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Achille Ratti – Papa Pio XI Achille Ratti – Papa Pio XI 

La prima visita di Achille Ratti a Jasna Góra

Nel luglio 1918 il futuro Pio XI volle durante il suo primo viaggio fuori della capitale visitare il Santuario della “Regina Poloniae” a Częstochowa

Antonio Guido Filipazzi*

Quando Achille Ratti giunse a Varsavia il 29 maggio 1918, la Polonia non era ancora uno Stato indipendente. Il Paese era diviso sotto il controllo delle potenze militari occupanti. Papa Benedetto XV aveva inviato mons.  Ratti come Visitatore Apostolico, perché conoscesse direttamente la situazione della Chiesa e della popolazione cattolica e rappresentasse presso il popolo polacco la sollecitudine della Santa Sede.

Il giorno dopo il suo arrivo, nella solennità del Corpus Domini, il prelato poté vedere personalmente la fede della popolazione, prendendo parte nella solenne processione per le vie di Varsavia. 

Dopo alcune settimane, Ratti volle visitare il grande centro della pietà mariana, recendosi a Częstochowa.

Firma di Achille Ratti a Jasna Góra
Firma di Achille Ratti a Jasna Góra

«La prima visita sarà alla Madonna di Częstochowa»

Il 4 luglio 1918 scrivendo a mons. Bonaventura Cerretti, Segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, il Visitatore così riferiva: «La prima visita sarà alla Madonna di Częstochowa, passando a Kielce nel ritorno». La decisione era dunque presa prima ancora che egli fosse in possesso delle necessarie autorizzazioni per viaggiare nei territori sotto occupazione straniera.

Il 14 luglio, ottenuta finalmente dalle autorità di occupazione la libertà di movimento nel Paese, Ratti annotò nel suo Diario: «Così il primo uso della libera circolazione e la prima visita fuori di Varsavia sarà alla “Regina di Polonia”». 

La sera di quello stesso giorno, alle 22.27, partì dalla stazione ferroviaria di Varsavia.

L'arrivo a Jasna Góra

Il Visitatore Apostolico giunse a Częstochowa alle quattro del mattino del 15 luglio. Alla stazione lo attendeva il Priore (e futuro Superiore Generale) dei Paolini, padre Wacław Markiewicz.

Il Diario registra le prime impressioni circa il Santuario di Jasna Góra. Attraversati i grandi piazzali e i lunghi dormitori per i pellegrini, Ratti entrò nel complesso di edifici, che conservava ancora l'aspetto di una fortezza. Dalla sua camera vide «la grande spianata avanti il Santuario» e l'altare esterno.

Davanti alla Madonna Nera

Quella stessa mattina, alle 7.30, Mons. Ratti celebrò la Santa Messa nella Santa Cappella «con molta frequenza e pietà di popolo e di religiosi, con molta consolazione spirituale». Il giorno seguente celebrò nuovamente all'altare della Beata Vergine. Nella relazione inviata il 20 luglio al Segretario di Stato, cardinale Pietro Gasparri, cardinale Gasparri ricordò: «Due volte celebrai nella Cappella stessa della Beata Vergine, con grande consolazione spirituale e grande edificazione».

Divenuto Papa, volle in qualche modo rendere quotidiana l’esperienza di quelle due celebrazioni eucaristiche di fronte all’immagine mariana. Infatti, volle che la cappella nel Palazzo Apostolico di Castelgandolfo fosse dedicata alla Madonna venerata a Częstochowa, la cui immagine, dipinta da Jan Henryk Rosen e donatagli dai vescovi polacchi, venne posta sull’altare.

«La prima comparsa fuori [...] sarebbe alla Ss.ma Vergine»

Pochi giorni dopo, nella relazione al cardinale Gasparri, Ratti diede una lettura spirituale dei fatti. Dopo aver definito Częstochowa «quel celeberrimo fra i santuari polacchi assurto a sacro simbolo nazionale», scrisse: «Per tal modo come la prima pubblica comparsa del Visitatore Apostolico a Varsavia fu per portare il Ss.mo Sacramento attraverso le sue vie affollate, così la prima comparsa fuori, nel regno, sarebbe alla Ss.ma Vergine, della Polonia “Regina”».

Con queste significative parole Mons. Ratti stabilisce un preciso rapporto tra i due significativi momenti, che segnarono gli inizi della sua missione in Polonia: a Varsavia la processione del Santissimo Sacramento e fuori Varsavia l’incontro con la Madonna Nera, Regina della Polonia.

La visita a Jasna Góra non fu quindi soltanto una tappa del viaggio d’ufficio che lo avrebbe condotto anche a conoscere la realtà ecclesiale della città Częstochowa e, poi, quella di Kielce. Fu la meta scelta da Ratti per il suo primo incontro con religiosità della Polonia fuori dalla capitale.

Jasna Góra nel tempo della guerra

La visita avvenne mentre la Prima guerra mondiale era ancora in corso. Ecclesiasticamente Jasna Góra apparteneva alla diocesi di Włocławek; militarmente, il Santuario, con il chiostro e le immediate adiacenze, costituiva un'enclavesottoposta al controllo delle forze austro-ungariche, mentre Częstochowa e il territorio circostante erano occupati da quelle tedesche. Infatti, il viaggio aveva richiesto le autorizzazioni delle due forze di occupazioni. 

Circa il Santuario Mons. Ratti constatò nella relazione al cardinale Gasparri: «La guerra impedisce i grandi pellegrinaggi, che vi affluivano continui ed incredibilmente numerosi; ma vi si incontrano ad ogni ora commoventi manifestazioni di fede e di pietà».

Il Diario conferma questa impressione nella descrizione della prima celebrazione eucaristica nella Santa Cappella: Ratti vi aveva trovato «molta frequenza e pietà di popolo e di religiosi».

Quindi, le grandi folle erano diminuite, ma la preghiera non si era spenta. 

I custodi del Santuario

In occasione della sua visita Mons. Ratti poté conoscere la comunità dei Padri Paolini, custodi di Jasna Góra e impegnati nell'assistenza spirituale dei pellegrini.

Nel corso della prima giornata a Częstochowa visitò con padre Markiewicz la Via Crucis di Weloński, la basilica, allora in riparazione, la sagrestia, il tesoro e la biblioteca.

Nella relazione a Gasparri sintetizzò così la sua impressione sulla comunità religiosa: «Più commodamente e più da vicino potei osservare la vita e l'opera di questi Padri Paolini, che assistono spiritualmente il Santuario ed i devoti che vi affluiscono». Erano circa una dozzina di religiosi, oltre ai novizi e agli aspiranti. A guidarli era il citato Priore, padre Markiewicz, che Ratti definì «ottimo religioso e vero uomo di Dio». Della comunità scrisse: «Ne ebbi l'impressione e l'idea d'una famiglia religiosa di ottimo spirito ed in pieno fervore».

La «Regina» della Polonia

Nella sua visita mons. Ratti incontrò Jasna Góra nella sua realtà concreta: la Cappella della Madonna, i pellegrini e la comunità dei Paolini. Aveva così mantenuto quanto aveva scritto nel suo Diario: la sua «prima visita fuori di Varsavia» sarebbe stata alla «Regina di Polonia».

Monsignor Antonio Guido Filipazzi, nunzio apostolico in Polonia*

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27 agosto 2026, 10:10