"Franco Battiato. Un'altra vita", la mostra oltre il tempo e lo spazio a Roma
Martina Accettola - Città del Vaticano
"Eterna è tutta l'arte dei musei, carine le piramidi d'Egitto. Un po' naif i lama tibetani, lucidi e geniali i giornalisti", così cantava Franco Battiato in Magic Shop (1979). La canzone, seguendo il leitmotiv dell'album L'era del cinghiale bianco, critica apertamente gli esempi di falsa sacralità - nella cultura evangelica i "mercanti del tempio" - ed esalta invece ciò che è veramente sacro. Si sviluppa così una dialettica costante tra l'arte autentica, capace di trascendere il tempo ed elevare lo spirito, e l'arte immobile e mercenaria. Oggi, a essere celebrata in un museo, è la poliedricità dello stesso artista italiano: fino al 26 aprile, nello spazio Extra Maxxi di Roma, è aperta la mostra Franco Battiato. Un'altra vita. L'evento, curato da Giorgio Calcara insieme a Grazia Cristina Battiato, nipote del musicista, rende omaggio alla vita e all'opera del genio siciliano a cinque anni dalla sua scomparsa. Coprodotta dal Ministero della Cultura e dal Maxxi, la rassegna è organizzata da C.O.R. (Creare, Organizzare, Realizzare) di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.
Il viaggio iniziatico di Battiato
Un'altra vita. Ne servirebbero molte di più per raccontare e ripercorrere ogni sfaccettatura del talento di Franco Battiato. Un'unione di stili, di arti e di tradizioni; ma, come diceva il cantante stesso: "Non occorre solo scegliere tra tradizioni differenti, ma riuscire a farle con-vivere assieme e anche a farle reagire". Tra ricordi e materiali inediti, la rassegna propone proprio questa sintesi artistica. Giorgio Calcara, curatore dell'esposizione, spiega ai media vaticani: "Battiato ci ha dimostrato come, in mezzo secolo di grande attività artistica, umana, filosofica e di sperimentazione del corpo e dello spirito, sia riuscito a unire tante forme d'arte attraverso la continua ricerca della bellezza di sé. Questa mostra vuole essere, nella raccolta di un unico nucleo, un viaggio nella sua vita e nella sua arte". Perché, alla fine di tutto, per Battiato l'arte era questo: uno strumento di elevazione, di cui la musica è solo uno dei molti mezzi. Cinema, pittura e musica diventano tre vie di un unico cammino iniziatico, che conduce al risveglio dell'uomo.
Il percorso espositivo
Sperimentatore curioso, uomo colto e interprete sensibile del proprio tempo, Franco Battiato concepiva l'arte non come un semplice collage, ma come un continuo processo di trasformazione. La rassegna racconta il suo percorso attraverso sette tappe. Dalla Sicilia a Milano negli anni Sessanta, dagli esordi al debutto come cantautore; negli anni Settanta, nella fase "Sperimentare", Battiato si dedica alla musica elettronica e d'avanguardia con gli album Fetus, Pollution e Sulle corde di Aries. Negli anni Ottanta, con il successo popolare, opere come L'era del cinghiale bianco e La voce del padrone fondono cultura alta, spiritualità ed elettronica, diventando icone della musica italiana. La tappa "Mistica" racconta invece il suo interesse per Oriente e Occidente, filosofia e spiritualità, tra dipinti, immagini e la musica dello storico concerto sul palco del Teatro Nazionale di Baghdad nel 1992 (a sostegno della popolazione irachena isolata dal resto del mondo). Si arriva poi a "L'uomo", in cui emerge il ritorno alle origini siciliane, tra meditazione, pittura e composizione. La fase "Il Maestro" celebra la sua figura di guida culturale e morale, fino all'esperienza cinematografica, nell'ultima tappa chiamata "Dal suono all’immagine". Un percorso cronologico, che non va necessariamente seguito in ordine: ogni sezione è un'esperienza a sé, un invito a esplorare il mondo interiore e artistico del compositore.
Il centro di gravità permanente della mostra
Tra copertine di album, poster storici, libri, fotografie e i personali colbacchi di astrakan, si giunge e ci si sofferma in uno spazio ottagonale, eco dell'ottava musicale, dove un sistema di ascolto Dolby Atmos - il più avanzato sistema surround per la fruizione del suono, in grado di creare un ambiente tridimensionale - avvolge il visitatore a 360°, offrendo un'esperienza sonora immersiva. È il cuore pulsante, il "centro di gravità permanente" dell'esposizione: qui il pubblico viene accolto da cinque grandi successi degli anni Ottanta, accompagnati dai rispettivi videoclip, riprodotti attraverso dodici monitor audio. Ne nasce un'esperienza totale, artistica, sonora e visiva, pensata per restituire la poliedricità di Franco Battiato e per lasciare spazio tanto allo stupore quanto al gioco: ai bambini che imitano i suoi passi meccanici e a chi, a ritmo di Voglio vederti danzare, si abbandona all'improvvisazione di "vecchi valzer viennesi".
La scommessa con le arti figurative
Accanto all'universo musicale, si osserva anche la produzione pittorica originale dell'artista. Come ricorda Giorgio Calcara: "Io sono un compositore, diceva Battiato, e non importa qual è il mezzo, ma io devo raccontare qualcosa e lo faccio con una mia creazione, una mia composizione". Attorno alla fine degli anni Ottanta, infatti, l'artista siciliano si autoimpone di diventare un pittore. Da solo e poi seguito anche da alcuni maestri, inizia la sua avventura figurativa. Nascono così dipinti provenienti da un personale immaginario sacro, sospeso tra Oriente e Occidente, popolato da figure senza tempo, colte in atteggiamenti meditativi e segnate da una profonda ricerca spirituale. A questa prima fase si affiancano, in età più matura, immagini maggiormente legate al reale, come i ritratti di persone esistenti. Nessuna firma a proprio nome, ma lo pseudonimo Süphan Barzani: un nome che rimanda a una geografia e a un immaginario spirituale mediorientale, che rimanda a una dimensione trascendentale dell’essere. La stessa linea di ricerca attraversa il suo cinema: da Perdutoamor a Musikanten, opere rispettivamente autobiografica e biografica, in cui la narrazione lineare lascia spazio a un linguaggio statico e contemplativo, alla ricerca di una bellezza impersonale e di una tensione verso l'assoluto.
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