Relatori del panel "Sinodalità: un modello per la convivenza pacifica e lo sviluppo sociale": suor Marie Kolbe Zamora, padre Victor Vijay Lobo. Relatori del panel "Sinodalità: un modello per la convivenza pacifica e lo sviluppo sociale": suor Marie Kolbe Zamora, padre Victor Vijay Lobo.  #SistersProject

SIGNIS 2026, i media come strumenti di comunicazione ed evangelizzazione

Essere discepoli prima che influencer, dare voce a chi non ha voce, affrontare le sfide antropologiche poste dall'intelligenza artificiale, tutelare i minori nell'ambiente digitale e promuovere la pace e la cura del creato. Sono stati questi alcuni dei temi centrali emersi nelle prime sessioni plenarie e nei panel del Congresso mondiale SIGNIS in corso a Kigali, in Ruanda.

Suor Angella Rwezaula, suor Ernestina Patrick Lasway, suor Michelle Njeri, suor Francine-Marie Cooper – Kigali

Sinodalità, intelligenza artificiale, cura del creato, tutela dei minori e giornalismo di pace. Sono stati questi i principali temi al centro della prima giornata del Congresso mondiale SIGNIS, apertosi ieri a Kigali, in Rwanda. Attraverso una serie di panel, i relatori hanno riflettuto sulle principali sfide della comunicazione cattolica contemporanea, sottolineando la responsabilità dei comunicatori nel promuovere la dignità umana e il bene comune.

Discepoli prima che influencer e la sfida dell'intelligenza artificiale

Ad aprire i lavori è stata la prima sessione plenaria, durante la quale l'arcivescovo Fortunatus Nwachukwu si è soffermato sul valore storico del fatto che, per la prima volta, il Congresso mondiale SIGNIS si svolga in Africa. Un evento che, ha osservato, testimonia la maturità della Chiesa africana e la necessità che la sua voce sia ascoltata a livello globale: «La Chiesa in Africa non deve più essere trattata come un bambino nella culla», ha detto. L'arcivescovo ha quindi invitato i comunicatori cattolici a mettere al primo posto la propria identità di discepoli, anziché inseguire visibilità, consenso o popolarità sui social media. «I comunicatori cattolici devono dare priorità alla loro identità di discepoli piuttosto che alla ricerca di metriche online, attenzione o influenza sui social media». Ha inoltre ricordato che l'armonia tra le culture non significa appiattire le differenze in una monocultura algoritmica, bensì valorizzare la ricchezza delle diversità volute da Dio. Richiamando il passo di Proverbi 31,8, ha ribadito il mandato profetico dei giornalisti cattolici a dare voce agli emarginati, agli indigenti e alle vittime di abusi, spesso ignorati dagli algoritmi commerciali.


Il focus si è poi spostato sull'intelligenza artificiale con l'intervento della direttrice teologico-pastorale del Dicastero per la Comunicazione, Nataša Govekar, che ha invece richiamato il Messaggio del Santo Padre per la 60ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali e l'enciclica Magnifica humanitas. Soffermandosi sull'impatto dell'intelligenza artificiale, ha affermato che «la sfida fondamentale dell'IA non è tecnologica, ma antropologica». Ha inoltre osservato che i grandi modelli linguistici stanno influenzando sempre più il linguaggio umano e il modo spontaneo di esprimersi, con il rischio di favorire una passività cognitiva. Per questo ha invitato a riscoprire momenti di «digiuno dagli schermi», ricordando che la vera formazione della persona richiede tempo, impegno e relazioni autentiche. Govekar ha anche auspicato che le piattaforme digitali siano progettate come spazi pubblici capaci di favorire fiducia e relazioni, anziché isolamento e dipendenza da contenuti generati dagli algoritmi. «Quando l'efficienza diventa il criterio supremo di valore – ha osservato – gli esseri umani rischiano di considerarsi un progetto da ottimizzare anziché persone chiamate alla relazione e alla comunione». E ha concluso: «Nessun sistema computazionale, per quanto sofisticato, può creare un cuore capace di donarsi o una coscienza in grado di discernere il bene dal male».

Comunicazione sinodale e cura del creato

La riflessione è quindi proseguita con il panel dedicato alla sinodalità, dal titolo "Un modello per la convivenza pacifica e lo sviluppo sociale». Intervenendo sulla comunicazione sinodale, suor Marie-Kolbe Zamora, OSF, ha affermato che una comunicazione autenticamente sinodale non consiste semplicemente nel trasmettere contenuti perfetti, ma richiede anzitutto un comunicatore sinodale. «I comunicatori sinodali sono persone che hanno sperimentato personalmente la redenzione in Cristo, la vivono concretamente e costruiscono la propria comunicazione in dialogo diretto con Dio, piuttosto che affidarsi esclusivamente a strategie comunicative», ha spiegato.

Relatori del panel "Comunicazione ambientale e cura del creato" (da sinistra a destra): Leticia Florêncio, Ashley Kitisya, suor Juunza C. Mwangani.
Relatori del panel "Comunicazione ambientale e cura del creato" (da sinistra a destra): Leticia Florêncio, Ashley Kitisya, suor Juunza C. Mwangani.

Ampio spazio è stato inoltre riservato anche alla cura del creato. Suor Juunza C. Mwangani, responsabile del progetto Emerging Farmers Initiative in Zambia, ha invece presentato l'agricoltura come strumento di conversione ecologica. «Trasformiamo i rifiuti in risorse utili e promuoviamo un'agricoltura integrata e resiliente ai cambiamenti climatici. La nostra rete accompagna anche giovani e donne. Credo che alle donne debba essere data la possibilità di raccontare la propria storia», ha affermato. Tomas Insua, presidente del Centro Laudato si' di Assisi, ha sottolineato che la Giornata mondiale di preghiera per la Cura del Creato e il Tempo del Creato rappresentano un'importante opportunità per i comunicatori cattolici di dare maggiore spazio ai temi ambientali. Ha inoltre osservato che il messaggio annuale del Papa per la Giornata del Creato merita una più ampia diffusione, citando la Chiesa nelle Filippine come esempio di integrazione di queste iniziative nella programmazione pastorale. Richiamando il tema giubilare della speranza, Leticia Florencio, responsabile della comunicazione per l'America Latina del Movimento Laudato si', ha ricordato che «la speranza deve tradursi in azione», attraverso una comunicazione coraggiosa, responsabile e trasparente. Ha aggiunto che «una comunicazione creativa riconosce le persone come protagoniste della trasformazione sociale e considera la cura della casa comune come un modo concreto di vivere il Vangelo».

Proteggere i minori e promuovere la pace

La tutela dei minori nell'ambiente digitale è stata al centro di un altro panel, al quale hanno preso parte suor Patience Shinondo, RSC, suor Babitha Abraham Valiaparambil, FMM, il professor Jean-Paul Niyigena e padre Lawrence Adu-Gyamfi, ha evidenziato l'urgenza di proteggere bambini e giovani nello spazio digitale, sottolineando come lo sfruttamento online e il grooming rappresentino spesso una porta d'accesso alla tratta di esseri umani. I relatori hanno chiesto una maggiore alfabetizzazione digitale, tecnologie progettate per essere sicure per i minori e una più forte assunzione di responsabilità da parte delle aziende tecnologiche, ribadendo il ruolo condiviso di famiglie, educatori, governi e comunità ecclesiali.

Relatori del panel "Comunicazione digitale per l'equità, la parità di genere e l'empowerment": suor Uwamariya Immaculée, padre Fabrizio Colombo, dott. John Makokha, suor Annmarie Sanders, padre Chijioke Azuawusiefe.
Relatori del panel "Comunicazione digitale per l'equità, la parità di genere e l'empowerment": suor Uwamariya Immaculée, padre Fabrizio Colombo, dott. John Makokha, suor Annmarie Sanders, padre Chijioke Azuawusiefe.

Sempre sul fronte delle sfide digitali, John Makokha, di CORAT Africa, ha messo in guardia dalla rapida crescita della sextortion digitale, definendola una delle forme di violenza sessuale facilitata dalla tecnologia in più rapida espansione tra bambini e giovani. Pur riconoscendo le opportunità offerte dalle tecnologie digitali nei campi dell'istruzione, della comunicazione e della partecipazione sociale, ha sottolineato la necessità di norme e linee guida più efficaci per proteggere i minori nel cyberspazio. A chiudere la riflessione è stato il tema del giornalismo di pace, sul quale Josephat Mohanzi ha richiamato la tradizione della Tanzania come «isola di pace» e la visione di Julius Kambarage Nyerere, che immaginava di accendere una torcia sulla cima del Kilimangiaro per diffondere speranza in tutto il continente. Secondo Mohanzi, i media cattolici sono chiamati non soltanto a raccontare i conflitti, ma a costruire e rafforzare la pace, dando voce alle comunità e valorizzando le esperienze positive, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche che molti mezzi di comunicazione cattolici continuano ad affrontare.

Relatori del panel "Proteggere bambini e giovani nello spazio digitale": suor Patience Shinondo, prof. Jean-Paul Niyigena, suor Babitha Abraham Valiaparambil, padre Lawrence Adu-Gyamfi.
Relatori del panel "Proteggere bambini e giovani nello spazio digitale": suor Patience Shinondo, prof. Jean-Paul Niyigena, suor Babitha Abraham Valiaparambil, padre Lawrence Adu-Gyamfi.

La dignità umana al centro

Nel loro insieme, gli interventi della giornata hanno ribadito la necessità di salvaguardare la dignità della persona anche nell'epoca del progresso tecnologico. I bambini, in quanto soggetti più vulnerabili, richiedono una protezione particolare, mentre ai comunicatori cattolici è affidato il compito di promuovere speranza, pace, cura del creato e autentico sviluppo umano. I lavori si sono conclusi con un dialogo tra relatori e partecipanti, proseguendo il confronto che caratterizza il Congresso mondiale SIGNIS, in programma a Kigali fino all'8 agosto.


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05 agosto 2026, 13:00