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Teheran, il fumo si alza in cielo dopo il lancio di missili da parte di Usa e Israele Teheran, il fumo si alza in cielo dopo il lancio di missili da parte di Usa e Israele  

Medio Oriente, attacchi a largo raggio dell’Iran che avverte: “Nessuna apertura al dialogo”

Si allarga la portata dell'offensiva di Teheran con raid su Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, mentre si innalza il livello di minaccia degli Stati Uniti contro l’Iran dopo il suo annuncio di voler imporre dazi alle navi commerciali nel Golfo Persico e di escludere qualunque negoziato. Israele prosegue, intanto, la sua operazione militare sulla capitale iraniana provocando decine di vittime

Vatican News

Mentre le vittime del conflitto sfondano quota 1.300 e gli sfollati in Libano arrivano a oltre 100mila, l’esercito iraniano continua a rispondere ai raid di Israele colpendo anche un centro militare ad Haifa e un altro dedicato all’intelligence, nell’undicesimo giorno della guerra che sta infiammando il Medio Oriente. Nuovi raid iraniani nelle ultime ore si registrano anche sugli Emirati e sulla Turchia che, nuovamente raggiunta da droni, nonostante Teheran abbia smentito attacchi in territorio turco, ha annunciato la preparazione di un sistema di difesa aerea Patriot, nell'ambito degli sforzi coordinati con la Nato per aiutare a proteggere lo spazio aereo nazionale in un contesto di tensioni regionali.  Intanto, il nodo del petrolio continua a dettare il passo del conflitto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Dopo l’annuncio di Teheran di pensare a piani per fissare "dazi di sicurezza" nel Golfo Persico su petroliere e navi commerciali di alleati Usa, il presidente americano, Donald Trump, minaccia di poter colpire con una forza 20 volte superiore l’Iran rispetto a quanto fatto finora, in una campagna militare in cui gli Usa dichiarano di aver già preso di mira più di 5.000 obiettivi militari. Nelle ultime ore colpita anche una scuola nella città di Khomeyn, nell'Iran centrale, la seconda dopo quella dei giorni scorsi nel sud del Paese.

I colpi dell’Iran a largo raggio 

Dal canto suo Teheran intensifica le sue operazioni militari nell’area, con attacchi che si sono spinti anche su Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, dei quali è stato preso di mira il consolato nel Kurdistan iracheno, dopo i raid di ieri sulla Turchia, che ha dispiegato il sistema di difesa Patriot nella base Nato di Malatya, nel sud del Paese, e in Bahrein. I Pasdaran hanno poi annunciato di aver "colpito" la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, bersagliata con "5 missili". In posizione di difesa anche l'Iraq che rafforza il confine con l'Iran. Una nave è esplosa a largo di Abu Dhabi. Per alcune fonti si tratterebbe di una petroliera ma secondo l'organismo di monitoraggio della sicurezza marittima del Regno Unito (UKMTO) si tratterebbe di una portarinfusi (materiale di scarto). 

Il braccio di ferro Usa – Iran

“La guerra finirà presto” ha sentenziato in queste ultime ore il capo della Casa Bianca, dichiarazioni per le quali non si è fatta attendete la risposta dei pasdaran: “Saremo noi a decidere quando si concluderà il conflitto”, ai quali ha fatto eco il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che rivendica la legittimità di difesa nei confronti di tutti i Paesi del Golfo, nel contesto di una chiusura da parte dell’Iran a qualunque negoziato. Dall'Australia l’annuncio del dispiegamento a breve in Medio Oriente di uomini e mezzi militari.

L’offensiva di Israele

Resta intenso il fuoco incrociato dell’Iran anche con Israele, che continua a colpire la capitale iraniana, dove sono state almeno 40 vittime. Raid israeliani notturni hanno mirato in particolare a laboratori nucleari nell’area. Teheran ha risposto con una serie di attacchi che hanno provocato nelle ultime 24 ore, secondo il ministero della Salute israeliano, 191 feriti fra civili e militari. In precedenza un attacco missilistico iraniano contro Yehud, aveva fatto registrare una vittima e due feriti. Le forze di difesa israeliane proseguono l’offensiva anche in Libano, dove nelle scorse  ore è stato diarmato l'ennesimo ordine di evacuazione e dove nell'ultima settimana, secondo quanto comunicato dai vertici militari, sono state colpite circa 30 sedi di Al Qard al Hasan, associazione finanziaria ritenuta vicina al partito militante sciita libanese Hezbollah. Una situazione turbolenta che ha spinto l'ambasciata statunitense a Beirut ad esortare i suoi cittadini a trovare un "rifugio sicuro”, se non a lasciare il Paese.

(Ultimo aggiornamento ore 19.00)

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10 marzo 2026, 08:42