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Al referendum sulla giustizia vince il 'No' Al referendum sulla giustizia vince il 'No'

Italia, netta vittoria del “no” nel referendum sulla giustizia

Importante affluenza per un voto che chiamava gli italiani a pronunciarsi su una revisione della Costituzione circa la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti

Vatican News

Si è chiuso con una netta vittoria del “no” il referendum costituzionale in Italia sulla riforma della giustizia. I voti contrari si sono attestati al 53,25%, mentre quelli a favore si sono fermati al 46,75%. L’obiettivo della consultazione era chiedere agli elettori di confermare o meno una legge costituzionale approvata dal Parlamento che riforma l’ordinamento della magistratura.

La “Riforma Nordio”

La riforma – spesso chiamata “Riforma Nordio” – prevedeva principalmente la separazione delle carriere tra magistrati requirenti (pubblici ministeri) e giudicanti (giudici); lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura (Csm) in due organi distinti; selezione di membri dei due Csm anche tramite sorteggio e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare per magistrati. I promotori della riforma sostenevano che questi cambiamenti avrebbero reso la giustizia più efficiente e trasparente, riducendo correnti interne e politicizzazione, mentre gli oppositori temevano una possibile erosione dell’indipendenza della magistratura, criticando la complessità delle modifiche.

I votanti

In termini assoluti, circa 15,2 milioni di elettori si sono espressi a favore della proposta, contro i 13,9 milioni che hanno invece scelto di respingerla. Uno degli elementi più rilevanti emersi è stata l’alta l’affluenza alle urne, che sfiora il 59%, superiore a molte consultazioni analoghe degli ultimi anni, segnalando un rinnovato interesse e una partecipazione significativa dei cittadini verso gli strumenti di democrazia diretta. Dal punto di vista territoriale, il “si” riesce ad affermarsi soltanto in tre regioni del Nord: Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia con una media del 55%, raggiungendo picchi del 58% in alcune aree urbane e industriali. In tutto il resto del Paese prevale il “no”, con percentuali particolarmente elevate nel Mezzogiorno: in Campania si supera il 65%, mentre Sicilia e Sardegna registrano risultati sopra il 60%. Il “no” domina anche nelle grandi città: da Roma a Milano, fino a Torino, con un vero e proprio record a Napoli, dove supera il 75%. La Costituzione, quindi, non verrà cambiata.

Il segnale politico

Dal punto di vista politico, il risultato rappresenta un segnale complesso. La consistenza del fronte del “no” impone una riflessione sulle criticità percepite da una parte rilevante della popolazione. I principali partiti sono ora chiamati a interpretare questi dati, cercando di colmare le distanze emerse e di tradurre il risultato in politiche efficaci e condivise.

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24 marzo 2026, 14:29