Gaza, riaperto il valico di Rafah ma solo per i residenti
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Il valico di Rafah, che collega la Striscia di Gaza con l’Egitto, è stato riaperto stamattina all’ingresso e all’uscita dei residenti: lo ha fatto sapere un funzionario della sicurezza israeliano, ripreso dall’agenzia Afp.
Decine di migliaia di palestinesi in attesa di cure mediche
Circa 20.000 bambini e adulti che necessitano di cure mediche sperano ora di poter lasciare la Striscia attraverso il valico, secondo i responsabili sanitari di Gaza. Migliaia di altri palestinesi fuori dal territorio sperano invece di entrare e tornare a casa, sempre che non sia stata distrutta. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, tuttavia ha chiarito che sarà consentita l’uscita di 50 pazienti al giorno, e lo stesso numero di persone sarebbe previsto in ingresso, riferisce Al Qahera News. Tel Aviv ha poi dichiarato che spetterà alle autorità del Cairo controllare i flussi, sotto la supervisione di agenti della polizia di frontiera dell’Unione europea e di una piccola presenza palestinese.
Ancora raid dell'Idf nella Striscia
All’interno del territorio della Striscia, però, le armi non hanno mai smesso di sparare, anche nelle ultime ore. Un bambino di tre anni è stato infatti ucciso dalle truppe israeliane nella zona di al-Mawasi, nel sud, vicino alla città di Khan Yunis. L’attacco sarebbe avvenuto al di fuori delle aree di dispiegamento dell’Idf, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da fonti del Nasser Medical Complex. Al-Mawasi ospita un vasto campo profughi con decine di migliaia di persone in condizioni di miseria. Nonostante i continui attacchi, prosegue la testata araba, Israele ha descritto l’area come una "zona di sicurezza umanitaria". Dall’entrata in vigore del cessate-il-fuoco, a metà ottobre, i palestinesi uccisi sarebbero al momento più di 500 e oltre 1.400 i feriti.
Paesi musulmani condannano Israele per "ripetute violazioni" della tregua
Diversi Paesi musulmani hanno condannato le "ripetute violazioni" della tregua da parte di Israele: tra questi, Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita e Qatar.
Msf: Israele vuole impedire l'ingresso degli aiuti
Per quanto riguarda il fronte umanitario, Israele ha annunciato ieri lo stop alle operazioni di Medici senza frontiere nella Striscia. Il termine per la cessazione delle attività è il 28 febbraio. La decisione, secondo il ministero israeliano per gli Affari della diaspora e la Lotta all’antisemitismo, sarebbe legata al mancato invio degli elenchi del personale palestinese, requisito che Tel Aviv afferma di applicare a tutte le organizzazioni presenti sul territorio. Ma Msf ha spiegato di non aver condiviso i nominativi per timori legati alla sicurezza dei dipendenti e all’assenza di garanzie sull’uso esclusivamente amministrativo dei dati. In una nota ha poi attaccato il governo Netanyahu sostenendo che la misura "è un pretesto per impedire gli aiuti a Gaza".
Incontro tra Al Sisi e re Abdullah II
A livello diplomatico, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, ha avuto un incontro con il re di Giordania, Abdullah II. Sul tavolo i progetti sul futuro di Gaza: i due leader hanno sottolineato l’importanza di una corretta attuazione dell’accordo di tregua, ribadendo la necessità di facilitare la consegna di aiuti umanitari e la ferma opposizione a qualunque ricollocamento della popolazione palestinese al di fuori della Striscia.
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