”.
Come vivono i cristiani questo quotidiano smentirsi di possibilità di accordi e trattative?
Tra i cristiani, come tutti, c'è una grande stanchezza di questo tira e molla, di queste comunicazioni che poi vengono smentite dai fatti. Ormai è cronaca quotidiana. E questo purtroppo crea un atteggiamento di sempre maggiore sfiducia all'interno della popolazione perché ormai nessuno più crede nemmeno alle cose, che poi invece magari sono vere. E quando invece qualcosa di bello accade non ci si crede più perché non si è più abituati a vederle. Ecco diciamo che è una situazione piuttosto pesante
Intravede spiragli di speranza?
Sì, la speranza c'è perché ci sono tantissime persone che si stanno ancora mettendo in gioco a Gaza, in Cisgiordania e in Israele. Incontro continuamente persone giovani ma anche meno giovani, persone di una certa età, professori, insomma persone che hanno qualcosa da perdere in termini di relazioni, eppure si mettono in gioco per fare qualcosa, per incontrare, per difendere. C'è ancora all'interno di quel mondo gli anticorpi che preservano tutto l'organismo da essere affetto da questo virus della violenza.
Non tanti mesi fa siamo rimasti un po tutti con il fiato sospeso per la parrocchia della Sacra Famiglia che è stata colpita da un razzo israeliano. Era una parrocchia che ospita tanti anziani, tante persone anche disabili. Com'è la situazione in questa piccola comunità?
Sono 541. Li conosciamo tutti, uno per uno. Cercano in qualche modo ritornare alla vita. Si cerca di riaprire la scuola. Abbiamo aperto un centro medico, una sorta di dispensario. Ci sono sacerdoti, ma soprattutto suore molto attive nel cosiddetto oratorio per i bambini non solo quelli cristiani. Dentro quella situazione così deteriorata si cerca di ricreare soprattutto un ambiente sano e sereno quanto più possibile.
Prima abbiamo parlato degli spiragli di speranza. Cosa la preoccupa di più?
Quello che mi preoccupa di più in questo momento è che si resti in questa situazione di non guerra e di non pace, in questa situazione ambigua. Dove si parla di soluzioni senza crearle le soluzioni reali. Ecco, tutto questo mi preoccupa perché crea all'interno degli animi delle persone un atteggiamento sempre più cinico di sfiducia che è il pericolo maggiore che vedo in questo momento all'interno della popolazione.
Domani il Papa incontra i giovani, italiani ed europei credenti e non...
Certamente gli anziani sono la memoria ma i giovani sono la speranza. Ecco per cui abbiamo bisogno di guardare avanti con fiducia. Saranno loro i protagonisti delle prossime generazioni. Quindi abbiamo bisogno di investire su di loro imparando dai nostri errori perché possono loro costruire e proporre qualcosa di diverso rispetto a quello che noi gli abbiamo consegnato.
Cosa vi dice il Papa quando vi sentite?
Il Papa ci è molto vicino ed è molto informato di quello che accade, il che è molto importante. È presente. Per quanto riguarda una visita del Papa in Terra Santa, prima o poi ci sarà sicuramente, ma deve avvenire in un contesto di serenità.
Assisi, Il Papa, la pace, il dialogo interreligioso. A ottobre si celebrerà il quarantesimo anniversario dell’iniziativa di Giovanni Paolo II del 27 ottobre 1986, quando riuscì a riunire in un grande momento di preghiera tutte le religioni. Come celebrare questo anniversario?
È importante che non sia un'operazione nostalgica. Non dobbiamo guardare indietro per guardare avanti. Anche perché in questi 40 anni molto è stato fatto. Anche a causa dei conflitti che ci sono soprattutto in Medio Oriente, siamo in un momento spartiacque, quindi può essere il riavvio di un nuovo percorso che tenga conto di quanto è stato fatto di bello e anche di quanto vi è di faticoso in questo momento perché possa essere un cammino bello, sincero e autentico.
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