In scena a Rebibbia i sogni e le speranze dei detenuti
Marina Tomarro-Città del Vaticano
"Quando mi sveglio la mattina mi piace rimanere qualche minuto ancora con gli occhi chiusi, per continuare a sognare. Immagino di trovarmi nella mia cameretta tra le cose a me familiari...e invece quando li apro sono qui in questa cella, e devo iniziare un altro giorno in un posto dove il cielo lo vedo solo attraverso una finestra con le sbarre". È Gabriele , un giovane detenuto, ad aprire la mise in scena “Il tunnel dei sogni liberamente”, ispirato al libro “I volti della povertà in carcere” di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero, che ha curato anche i testi e la regia, andato in scena al Teatro Libero della Casa Circondariale di Rebibbia a Roma.
Paure e sogni raccontati sul palco
La vita quotidiana intramezzata da momenti di riflessione, dove i detenuti hanno voluto raccontare le loro considerazioni sul momento che si trovano a vivere, le paure di essere giudicati una volta fuori, quasi come se il carcere divenisse un marchio a fuoco sulla pelle viva, una ferita destinata a non rimarginarsi mai agli occhi della società. Ma anche le speranze ei sogni, come quello di poter tornare un giorno nei luoghi dove si è stati felici, una casa d'infanzia ad esempio, con un balcone da cui si vede mare, e poter ammirare da lì la bellezza del Golfo di Napoli. Ad ascoltarli non si sono solo altri compagni di protezione, ma volontari, personalità del mondo delle istituzioni, della comunicazione, dello spettacolo, che a fine piece si sono confrontati con loro in un dialogo.
Camminare insieme perché nessuno si perde
Presente all'evento anche il cantante Nek, che ha riproposto alcune delle sue canzoni più famose, suscitando un grande entusiasmo tra il pubblico in sala. "La musica ci cambia la vita - ha spiegato il cantante - È un'arte molto potente, perché utilizza le emozioni. Crea anche benefici, ti cambia l'umore e da colore alle nostre giornate". Poi ha raccontato la sua esperienza nella Comunità Nuovi Orizzonti. "Ho avuto occasione di incontrare tanti ragazzi che sono li - ha spiegato - Hanno avuto vite complicate, ma oggi sono a servizio degli altri, di chi si trova in situazioni di grande sofferenza. Questo per me è un incoraggiamento, e oggi non sono io a rendere felici gli altri con la mia presenza, ma sono loro che riempiono di gioia la mia vita. Andare li è una cura per me". Con lui, anche don Davide Banzato, scrittore e conduttore del programma “I Viaggi del Cuore”. “Vivo nella comunità di Nuovi Orizzonti da ventisette anni – ha raccontato - quando sono entrato lì, ho capito che da quelle persone ho imparato molte cose, che probabilmente nessuna scuola può insegnare. Alla fine siamo tutti diversamente dipendenti da qualcosa, siamo tutti un po' feriti, e possiamo aiutarci solo condividendo, mettendoci in relazione tra noi, perché quel cammino insieme ci aiuta reciprocamente, gli uni con gli altri”
Quella dignità che non deve mai venire meno
L'incontro è stata un'occasione concreta di confronto tra i detenuti e le istituzioni. "Tolto il dolore che c'è, rabbia e paura, sono proprie caratteristiche del mondo carcere", ha spiegato Giacinto Siciliano , provveditore Regionale Lazio Abruzzo e Molise del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, rispondendo ad una domanda posta da un detenuto su come gestire la rabbia di chi è in detenzione. "Ci sono tanti motivi di rabbia - ha detto Siciliano - si è arrabbiati soprattutto con se stessi, forse perché si ha paura di non riuscire a farcela. E la rabbia in qualche modo ci consente di altrove la responsabilità ce l'ha l'operatore lavorare che non riesce a come vorrebbe. Ce l'ho io che vorrei fare delle cose però, che mi rendo conto che non riusciamo a fare, poi c'è la risposta, che è la bellezza di quello che è stato rappresentato qui e ti fa capire che si può andare oltre, lo sguardo che attraversa le sbarra e va oltre il muro divisorio”. Marina Finiti Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, si è soffermata sulla dignità della persona: "Il carcere è un problema che fa comodo non vedere. Purtroppo fuori da qui ci sono tanti pregiudizi e questi li ho toccati con mano anche a distanza di tanti anni. Sono convinta che la dignità sia connaturata all'essere umano e non possa mai venire meno e deve essere cura dello Stato mantenere la nostra dignità e non violarla mai. Per quanto mi riguarda, faccio sempre il possibile, come Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma per garantire questo rispetto".
Diventare un segno di speranza
Al dibattito ha partecipato anche Massimiliano Menichetti, vicedirettore editoriale dei media vaticani e responsabile di Radio Vaticana-Vatican News "Quando ci si incontra si apre sempre una opportunità – ha spiegato – perché si inizia un cammino. Questa sera durante la rappresentazione i muri, le sbarre sono scomparsi per lasciare spazio ai sogni, alla voglia di ricominciare, alla speranza. costruire nell'ambito in cui si trova generando legami". "Non è stato solo uno spettacolo, - ha continuato - avete completamente ribaltato il punto di vista. Tante volte si discute del carcere, di tutte le sue problematiche, oggi voi avete parlato, con la vostra concretezza, con il cuore e la verità. Sarà bello costruire un podcast insieme, coinvolgendo anche altre realtà, perché ognuno è parte di questa storia che si è evidenziata: voi siete speranza per tanti altri, perché è facile cadere per tutti noi, è molto più complicato rialzarsi, ma quando ci si riesce, come facendo stato voi, diventa un segno di speranza per tutti”
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