Tavolo diplomatico fra Usa e Iran in Oman. Ma il clima resta teso
Paola Simonetti – Città del Vaticano
Il tentativo di negoziato fra Washington e Teheran resta in piedi, malgrado l’allerta fra i due Paesi sia massima: gli Stati Uniti hanno infatti reso noto di aver neutralizzato un drone iraniano per autodifesa nei pressi della portaerei Lincoln, schierata nelle acque del Medio Oriente assieme ad altri dispositivi militari americani.
La posizione dell’Iran
I colloqui previsti in un primo momento a Istanbul, sarebbero stati non solo confermati, ma anche trasferiti, secondo quanto comunicato dall’amministrazione del presidente Usa, Donald Trump, in Oman Paese preferenziale per l’Iran e vedranno la guida delle trattative americane da parte dell’inviato, Steve Witkoff. Teheran ha già fatto sapere di sperare in “negoziati equi e imparziali" senza, ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, "aspettative irragionevoli". La Repubblica islamica ha, infatti, ribadito di escludere una discussione sul proprio programma missilistico, “Le nostre capacità difensive – ha sottolineato una fonte diplomatica iraniana- non sono negoziabili”, aggiungendo che per il momento l’Iran non guarda ai colloqui in modo ottimista, ma nemmeno pessimista. La Turchia si è resa già disponibile a mediare il tavolo diplomatico dove sarebbero attesi anche funzionari di Egitto, Arabia Saudita, Pakistan, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, anche se l’Iran ha chiesto un formato bilaterale, senza la presenza di osservatori da vari Paesi della regione, opzione sulla quale sarebbero in corso delle trattative.
Le richieste a margine di Israele
Ad essere improponibili soprattutto le richieste di Israele, raccolte proprio da Witkoff che ha avuto un incontro in questi giorni con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu: l’esecutivo israeliano vorrebbe il trasferimento all'estero della scorta iraniana nucleare di 400 Kg di uranio arricchito, sufficienti per produrre fino a dieci armi nucleari.
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