Europa, l'impatto della guerra in Medio Oriente su energia e tassi d'interesse
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
La guerra contro l’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele va oltre le conseguenze di carattere geopolitiche: essa rischia di impattare direttamente — e in molti casi questo sta già accadendo — anche sul portafoglio di cittadini. Insieme all’Asia, uno dei continenti maggiormente colpiti, spiegano molti analisti, è l’Europa. Gli effetti sui prezzi dei beni al consumo potranno essere più o meno intensi e prolungati, ma interesseranno giocoforza tutti i Paesi del Vecchio continente.
Due scenari per energia e crescita
Molto dipenderà dallo scenario che si andrà a delineare nei prossimi giorni. Il primo è per una crisi breve durata, con una successiva normalizzazione dei prezzi soprattutto di petrolio e gas entro il periodo estivo: in questo caso, la crescita non verrebbe intaccata in maniera sensibile e così, in sostanza, neppure l’inflazione subirebbe impennate considerevoli. Il secondo, che prevede invece un periodo di raid, bombardamenti e combattimenti più lungo, porterebbe a interruzioni nell’approvvigionamento energetico più frequenti, con rincari a cascata, dai carburanti ai generi alimentari. Goldman Sachs sostiene che quest’ultima ipotesi porterebbe il greggio a stabilizzarsi intorno ai 100 dollari, se non più, al barile (oggi il Brent è scambiato a 104 dollari, mentre il Wti a circa 95), incidendo sulla crescita globale con una riduzione di circa lo 0,5%.
Il rischio stagflazione per l’Europa
Con un’inflazione che nell’area Euro, teme la Banca centrale europea, potrebbe schizzare ben sopra il 4%, la già fragile ripresa economica dei 27 membri dell’Ue rischierebbe pertanto di venire compromessa. Anche perché questi — secondo dati Nomisma — dipendono complessivamente dalle importazioni di combustibili fossili per oltre il 55% del loro fabbisogno energetico (così il presidente del think tank, Davide Tabarelli, in un’intervista rilasciata mercoledì 18 marzo a Rainews24). Il combinato disposto di prezzi alti e crescita poco sopra lo zero, se non ferma, porterebbe alla «trappola della stagflazione», ha detto l’economista ed ex rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini, al quotidiano locale «il Dolomiti»: «Una volta innescato il meccanismo, è difficile uscirne». Una situazione, ha spiegato ancora, «che avrebbe ovviamente un forte impatto sulla capacità di spesa della popolazione».
Gas in rialzo e dipendenze energetiche
Al momento il calo delle forniture dal Golfo — per via del blocco al transito nello Stretto di Hormuz, in particolare per le navi legate a Washington e Tel Aviv — ha fatto salire i listini del gas naturale in Europa di oltre il 50% nel mese di marzo. Oxford Economics stima che le ricadute dell’aumento dei costi dell’energia sull’inflazione dell’Eurozona potrebbero essere tre volte superiori che negli Usa. L’Italia sarebbe tra i Paesi più penalizzati — assieme a Francia, Germania e Spagna — in parte a causa della dipendenza dal gas liquefatto in arrivo dal Qatar. Il parallelismo corre all’altra grande crisi energetica affrontata negli ultimi 4 anni, quella ucraina, anche se allora i prezzi del gas naturale salirono oltre i 300 euro al megawattora (portando l’inflazione dell’area Euro a impennarsi fino al 10,6% nell’ottobre 2022), mentre oggi siamo intorno ai 62 euro.
Bollette in aumento e allarme consumatori
Certo è che tutto questo potrà avere ripercussioni sulle tariffe dell’elettricità, facendo lievitare le bollette di luce e gas. L’associazione per la tutela dei diritti dei consumatori italiana Codacons lancia l’allarme soprattutto per chi ha contratti a prezzi variabili, che quindi potrebbero risentire pesantemente della volatilità. Mentre l’Osservatorio nazionale Federconsumatori spiega che, in un anno, per una famiglia che utilizza il gas per le esigenze domestiche, l’aumento potrebbe essere di oltre 350 euro, e per l’energia elettrica di più di 110 euro. La “stangata” complessiva, per Codacons, invece, dovrebbe arrivare fino a 800 euro. Principalmente, però, il pericolo maggiore è rappresentato al momento dal costo dei carburanti. In Italia i prezzi della benzina arrivano oggi anche oltre 1,8 euro/litro, quelli del diesel intorno ai 2 euro/litro, e questo anche dopo la decisione dell’esecutivo di Roma di tagliare le accise di 25 centesimi al litro. Le stime di molti analisti parlano di un rincaro per un automobilista medio di circa 190 euro all’anno. I rapidi rialzi del petrolio e dei prezzi alla pompa comportano poi maggiori costi per il trasporto della merce su gomma venduta in negozi e supermercati, a partire dai generi alimentari, influendo anche sulle tariffe dei servizi legati ai trasporti stessi (il carrello della spesa potrebbe subire un aumento dei costi di oltre il 2%), per esempio i biglietti aerei. Proprio il comparto del volo, che ha subito in questi giorni pesanti perdite a causa delle restrizioni al traffico, potrebbe ricorrere ad un incremento generalizzato delle tariffe per i consumatori, con ripercussioni di rimbalzo nel settore dei viaggi e del turismo: prezzi più alti comporterebbero una contrazione del settore.
Margini di manovra ridotti e fattore tempo
Ripercussioni anche per le attività produttive e industriali: queste scaricherebbero i maggiori costi energetici sui prezzi finali dei beni. Mentre possibili conseguenze potrebbero verificarsi anche sul fronte dei mutui: per frenare una risalita dell’inflazione, infatti, la Bce, come già accaduto in passato, facilmente opterebbe per un aumento dei tassi d’interesse (anche se, nel meeting di ieri, ha deciso di matenerli per il momento al 2%), con rate inevitabilmente più pesanti per chi ha in essere un finanziamento variabile. Il problema, ha scritto qualche giorno fa «The Wall Street Journal», è che le opzioni di contrasto alla crisi in mano ai leader politici europei «sono più limitate rispetto a quelle presenti durante lo scoppio della guerra in Ucraina» nel 2022. «I costi di finanziamento erano inferiori allora, e le famiglie e le imprese dell’Ue avevano a disposizione fondi provenienti dai programmi di stimolo economico per la pandemia». Fondamentale per la quasi unanimità degli analisti sarà, dunque, il fattore tempo, con la speranza che lo shock non si protragga troppo a lungo.
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