Cerca

Ennesimo rapimento di civili nello Stato nigeriano di Kaduna Ennesimo rapimento di civili nello Stato nigeriano di Kaduna  (AFP or licensors)

Nigeria, rapite 30 persone. Il parroco delle due comunità: avevamo già ricevuto minacce

Ci sono anche un catechista e sua moglie incinta nell’ennesimo sequestro ad opera di commandi armati non ben identificati. 11 abitanti dei villaggi di Kutaho e Kugir, presi d’assalto, sono invece riusciti a fuggire. Intanto Washington annuncia l’invio di 200 soldati per addestrare l’esercito governativo nella lotta al terrorismo

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

“Non c'è nessun altro Paese nel quale 10 persone vengono uccise il lunedì, 50 il martedì, 100 rapite il mercoledì... E questo continua ogni settimana. Come può un Paese andare avanti in questo modo? Come può essere ignorato?" Era lo sfogo che appena una settimana fa, monsignor Matthew Hassan Kukah, vescovo di Sokoto, dopo l’ennesimo atto di violenza in Nigeria, aveva affidato ai media internazionali a cui chiedeva una narrazione coerente e non di parte sulle vicende che accadono nel Paese africano. Il copione è sempre lo stesso: uomini armati col volto coperto e fucili puntati hanno fatto irruzione in due villaggi e rapito 30 persone a Kadarko, nello Stato di Kaduna, teatro negli ultimi giorni di attacchi terroristici che il presidente  Bola Ahmed Tinubu ha attribuito ai jihadisti di Boko Haram.

Sequestri a scopo di estorsione

Tra i civili sequestrati c’è anche un catechista che presta servizio presso la locale parrocchia di San Giuseppe insieme a sua moglie incinta al settimo mese di gravidanza. Il rapimento di massa è avvenuto intorno alle due del mattino e ha coinvolto famiglie di due diverse comunità cristiane. Il parroco della chiesa di San Giuseppe padre Linus Matthew Bobai, ha riferito all’emittente locale Arise TV che prima dell'attacco, i banditi avevano chiamato più volte uno dei suoi parrocchiani chiedendogli 10 milioni di Naira (6.211,95 Euro) minacciandolo di rapirlo se non avesse obbedito e pagato all’istante. E così è stato. Solo che il sequestro si è esteso ad altri membri delle comunità di Kutaho e Kugir. Undici di loro, sempre secondo il sacerdote, sono riusciti a fuggire e le autorità, con la collaborazione della Chiesa, si stanno già adoperando per ritrovare gli altri civili che stando al racconto di padre Bobai, sarebbero stati portati in una città vicino al confine con lo Stato del Niger.

Non solo cristiani

L'insicurezza della Nigeria ha attirato l'attenzione internazionale dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha parlato di un "genocidio" dei cristiani, ordinando a Natale attacchi in Nigeria contro i responsabili. Esperti internazionali e lo stesso governo di Abuja affermano però che le violenze nel Paese più popoloso dell'Africa colpiscono indistintamente sia i cristiani sia i musulmani e l’avvertimento dei leader e dei vescovi locali è proprio che non si faccia una narrazione errata di questi atti di violenza, che non devono essere inquadrati in base a criteri religiosi, perché questo accresce la sfiducia e amplia le linee di frattura tra le comunità di diverse fedi. 

Washington invia soldati

Gli Stati Uniti dunque hanno deciso di inviare 200 soldati in Nigeria per addestrare l'esercito del Paese africano nella lotta contro i militanti islamisti. Lo ha riferito il  Wall Street Journal, citando un funzionario militare americano. Le truppe - secondo fonti Usa e nigeriane - si aggiungeranno al  piccolo contingente già presente nel Paese per aiutare le forze locali a individuare bersagli per attacchi mirati tramite l'uso dell'intelligence. I militari statunitensi, che non saranno coinvolti  direttamente in operazioni di combattimento, forniranno invece addestramento  e supporto tecnico, aiutando tra l'altro le forze nigeriane a  coordinare operazioni congiunte di terra e aria, su richiesta del  governo locale.Secondo un portavoce del Comando Africa degli Stati Uniti, "l'attività terroristica in Africa occidentale e in Nigeria in particolare è  una questione di grande preoccupazione. Vogliamo collaborare con  partner capaci e disponibili ad affrontare queste sfide comuni".

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

12 febbraio 2026, 16:06