Nigeria, ancora rapimenti e violenze. Data alle fiamme una chiesa metodista
Federico Piana - Città del Vaticano
È nella mattinata di ieri, domenica 1 febbraio, che decine di uomini armati sono tornati a sconvolgere la vita degli abitanti di Agwara, città nigeriana dello Stato del Niger, ad ovest del Paese africano.
Terrore diffuso
Dopo aver terrorizzato con le pistole in pugno la comunità locale, i guerriglieri hanno assaltato la stazione di polizia, prima ingaggiando un violento scontro a fuoco con gli agenti in servizio e successivamente dando alle fiamme la struttura con dei candelotti di dinamite. I banditi, come sono stati definiti dalle stesse forze dell’ordine, hanno anche preso di mira la sede della Chiesa metodista unita della città: le fiamme l’hanno quasi completamente distrutta ma, fortunatamente, non ci sarebbero state vittime. La violenza, poi, si sarebbe spostata nelle zone limitrofe. Secondo fonti di polizia, almeno cinque persone sarebbero state rapite ma si teme che possano essere molte di più.
Violenze incessanti
La città di Agwara, a novembre dello scorso anno, era stata teatro del maxi rapimento di 300 studenti, un centinaio dei quali liberati nel successivo mese di dicembre mentre gli altri rimangono ancora nelle mani dei loro sequestratori. Sempre ieri, un funzionario del governo ha reso noto che almeno la metà dei 166 cristiani rapiti nel nord lo scorso 18 gennaio sarebbe riuscita a fuggire durante l’attacco simultaneo a tre chiese: quasi tutti avrebbero trovato riparo nei villaggi circostanti per poi far ritorno alle proprie case.
Colpito Boko Haram
La giornata di ieri è stata anche caratterizzata dalla risposta militare dell’esercito contro il gruppo terroristico jihadista Boko Haram. Nello Stato di Borno — nel quale da tempo si sta consumando una lunga e sanguinosa insurrezione islamista guidata sia dallo stesso Boko Haram che dalle milizie del movimento Stato islamico dell'Africa occidentale (Iswap) — i militari governativi, in un raid nella foresta di Sambisa, hanno ucciso Abu Khalid, numero due di Boko Haram e colpito a morte anche altri dieci combattenti del gruppo. Giovedì scorso, a Borno i jihadisti dell’ Iswap avevano assassinato almeno 20 persone, tra le quali soldati, operai edili e cacciatori.
Onu: migliaia di morti
Dal 2009, stando ai dati delle Nazioni unite, l’insurrezione jihadista ha provocato oltre 40.000 morti e almeno 2 milioni di sfollati che hanno cercato di fuggire dalle violenze anche spostandosi nelle nazioni confinanti come Camerun, Ciad e Niger.
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