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Sisma Campi Flegrei, pesanti disagi dopo lo stop al porto di Pozzuoli Sisma Campi Flegrei, pesanti disagi dopo lo stop al porto di Pozzuoli  (ANSA)

Campi Flegrei, dopo il terremoto la Chiesa scende in strada con i fedeli

"Il mio appello è che bisogna rispondere subito alle esigenze di quanti hanno perso la casa", dichiara il vescovo di Pozzuoli e Ischia, monsignor Villano. La Caritas diocesana è in continuo dialogo con le istituzioni civili preposte, pronta a portare il proprio contributo. La testimonianza della chiesa di Santa Maria della Consolazione e gli sforzi della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù ai Gerolomini

di Rosa Carillo Ambrosio

Il forte terremoto di magnitudo 4.7, registrato ai Campi Flegrei il 31 luglio, ha inferto un duro colpo a Pozzuoli, causando gravi danni non solo alle abitazioni ma anche al patrimonio storico-religioso. La scossa delle 19:46, seguita da un intenso sciame sismico, ha costretto centinaia di famiglie a lasciare le proprie case. La terra che continua a muoversi a causa del bradisismo mette a dura prova la resistenza degli edifici civili e dei luoghi simbolo della comunità puteolana. Moltissime famiglie hanno perso la propria casa e vivono l’angoscia di non sapere quando (e se) i loro palazzi, sventrati o gravemente lesionati, torneranno agibili. Coloro che non hanno l’abitazione lesionata descrivono comunque un forte senso di impotenza e sfinimento causato dallo sciame sismico continuo. Molti preferiscono dormire in auto o nelle tende per la paura di nuovi crolli dei costoni.

La Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Pozzuoli
La Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Pozzuoli

Le chiese ferite dal sisma

La diocesi di Pozzuoli vive questo dramma all’unisono con i fedeli e la popolazione tutta. Circa una decina di parrocchie del centro della cittadina puteolana sono state chiuse; molte di esse sono fortemente lesionate. Il vescovo di Pozzuoli e di Ischia, monsignor Carlo Villano, è in costante contatto con i parroci e con le comunità colpite. La chiesa di Santa Maria della Consolazione, un edificio già provato dalle continue sollecitazioni del suolo che avevano reso necessari interventi di prevenzione sismica, ha subìto ulteriori aggravamenti strutturali nelle sue parti murarie e negli spazi interni. Le celebrazioni liturgiche, dopo l'evento sismico del 2024, si erano spostate nella vicina chiesa di San Raffaele Arcangelo. Dopo il sisma del 31 luglio, i primi sopralluoghi tecnici hanno documentato lesioni e distacchi anche all'interno di questa struttura, compromettendo uno dei luoghi più significativi della devozione e della storia locale. "È una chiesa molto bella, un vero gioiellino barocco. Ora stiamo celebrando nella piazzetta antistante, all’aperto sotto un albero", dichiara padre José Manoel Rosa, parroco di Santa Maria della Consolazione, di origini brasiliane.

La Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Pozzuoli
La Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Pozzuoli

Situazione analoga per la chiesa del Sacro Cuore di Gesù ai Gerolomini. L'edificio sacro, situato in una traversa sul lungomare di Pozzuoli e risalente agli anni Trenta del Novecento, sorge in una delle aree più colpite dall'evento sismico e dal bradisismo. Il pericolo maggiore per l'intera area parrocchiale è arrivato dal vicino monte Olibano, dove la forte scossa ha causato il crollo di una parete rocciosa. Grossi macigni si sono staccati dal costone tufaceo franando sulla strada e distruggendo le vetture in sosta nei parcheggi condominiali adiacenti. A causa dei continui crolli della montagna e dei detriti in carreggiata, l'intera zona circostante la parrocchia è stata temporaneamente isolata e interdetta al passaggio. "La popolazione di Pozzuoli e in particolare del Rione Gerolomini sta affrontando un profondo disagio sia materiale che psicologico", afferma il parroco don Mario Russo. "Purtroppo, non ho potuto celebrare la santa messa domenicale neanche all’aperto. Ho vissuto l’eucaristia del Signore portando conforto ai miei parrocchiani. Ma non è semplice. La situazione è drammatica. Non ci sono certezze sulla risoluzione delle agibilità delle unità abitative. Ci sentiamo abbandonati, ho paura che tra poco neppure i media si ricorderanno di noi". La chiusura forzata del Sacro Cuore di Gesù e di altre basiliche storiche ha privato gli abitanti non solo di una chiesa, ma del principale centro di aggregazione sociale e di supporto spirituale del quartiere. Anche la Caritas diocesana è in continuo dialogo con le istituzioni civili preposte, pronta a portare il proprio contributo.

Una Chiesa accanto alla popolazione

"Cerco di essere vicino ai parrocchiani, li raggiungo, hanno il mio numero di telefono, seguo i casi più difficili. Dal pomeriggio quest’area diventa una città fantasma. Si svuota, non passano macchine. Gli abitanti si spostano altrove da amici e parenti per dormire al sicuro", continua padre José Manoel Rosa. "La sera il lungomare si trasforma in un dormitorio. Intere famiglie dormono in macchina vicino al mare con precarie necessità igieniche. Gli enti preposti mandano i comunicati, ci dicono di mantenere la calma, che la macchina organizzativa è in moto, ma per ora non si vede nulla di concreto", aggiunge don Mario Russo. Il vescovo, monsignor Villano, richiama l'attenzione sulla dignità della persona e dichiara: "Il mio appello è che bisogna rispondere subito alle esigenze di quanti hanno perso la casa". La paura non si affievolisce, e la Chiesa diocesana di Pozzuoli si è trasformata in una ecclesia senza mura: di strada, per la strada, ma presente. Significativamente presente.

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04 agosto 2026, 11:30