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Il comitato fondatore della rete dei media cattolici del Ciad Il comitato fondatore della rete dei media cattolici del Ciad

In Ciad nasce la rete dei media cattolici

A Bongor ha preso ufficialmente forma il Réseau des Médias Catholiques du Tchad, che riunisce per la prima volta le 8 radio diocesane del Paese. Un progetto sostenuto dalla Conferenza Episcopale e accompagnato da CREC International per rafforzare collaborazione, indipendenza e presenza della Chiesa nel panorama dell'informazione. Il missionario comboniano padre Fabrizio Colombo: "La rete permetterà di essere voce di chi non ha voce"

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Da realtà sparse sul territorio a una sola rete nazionale capace di condividere contenuti, competenze e risorse. È una svolta storica quella compiuta a Bongor, dove è nato ufficialmente il Réseau des Médias Catholiques du Tchad, la rete dei media cattolici del Ciad. L'iniziativa, maturata dopo oltre un anno di preparazione, riunisce le otto radio diocesane del Paese e segna l'avvio di un nuovo modello di collaborazione promosso dalla Commissione episcopale per le Comunicazioni sociali, guidata da monsignor Dominique Tinoudji, vescovo di Pala.

Ascolta l'intervista a Fabrizio Colombo

Una risposta alle sfide del Paese

L'incontro nazionale di Bongor non è stato soltanto un momento organizzativo. Direttori, giornalisti, tecnici e operatori della comunicazione hanno condiviso tre giorni di confronto per definire lo statuto della nuova rete, eleggere gli organismi di coordinamento e individuare una strategia comune di sviluppo. In un contesto segnato da disinformazione, tensioni sociali, difficoltà economiche e rapidi cambiamenti tecnologici, la scelta è quella di fare dell'unità la principale risorsa, mettendo in comune programmi radiofonici, notizie, competenze professionali e progetti di formazione.

Monsignor Dominique Tinoudji
Monsignor Dominique Tinoudji

"La voce dei senza voce"

Per padre Fabrizio Colombo, missionario comboniano e presidente di CREC International, la nascita della rete rappresenta molto più di una semplice riorganizzazione tecnica. "È importantissimo unire i vari media cattolici, che da anni sono impegnati anche nella denuncia delle ingiustizie subite dalla popolazione. Il fatto di unirsi ha anche un valore politico, nel senso più alto del termine, perché rende molto più forte il messaggio", afferma il missionario. Secondo Colombo, la nuova struttura consentirà alle emittenti di intervenire insieme sulle grandi questioni che attraversano il Paese. "Quando sarà necessario far sentire la propria voce, la rete permetterà di parlare quasi all'unisono, diventando davvero la voce di chi non ha voce. Anche le diocesi più isolate, che finora affrontavano da sole situazioni difficili, potranno contare su una forza maggiore e avere un impatto più incisivo sulla popolazione".

Una rete che rafforza libertà e indipendenza

In un contesto dove affrontare temi sensibili può esporre gli operatori dell'informazione a pressioni e difficoltà, la rete rappresenta anche una garanzia di maggiore tutela reciproca. "Ci sarà l'appoggio di tutti. Vedremo quali saranno le reazioni sul piano politico, ma sappiamo che certe prese di posizione della Chiesa possono dare fastidio. Sono però necessarie per essere fedeli alla dottrina sociale della Chiesa e all'impegno che la Chiesa in Ciad porta avanti da tanti anni", osserva Colombo.

Fabrizio Colombo, presidente di Crec International
Fabrizio Colombo, presidente di Crec International

Il sostegno di CREC International

CREC International accompagna il progetto fin dalle sue prime fasi, avviate con percorsi di formazione destinati a giornalisti e comunicatori cattolici. L'obiettivo, spiega il presidente dell'organizzazione, è ora quello di favorire anche il salto tecnologico delle emittenti. "Presenteremo il progetto alla Conferenza Episcopale Italiana per ottenere un sostegno economico. L'idea è mettere tutte le radio sullo stesso livello tecnologico, introducendo anche la radiovisione e la multimedialità. CREC ha accompagnato e continua ad accompagnare questo processo". Lo stesso orientamento è stato ribadito durante l'assemblea di Bongor, dove Colombo ha sottolineato che il vero cambiamento non riguarda soltanto le attrezzature, ma soprattutto il modo di lavorare: condividere programmi, informazioni ed esperienze superando ogni regionalismo, nello spirito africano dell'Ubuntu, affinché la comunicazione diventi espressione concreta di comunione ecclesiale.

Un momento dei lavori a Bangor per dare vita alla rete dei media cattolici del Ciad
Un momento dei lavori a Bangor per dare vita alla rete dei media cattolici del Ciad   (@VATICAN MEDIA)

Uno sguardo aperto al mondo

Il progetto guarda anche oltre i confini nazionali. La nuova rete sarà infatti sempre più presente sulle piattaforme digitali attraverso streaming audio e video, offrendo un'immagine più autentica del Ciad e dell'Africa centrale. "La rete farà conoscere una parte del continente ancora poco nota. Grazie alla presenza su internet e allo streaming, anche la diaspora ciadiana e africana potrà seguire più da vicino quanto accade nel Paese e contribuire a sostenere questo progetto", conclude Colombo. Le decisioni assunte a Bongor saranno ora trasmesse alla Conferenza episcopale del Ciad e costituiranno la tabella di marcia dei prossimi anni, anche in vista del centenario dell'evangelizzazione del Paese. L'ambizione è fare della rete un punto di riferimento per le Chiese dell'Africa centrale e dimostrare che la collaborazione tra i media cattolici può diventare uno strumento di evangelizzazione, promozione umana e costruzione del bene comune.

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09 agosto 2026, 09:30