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Un'immagine simbolo dei naufragi di migranti. Cutro 2023 Un'immagine simbolo dei naufragi di migranti. Cutro 2023  (ANSA)

Migranti, dopo il ciclone Harry mille dispersi nel Mediterraneo

L’allarme è stato lanciato dall’Ong Mediterranea Saving Humans dopo aver raccolto testimonianze sull’incremento delle partenze da Libia e Tunisia in concomitanza con il ciclone. Un atteggiamento quello dei trafficanti che anche ministro degli Esteri italiano Tajani, in visita in Sicilia, ha definito "criminale"

Stefano Leszczynski - Città del Vaticano

“Potrebbero essere mille le persone disperse in mare durante il ciclone Harry”. È l’allarme lanciato da Mediterranea Saving Humans, che parla della “più grande tragedia degli ultimi anni” lungo le rotte del Mediterraneo centrale. “I dati che abbiamo deciso di diffondere – spiega Luca Casarini fondatore dell’Ong e coordinatore delle missioni umanitarie – sono il risultato di testimonianze raccolte da Refugees in Libia e Tunisia, una rete che si occupa proprio di tenere i contatti con molti rifugiati e con le loro famiglie”.

Ascolta l'intervista a Luca Casarini

Vittime del ciclone Harry

Tra il 14 e il 21 gennaio, proprio nei giorni in cui imperversava il cilone Hanrry, le autorità marittime europee hanno stimato circa 380 dispersi in mare, ma incrociando le testimonianze dirette di chi ha assistito alle partenze e quelle dei familiari dei migranti l’Ong Mediterranea parla di un bilancio molto più drammatico. “A partire dal 15 gennaio, riferisce Mediterranea, la pressione delle autorità tunisine con rastrellamenti e distruzioni degli accampamenti informali attorno a Sfax, unita a un allentamento dei controlli sulle spiagge, avrebbe favorito numerose partenze”. Secondo i racconti di familiari e di persone rimaste a terra per mancanza di denaro, interi convogli non avrebbero mai fatto ritorno.

Tajani: trafficanti assassini

Un dato quest’ultimo che ha suscitato l’indignazione dello stesso ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, in visita a Palermo per illustrare le misure coordinate dalla Farnesina dopo il ciclone Harry. Commentando l’allarme lanciato da Mediterranea ha dichiarato: "I trafficanti di essere umani sono dei criminali assassini. Non si fa partire una barca con un mare in tempesta, sapendo che si mandano a morte certa". “Il problema è che si sa poco o nulla di quanto avviene nel mezzo del Mediterraneo.” – rilancia Luca Casarini – “Noi siamo in presenza di una strage permanente che dura da più di dieci anni. Vuol dire che questa cosa viene affrontata solo in termini emergenziali, mentre per impedire altre morti le misure di soccorso andrebbero sistematizzate”.

Convogli scomparsi e naufragi

Le testimonianze raccolte da Mediterranea Saving Humans indicano partenze multiple da diversi punti della costa tunisina. Solo una ha raggiunto Lampedusa il 22 gennaio, con un corpo senza vita a bordo e due gemelline di un anno disperse in mare. Ulteriori convogli sarebbero partiti da Sfax e solo uno avrebbe fatto ritorno con sopravvissuti che riferiscono di aver assistito ai naufragi prima di essere arrestati dalla polizia tunisina a Mahdia.

Silenzi e omissioni 

I due elementi che le organizzazioni della società civile criticano da tempo riguardano da un lato le politiche restrittive e punitive nei confronti delle Ong  impegnate nelle operazioni di soccorso in mare e dall’altro l’implementazione degli accordi tra Italia e Tunisia finalizzati al contenimento delle partenze e al trattenimento delle persone nel Paese, “che è poi quello che accade anche con la Libia”, spiega ancora Casarini.

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02 febbraio 2026, 13:47