Magdala, la città dell’Apostola degli Apostoli
di Francesco Patton
“L’alba illuminava la città fortificata di Magdala che appariva con tutto il suo splendore agli occhi stanchi dei discepoli. Il Mare di Galilea scintillava come un vasto specchio al sole nascente. I monti della Gaulanitide si stagliavano dall’altra parte del lago. Gesù propose di fare una breve sosta dove era appena stata inaugurata una nuova sinagoga. Desiderava infatti proclamarvi la buona novella del Regno di Dio. Per non scandalizzare i discepoli, aveva evitato deliberatamente di passare per Tiberiade, città romana di recente costruzione sorta su un cimitero” (F. Manns, Raccontando la Bibbia, 2022, p. 148). Così p. Frédéric Manns descriveva Magdala nel primo dei suoi racconti dedicati a personaggi biblici, pubblicati sull’Osservatore Romano e raccolti poi in volume. E il primo racconto era dedicato a una donna affascinante, nata e vissuta in questa grande città al tempo di Gesù: Maria di Magdala.
P. Manns ipotizzava che l’incontro tra il Maestro e la Maddalena fosse avvenuto proprio lì, sul molo del porto, quando la lussuosa imbarcazione di questa ricca e tormentata donna aveva incrociato quella decisamente più ordinaria e umile degli apostoli, durante il tempo della predicazione che caratterizza la “primavera galilaica”. Racconta l’evangelista Luca: “In quel tempo Gesù percorreva le città e i villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio; c’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni” (Lc 8,1-2). Mc 16,9 preciserà, al termine del suo vangelo, che era stato Gesù a cacciare da Maria di Magdala i sette demoni, cioè a guarirla da qualche malattia molto grave che riguardava tutta la sua persona e gli aspetti più importanti della vita. Sette demoni, infatti, indica una “malattia” molto grave, che tocca il corpo, la mente, l’anima, la coscienza, le relazioni, le scelte di vita e i comportamenti: non a caso per la tradizione cristiana sono sette anche i vizi capitali. Nel Nuovo Testamento è senza dubbio la Maddalena, dopo la Vergine Maria, la figura femminile più importante.
Un sito di grande valore archeologico
Ogni pellegrino che oggi giunge a Magdala, a pochi chilometri da Cafarnao, da Tabga e da Tiberiade può fare l’esperienza straordinaria di camminare tra i resti di una città al cui molo Gesù e i suoi primi discepoli – si suppone – attraccarono la barca. A Magdala, probabilmente Gesù pregò e forse predicò in qualcuna delle sinagoghe, camminò lungo il magnifico cardo e sostò a conversare nel foro. Gli scavi, condotti dai frati archeologi dello Studium Biblicum Franciscanum (SBF) di Gerusalemme e da altre équipe, hanno riportato alla luce una città che, se non raggiungeva i 40.000 abitanti riportati da Flavio Giuseppe (Vita 126-129; 142; Bellum Iudaicum II,608-21,4), era comunque la più importante sulla sponda occidentale del lago prima della fondazione di Tiberiade, e la più ricca dal punto di vista commerciale, culturale e strategico (Flavio Giuseppe, Bellum Iudaicum II,21,4; III,10,1).
Un’importante città sulle rive del lago
La città di Magdala-Tarichea sorgeva sulla sponda nord-occidentale del lago di Tiberiade (Kinneret), in Galilea, a circa 210 metri sotto il livello del mare, a circa 6,6 km a nord di Tiberiade e a circa 10,3 km a sud di Cafarnao in una posizione strategica, lungo la Via Maris che collegava l’Egitto alla Siria, e le sue rovine coprono un’area di circa 6-10 ettari (cfr. S. De Luca – U. Leibner, “A monastery in Magdala (Taricheae)?”, in: Journal of Roman Archaeology 32, 2019, p. 390-414). Il nome semitico originale, Migdal o Magdala, significa “torre” in ebraico e in aramaico. Le fonti rabbiniche lo chiamano Migdal Nunayya, cioè “Torre del pesce” (ibidem).
A Magdala l’economia ruotava infatti principalmente sulla pesca e sulla lavorazione/salatura del pesce (da cui il nome greco Tarichea), sostenuta da un imponente complesso portuale con banchine, gru e una flotta di circa 230 imbarcazioni, e completata dal commercio di transito e da un’attività di tintura dei tessuti. Le officine per la lavorazione del pesce disponevano anche di bagni per la purificazione, per garantire prodotti legalmente puri. Gli scavi hanno documentato anche una stratificazione sociale, visibile nell’edilizia domestica: case signorili con cortili a colonnato e mosaici convivevano con abitazioni più modeste, come quella di una probabile famiglia di pescatori che integrava il reddito con un piccolo panificio. Le terme, i bagni pubblici, la palestra (segnalata perfino da una ricca insegna pubblicitaria realizzata a mosaico) e il quadriportico testimoniano infine l’acculturazione ellenistica dell’élite urbana (cfr. R. Bauckham – S. De Luca “Magdala As We Now Know It”, in: Early Christianity, vol. 6/2015, pp. 91–118).
Maria di Magdala
Come ricordato in apertura, il legame di Maria con Magdala è testimoniato da tutti i Vangeli, che la designano come “Maria la Maddalena” (Mt 27,56.61; 28,1; Mc 15,40.47; 16,1.9; Gv 19,25; 20,1.18), come “Maria chiamata la Maddalena” (Lc 8,2) o come “la Maddalena Maria” (Lc 24,10). Mentre l’interpretazione tradizionale vede in questo epiteto l’indicazione della sua città d’origine, alcuni studiosi suggeriscono che il termine possa avere un significato più profondo. Joan E. Taylor esamina l’origine del nome di Maria Maddalena e la sua associazione con la cittadina di Magdala sul Mare di Galilea. L’autrice ritiene che il nome “Maddalena” non deriverebbe da una provenienza geografica certa, sarebbe bensì un soprannome in lingua aramaica («la Donna-Torre»), analogo a quelli attribuiti da Gesù ai suoi più stretti discepoli, indicando al contempo la sua autorevolezza come discepola. (J.E. Taylor, “Missing Magdala and the Name of Mary ‘Magdalene’”, in: Palestine Exploration Quarterly, 166/3, 2014, pp. 205-223). Maria di Magdala, di fatto, era parte di quella cerchia di donne che seguivano Gesù e che lo avevano servito con i loro beni (Lc 8,3). È stata testimone della crocifissione e deposizione nella tomba (Mt 27,55-56.61), e del sepolcro vuoto (Mt 28,1-8). A lei, secondo il racconto di Giovanni, il Risorto è apparso per primo, affidandole il messaggio della risurrezione da annunciare agli apostoli (Gv 20,11-18). Commovente è il racconto di riconoscimento narrato nel Quarto Vangelo: “[Maria] si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!»” (Gv 20,14-16). Una schiera innumerevole di artisti ha raffigurato questo incontro e la suggestiva sequenza di Pasqua “Victimae paschali laudes” la canta con una delle melodie gregoriane più suggestive: “Dic nobis, Maria, quid vidisti in via? (Raccontaci Maria che hai visto lungo la via?)”.
Autorevoli archeologi francescani (Corbo, Loffreda) ritenevano comunque autentica l’identificazione con l’attuale sito di Magdala della città natale di colei che la Chiesa ha chiamato l’«Apostola degli Apostoli» e non va dimenticato che è nella natura dell’antropologia religiosa e della devozione popolare, cui appartiene anche l’esperienza del pellegrinaggio, di legare la memoria di nomi, persone ed eventi a luoghi concreti e di coltivare una “tradizione” che nella maggior parte dei casi rappresenta anche un solido legame con la storia.
La scoperta della sinagoga del I secolo
La sinagoga di Magdala, scoperta nel 2009 da Dina Avshalom-Gorni e Arfan Najjar, è una sinagoga della Galilea anteriore al 70 d.C. È composta da un ampio vestibolo, un’aula principale con un corridoio rialzato delimitato da banchi in pietra continui lungo le pareti, e una piccola stanza laterale probabilmente destinata a custodire i rotoli della Torah. Pareti e colonne erano decorate con affreschi vivacemente colorati, e nel corridoio sono stati rinvenuti resti di un mosaico pavimentale. Sono state ipotizzate tre fasi costruttive e si ritiene che la sinagoga sia stata probabilmente abbandonata e danneggiata intorno alla conquista romana del 67 d.C., forse nel contesto della Prima Rivolta giudaica. L’aula principale misura circa 120 mq e avrebbe potuto ospitare circa 120 persone. Il reperto più straordinario è la pietra scolpita rinvenuta al centro dell’aula, decorata su tutti i lati con motivi riferibili al Tempio di Gerusalemme, tra cui la celebre Menorah a sette bracci, la cui raffigurazione, risale a un’epoca in cui il Tempio era ancora in piedi (cfr. R. Bauckham – S. De Luca, op. cit., pp. 106-111).
Dalla città giudaica al villaggio arabo
Il declino di Magdala iniziò con la distruzione romana del 67 d.C. e proseguì dopo il terremoto del 363 d.C. (V.C. Corbo, “Scavi archeologici a Magdala (1971-1973)”, in: Liber Annuus 24, 1974, p. 5-37). La città si ridusse di dimensioni e di importanza, ma la memoria del suo legame con Maria Maddalena sopravvisse.
A partire dalla seconda metà del IV sec. d.C., infatti, Magdala divenne meta di pellegrinaggio cristiano legato al culto di Maria Maddalena, poi organizzato attorno a un monastero fortificato eretto nel settore meridionale della città, su un’area un tempo appartenente al porto, riutilizzando strutture preesistenti. I pellegrini, diretti al santuario che ne commemorava la nascita o la casa, entravano direttamente dall’approdo nelle mura del monastero. Chiesa e monastero, con ambienti di accoglienza, restarono in uso fino al primo periodo islamico; la basilica è ricordata dai viaggiatori crociati fino al 1294, quando Ricoldo da Montecroce la descrive ormai “trasformata in stalla”. Le strutture portuali bizantine, rilevate tra gli anni ’70 e ‘90 e oggi non più visibili, comprendevano un molo, un bacino chiuso e una strada lastricata verso l’ingresso del complesso monastico, confrontabile con l’analogo impianto di Kursi (cfr. S. De Luca – A. Lena, “The Harbor of the City of Magdala/Taricheae…”, in: S. Ladstätter, F. Pirson, T. Schmidts cur., Häfen und Hafenstädte im östlichen Mittelmeerraum von der Antike bis in byzantinische Zeit…, 2014, pp. 113-163).
Sul sito dell’antica Magdala sorgerà poi fino al 1948 il villaggio palestinese di al-Majdal (il cui nome arabo, come il greco Magdala, significa “torre”), i cui abitanti – come quelli di molti altri villaggi – furono scacciati dal recentemente costituito esercito israeliano durante la guerra arabo-israeliana (W. Khalidi edit., All That Remains…, 1992, pp. 529-530).
Gli scavi archeologici
La storia archeologica di Magdala inizia nel 1971, quando la Custodia di Terra Santa, che già possedeva un terreno nella zona dal 1889, affidò a P. Virgilio Corbo e a P. Stanislao Loffreda l’incarico di condurre scavi sistematici (cfr. S. Loffreda, “Alcune osservazioni sulla ceramica di Magdala”, in: Studia Hierosolymitana I, 1976, p. 338-354). In otto campagne, fino al 1977, i due francescani portarono alla luce il monastero bizantino, una strada lastricata (cardo), una piazza pubblica circondata da quattro portici (foro), una villa urbana con mosaici, una torre d’acqua e un edificio che a quel tempo interpretarono come una “mini sinagoga” (cfr. V.C. Corbo, “Piazza e villa urbana a Magdala”, in: Liber Annuus 28, 1978, p. 232-240). Il loro lavoro gettò le basi per la conoscenza archeologica della città.
Dopo una lunga pausa, nel 2007 lo SBF ha avviato il “Magdala Project”, sotto la direzione di P. Stefano De Luca, con l’obiettivo di approfondire le indagini nell’area di proprietà francescana (S. De Luca, “La città ellenistico-romana di Magdala/Taricheae”, in: Liber Annuus 59, 2009, p. 343-562). Gli scavi hanno portato alla luce un complesso termale, un sistema di canalizzazione delle acque e un ampio quartiere residenziale. Fu solo con le campagne del Magdala Project, dirette da De Luca e Lena a partire dal 2007, che vennero identificate e scavate anche le tre fasi del porto (asmonea, romana e bizantina), incluse le torri, le pietre di ormeggio e il bacino portuale (cfr. S. De Luca – A. Lena, op. cit., pp. 113-163).
A partire dal 2009, la costruzione del Magdala Center, un centro di spiritualità voluto dai Legionari di Cristo a nord della proprietà francescana, ha reso necessarie vaste indagini archeologiche condotte dall’Israel Antiquities Authority (IAA) in collaborazione con l’Università Anáhuac México Sur (cfr. M. Zapata-Meza – A.G. Diaz Barriga – R. Sanz-Rincón, “The Magdala Archaeological Project 2010–2012”, in: ‘Atiqot 90, 2018, p. 83-126). Queste indagini hanno portato alla luce, oltre alla sinagoga del I secolo, quattro aree residenziali, una rete stradale, le strutture di un mercato e le vasche per la salatura del pesce. I risultati degli scavi sono stati pubblicati in un’opera collettiva dall’archeologa Marcela Zapata-Meza (cfr. M. Zapata-Meza et al., Ancient Magdala: Archaeological Excavations 2010-2017: Volume I: Daily life, First interpretations, 2025). Nel 2021, ad opera dell’archeologa Dina Avshalom-Gorni, nella stessa area è stata scoperta una seconda sinagoga del periodo del Secondo Tempio (https://pr.haifa.ac.il/2022/01/remains-of-a-second-synagogue-from-the-second-temple-period-sheds-light-on-jewish-life-2000-years-ago/).
Il ritorno dei pellegrini
Ancora oggi i pellegrini che vengono a Magdala cercando un contatto con la città di Maria Maddalena, con i luoghi in cui il suo sguardo incontrò quello di Gesù, possono immaginare la scena lasciandosi guidare dal già citato racconto di P. Frédéric Manns, che immagina il momento della “guarigione” di Maria ad opera del Maestro, proprio sul molo di Magdala: “Gesù si mise in preghiera, poi ordinò ai demoni di lasciare questa donna. Sette demoni uscirono da lei. Un grido violento accompagnò la loro uscita. Sembrava rapido come un fulmine. Gesù le disse: «Donna, la tua vocazione, adesso che sei liberata, è di aprire il mondo all’era del cuore e della compassione. Per te si aprirà la porta del Regno di Dio quando avrai trovato la chiave»” (F. Manns, op. cit., pp. 150-151). E davvero sarà questa la missione di Maria, che si farà palese il mattino di Pasqua, quando dopo aver, per prima, incontrato il Risorto meriterà di diventare “l’Apostola degli Apostoli”.
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