SIGNIS 2026, a Kigali il futuro della comunicazione cattolica
Suor Angella Rwezaula, suor Ernestina Patrick Lasway, suor Michelle Njeri – Kigali
È Kigali, in Rwanda, a ospitare il Congresso mondiale di SIGNIS 2026, dedicato al tema "Comunicazione digitale per l'armonia culturale e il benessere ambientale". I lavori si sono aperti martedì 4 agosto con numerosi messaggi di saluto e vicinanza, tra cui quello di Papa Leone XIV, firmato dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, e letto dal nunzio apostolico in Rwanda, l'arcivescovo Arnaldo S. Catalan. Richiamando l'enciclica Magnifica humanitas, il Pontefice ha sottolineato che «la comunicazione online non è semplicemente trasmissione di informazioni, ma creazione di una cultura, poiché ha il potere di plasmare il modo in cui le persone percepiscono il mondo e, di conseguenza, influenza profondamente la coscienza collettiva».
Riconciliazione, unità nazionale e solidarietà
Nel suo intervento, il cardinale Antoine Kambanda, arcivescovo di Kigali e presidente della Conferenza episcopale del Rwanda, ha evidenziato, in riferimento al tema del Congresso, il ruolo dei media come strumento privilegiato di comunicazione e di evangelizzazione. Il porporato ha insistito sulla necessità di utilizzare i mezzi di comunicazione come strumenti di guarigione, riconciliazione, promozione dell'unità nazionale e della solidarietà. Richiamando la tragica esperienza del genocidio del 1994, Kambanda ha ricordato come un uso distorto dei media abbia contribuito ad alimentare il conflitto, invitando i partecipanti a riflettere, nel corso del Congresso, sulle sfide e sui danni che possono derivare da un impiego irresponsabile della comunicazione.
Un luogo di relazioni e solidarietà
Nel suo messaggio, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, ha sottolineato il valore dell'incontro personale anche nell'era digitale, osservando che «appuntamenti come questo, vissuti in presenza, ci ricordano qualcosa che il mondo digitale troppo spesso dimentica: la comunicazione nasce non dalla tecnologia, ma dalle persone». «SIGNIS – ha aggiunto – non dovrebbe essere una burocrazia ecclesiastica, ma una rete di persone, una rete di professionisti uniti dalla stessa fede. Deve essere un luogo in cui si costruiscono relazioni di fiducia, si condividono informazioni autentiche e si progettano iniziative capaci di generare il bene».
La comunicazione al servizio della solidarietà
La presidente mondiale di SIGNIS, Helen Osman, ha espresso apprezzamento per la collaborazione costante con il Dicastero per la Comunicazione e, richiamando lo spirito della sinodalità, ha ribadito la necessità di rafforzare una rete di comunicazione capace di promuovere solidarietà e unità tra i cristiani di fronte alle sfide globali.
I frutti di SIGNIS
Il presidente di SIGNIS Africa, padre Walter Ihejirika, ha evidenziato come la forza dell'organizzazione nel continente risieda nella capacità di riunire sacerdoti, religiose e laici in un autentico spirito di collaborazione, sottolineando che questa rete rappresenta uno dei principali fattori del suo sviluppo. Ha inoltre espresso gratitudine ai Dicasteri vaticani per i Laici, la Famiglia e la Vita, per la Comunicazione e per l'Evangelizzazione, così come al Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SECAM), ringraziandoli per il loro sostegno e definendo la presenza dei partecipanti al Congresso un segno concreto dello spirito sinodale del camminare insieme come Popolo di Dio. Nel suo intervento, padre Ihejirika ha infine auspicato una più stretta collaborazione tra le organizzazioni cattoliche dei media e gli uffici di comunicazione ecclesiali, affinché, lavorando insieme, possano dare vita a un sistema mediatico cattolico credibile e capace di servire efficacemente sia la Chiesa sia la società contemporanea. Il Congresso mondiale di SIGNIS 2026 proseguirà fino all'8 agosto e riunirà comunicatori cattolici provenienti da ogni parte del mondo per approfondire le nuove sfide della comunicazione, favorire lo scambio di esperienze, rafforzare le reti di collaborazione e promuovere una comunicazione sempre più capace di unire culture e regioni diverse.
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