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Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti

Gaudí, un ritratto corale

Nel libro "Il mio Gaudí", l'architetta e storica dell'arte Chiara Curti raccoglie le testimonianze dirette e i documenti d’archivio delle persone che hanno conosciuto personalmente l'autore della Sagrada Familia,. Riconosciuto venerabile lo scorso anno, Gaudì sarà quest'anno al centro di speciali manifestazioni commemorative in vista dei cento anni dalla morte, il prossimo 10 giugno

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Una polifonia di voci racconta la figura di Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano. Nel libro Il mio Gaudí dell’architetta e storica dell’arte Chiara Curti, edito da Triangle Books, la biografia del padre della Sagrada Familia è affidata alla penna di chi lo ha conosciuto in vita e ne ha lasciato un ricordo scritto. Ne emerge un uomo di relazioni, sempre attento al prossimo.

Il nunzio apostolico Francesco Ragonesi insieme ad Antoni Gaudí mentre visitano la Sagrada Familia nel 1915.
Il nunzio apostolico Francesco Ragonesi insieme ad Antoni Gaudí mentre visitano la Sagrada Familia nel 1915.

La leggenda dell’uomo schivo

«Appena Gaudí è morto, le persone che avevano avuto contatto con lui si sono preoccupate di dire la verità su chi effettivamente fosse stato. Lo fecero attraverso la radio e la stampa. L’architetto – racconta l’autrice del libro – negli ultimi anni aveva acquisito la fama di uomo solitario, scontroso e schivo: una fama totalmente falsa, che però si era alimentata quando decise di rinunciare ai riconoscimenti ufficiali per dedicarsi interamente alla Sagrada Familia. Era un’opera in periferia, da realizzarsi esclusivamente con le elemosine».

"Sanctus, Sanctus,  Sanctus". Facciata  della Natività,  Sagrada Familia
"Sanctus, Sanctus, Sanctus". Facciata della Natività, Sagrada Familia

Le voci di chi lo ha conosciuto

Chi lo conobbe si preoccupò dunque di lasciarne un ricordo veritiero. Chiara Curti definisce le testimonianze emerse dagli archivi «un canto d’amore che non poteva rimanere chiuso in un cassetto». «Quando mi è stato chiesto di scrivere una biografia su Gaudí, ho pensato di farmi da parte, dando voce alle persone che lo avevano veramente conosciuto».

Ascolta l'intervista a Chiara Curti

L’amico di Gaudì come vicino di casa

«Nel Duemila sono andata a vivere a Barcellona e mi hanno contattata per accompagnare nelle visite ufficiali Jordi Bonet, allora architetto direttore della Sagrada Familia ,figlio di un discepolo di Gaudí. Ho potuto così assorbire le migliori spiegazioni possibili su quel cantiere e conoscere Gaudí non solo come architetto, ma come persona».

Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti
Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti

Provvidenziale, Chiara Curti definisce l’incontro con Josep Maria Garrut, uno dei grandi amici di Gaudí: «Era un signore anziano, ma lo aveva conosciuto da bambino. Quando arrivai a Barcellona, lui era il mio vicino di casa! Chi lo avrebbe mai detto? Parlandomi di Gaudí, non si riferiva solo a lui, ma sempre al suo rapporto con qualcun altro».

Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti
Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti

Un canto corale

La rete di relazioni attorno a questo grande artista, riconosciuto venerabile poco meno di un anno fa e di cui a giugno ricorreranno i 100 anni dalla morte, emerge costantemente nei ricordi degli amici. «Chi lo ha conosciuto racconta che aveva un’avversione per la scrittura, mentre amava il canto corale. Questo libro è un canto corale, in cui ognuno parla di un aspetto concreto e di un momento particolare della vita di Gaudí».

Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti
Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti

Emerge una grande capacità di tessere relazioni anche con interlocutori dalle posizioni e visioni lontane. È il caso del filosofo Miguel de Unamuno. Quello che poteva avere le premesse di risolversi in un conflitto dialettico o ideologico, divenne invece un gioco: conclusero l’incontro costruendo piccole figure di carta.

Gli ultimi come modelli

Di provenienza umile, figlio di calderai, Gaudì ebbe sempre uno sguardo privilegiato verso la gente semplice. «Scelse come modelli le persone del quartiere, gli ultimi, nella convinzione che tutti siamo figli di Dio». A proposito del cammino verso la santità di Gaudí, Chiara Curti non ha dubbi: «La Chiesa ha i suoi tempi, ma credo che la sua testimonianza sia oggi particolarmente importante, così come la convinzione che ogni persona possa essere collaboratrice del Creatore».

Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti
Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti

Testimone del Vangelo

Ebbe una grande coerenza di vita in un periodo in cui si andava affermando una crescente secolarizzazione che voleva ridurre la fede a un fatto privato. Gaudí fu persino arrestato per il solo fatto di aver ricevuto l’Eucaristia in pubblico.


Solo in un’ottica di fede può essere compreso il cantiere della Sagrada Familia. Non si preoccupò mai della lentezza dei lavori, né si scoraggiò quando scarseggiavano le elemosine. Con serenità era consapevole che non avrebbe completato l’opera: «Il mio committente non ha fretta», diceva. Aveva chiaro che la Sagrada Familia non fosse una sua opera»: capì di essere un collaboratore di un disegno più grande. «La lentezza delle elemosine non lo spaventava, perché si affidava alla Provvidenza e la logica di Dio non è la logica del mondo». Questo costruirsi nel tempo, fino ai nostri giorni, permette a ogni persona che partecipa ai lavori di entrare nella storia della salvezza. 

 Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti
Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti

La scuola nel cantiere

La fede è la chiave interpretativa anche dell'attenzione data da Gaudì ai suoi collaboratori. Nel cantiere fece costruire una scuola per i figli degli operai. «Pagava i giorni di pioggia, così come quelli di sciopero. Non licenziava gli anziani, anzi affidò loro il compito di portare l’acqua ai lavoratori. Così l’anziano, che avrebbe potuto essere deriso, diventava invece l’incontro più desiderato».

Il funerale in mezzo alla città

Corale fu anche l’ultimo saluto che gli tributò Barcellona. «Il suo è ricordato come uno dei funerali più partecipati della città. Se fosse stato davvero un uomo schivo, non ci sarebbe stata tanta gente, con fiori e canti lungo i tre chilometri di corteo fino alla Sagrada Familia. La polizia – conclude Chiara Curti – aveva pensato di far svolgere la processione lontano dall’abitato, ma la gente chiese che il feretro passasse in mezzo alle case, affinché tutti potessero salutarlo». Una presenza fino alla fine, dove pulsava la vita.

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Il libro "Il mio Gaudì" di Chiara Curti
10 febbraio 2026, 12:12