Ucraina, tregua finita: raid russi su diverse regioni
Roberta Barbi – Città del Vaticano
Dopo la fine della tregua stabilita, che secondo i russi era limitata a Kyiv e agli obiettivi energetici, questa notte sono tornate a suonare le sirene d’allarme in tutta l’Ucraina: da Dnipro a Kherson fino a Sumy e Zaporizhzhia. In tutte queste località i russi hanno moltiplicato gli attacchi con droni e missili balistici che hanno causato diversi feriti. Torna drammatica la situazione soprattutto nella capitale ucraina, dove circa 1.200 condomini sono rimasti senza corrente e senza riscaldamento con temperature proibitive, secondo il sindaco di Kyiv.
La speranza ad Abu Dhabi
Domani è previsto un nuovo round di colloqui ad Abu Dhabi, dopo il primo conclusosi il 24 gennaio il cui andamento era stato definito all’unanimità “costruttivo”. Vi parteciperà anche l’inviato speciale americano, Steve Witkoff – la cui presenza inizialmente era stata negata – che oggi è atteso in Israele per un incontro con il primo ministro, Benjamin Netanyahu; sabato scorso l’inviato russo, Kirill Dmitriev, aveva incontrato, invece, a Miami la delegazione statunitense. Nella nuova tornata di negoziati non è chiaro se bilaterali o trilaterali, si lavorerà su un potenziale cessate il fuoco e sul controllo del Donbass, tematiche su cui le parti restano distanti. Il presidente Usa Trump, infine, dalla Casa Bianca ha parlato di “progressi” tra i due contendenti e ha annunciato che presto si potrebbero avere “buone notizie”.
Le posizioni delle parti
Alla vigilia della riapertura delle trattative, il presidente ucraino Zelensky ha incassato nuovamente il sostegno incondizionato dell’Unione Europea, attraverso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen la quale ha promesso a breve il via libera al 20.mo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Da parte sua, il Cremlino si prepara ai lavori ribadendo di cercare una pace “stabile e garantita a lungo termine” e non a misure temporanee da adottare solo per far cessare le ostilità.
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