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Le conseguenze del terremoto in Venezuela del 24 giugno 2026 Le conseguenze del terremoto in Venezuela del 24 giugno 2026

Venezuela, don Pagniello: “Nel dolore, una Chiesa che non si arrende”

La Caritas Italiana sarà impegnata nel Paese sudamericano fino all’11 agosto per portare aiuto concreto alla popolazione colpita dal terremoto del giugno scorso. Da La Guaira, il direttore dell’organismo pastorale della Cei racconta una realtà segnata dalla devastazione, ma anche da una straordinaria rete di solidarietà: “Siamo qui per ascoltare, condividere e costruire insieme percorsi di speranza”

Gianmarco Murroni – Città del Vaticano

Guardare oltre l'emergenza e incontrare i volti della speranza. Tra comunità che resistono, reti di solidarietà che non si spezzano e una Chiesa che continua a farsi prossima. La visita di Caritas Italiana in Venezuela, fin dalle prime ore, racconta un Paese ben diverso da quello descritto solo attraverso la crisi. “Il primo obiettivo rimane sempre quello di incontrare una Chiesa sorella ferita, una comunità che ha bisogno di ritrovare speranza e che non può essere lasciata sola”. È da questa convinzione che prende avvio la missione in Venezuela di don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, che dal 4 fino all’11 agosto sarà impegnata nel Paese sudamericano per portare aiuto concreto alla popolazione colpita dal terremoto del giugno scorso. Una presenza che nasce anzitutto dall'ascolto e dalla vicinanza, per testimoniare la solidarietà della Chiesa italiana a un territorio che attende di ripartire.

Scene apocalittiche

Le prime immagini incontrate sul terreno restituiscono il volto di una devastazione profonda. “Alcune scene viste mi fanno pensare veramente a un'apocalisse”, racconta don Pagniello. Ma, accanto al dolore per le vittime e alla ricerca ancora in corso dei dispersi, emerge anche una speranza concreta: quella di una comunità cristiana che ha aperto le porte delle proprie strutture trasformandole in centri di accoglienza e distribuzione di aiuti. Parrocchie, volontari e fedeli sono impegnati ogni giorno nel garantire pasti, medicinali, indumenti e beni di prima necessità, senza trascurare l'assistenza spirituale a chi ha perso familiari e amici. Una “carità organizzata”, la definisce don Pagniello richiamando l'espressione di don Tonino Bello, che diventa segno tangibile di prossimità.

Ascolta l'intervista a don Marco Pagniello

I bisogni più urgenti

L'emergenza resta innanzitutto materiale: assistenza sanitaria, distribuzione di farmaci, cibo e un alloggio per chi ha perso la casa. In una delle parrocchie visitate, riferisce il direttore di Caritas Italiana, sono già state sostenute migliaia di famiglie e ogni giorno vengono preparati centinaia di pasti, con particolare attenzione ai bambini e ai più vulnerabili. Ma la ricostruzione non potrà limitarsi agli aspetti materiali. Sarà “necessario accompagnare le persone anche sul piano psicologico e spirituale, dopo lutti che hanno colpito intere famiglie e perfino operatori pastorali. Accanto a questo, sarà fondamentale promuovere percorsi di inclusione lavorativa e aiutare le famiglie a ritrovare una casa e una prospettiva di futuro”.

Terremoto in Venezuela
Terremoto in Venezuela

Una Chiesa radicata tra la gente

Durante la missione, la delegazione visiterà le diocesi maggiormente colpite, incontrando vescovi, sacerdoti, religiosi e comunità parrocchiali. L'obiettivo, spiega don Pagniello, è comprendere quali siano le necessità più urgenti e individuare, insieme alla rete internazionale Caritas, il contributo che la Chiesa italiana potrà offrire. La forza della risposta ecclesiale risiede nella presenza capillare della Chiesa sul territorio, soprattutto accanto ai più poveri. “Il rischio più grande è che restino indietro quelli dell'ultima fila”, osserva il direttore di Caritas Italiana, ribadendo che proprio loro continueranno a essere la priorità dell'impegno ecclesiale.

Terremoto in Venezuela
Terremoto in Venezuela

Dal dolore nasce la speranza

Nonostante la gravità della situazione, don Pagniello vede già affiorare segni di speranza. Migliaia di volontari si sono mobilitati fin dalle prime ore dell'emergenza e la solidarietà, anche all'interno dello stesso Venezuela, rappresenta una risorsa preziosa per affrontare la ricostruzione. “Da una parte c'è tanto dolore, dall'altra si vedono quei segni di speranza che devono aiutarci a non perderci d'animo”, afferma. È proprio in questo contesto che la Chiesa è chiamata a testimoniare fraternità e vicinanza. “La gente cerca il Signore”, conclude don Pagniello. Una ricerca che interpella la comunità ecclesiale a “continuare a essere presenza concreta accanto a chi soffre, accompagnando il Paese nel lungo cammino della rinascita”.

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05 agosto 2026, 13:27