Medio Oriente, mamme palestinesi e israeliane a Roma in cammino per la pace

Yael Admi, attivista israeliana e tra i volti più noti di Women Wage Peace, e Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice di Women of the Sun, ieri hanno marciato a piedi nudi a Roma per la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace. L'iniziativa unisce le madri israeliane e palestinesi in un appello comune per la fine della violenza

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

«Ho visto mia madre perdere il suo figlio maggiore e non riuscire più ad andare avanti. È morta di dolore. Ma so che la nostra responsabilità è superare questo lutto profondo, questa agonia, e trovare la forza di prenderci cura degli altri figli e delle generazioni che verranno, perché questo è il nostro dovere di madri». È cominciata da questo dolore, ma anche da questa consapevolezza, la marcia per la pace di Yael Admi, attivista israeliana e tra i volti più noti di Women Wage Peace, movimento nato dopo la guerra di Gaza del 2014 per chiedere una soluzione politica al conflitto e un ruolo pieno delle donne nei processi di pace.

La marcia per la pace

Accanto a lei, a camminare a piedi nudi dall’Ara Pacis al Pincio, sotto un cielo grigio e con qualche goccia di pioggia, c’era Reem Al-Hajajreh, attivista palestinese e fondatrice di Women of the Sun, rete di donne nata in Cisgiordania per promuovere il dialogo, la non violenza e la partecipazione femminile alla costruzione della pace. Insieme, ieri pomeriggio a Roma, queste due donne hanno guidato la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace, l’iniziativa che unisce le madri israeliane e palestinesi in un  appello comune per la fine della violenza, la protezione dei bambini e l’inclusione delle donne ai tavoli negoziali. La marcia ha segnato l’avvio di una serie di iniziative internazionali promosse nell’ambito di Mothers’ Call e nel solco della Risoluzione 1325 dell’Onu su “Donne, Pace e Sicurezza”, approvata venticinque anni fa ma ancora largamente e tristemente disattesa.

Yael Admi e Reem Al-Hajajreh a Roma
Yael Admi e Reem Al-Hajajreh a Roma

Il ruolo delle donne

Per Reem Al-Hajajreh, la pace deve cominciare proprio da lì: «Le donne devono essere una parte integrante del tavolo dei negoziati — ci spiega — perché devono partecipare alle organizzazioni civili per sviluppare la loro società e difendere i propri figli». Nella sua voce, ferma e decisa, si avverte come il dolore della guerra si sia trasformato in una responsabilità. Educativa e morale. «Ho insegnato ai miei figli a rivendicare i propri diritti usando la strada della non violenza e del dialogo. Anche se la libertà costa veramente caro, il prezzo da pagare non deve mai essere il sangue».

Un messaggio alle giovani generazioni

In entrambe le testimonianze, il riferimento ai figli e alle nuove generazioni diventa centrale. «Le giovani generazioni sono la nostra più grande speranza. Vogliamo che abbiano la possibilità di crescere, di realizzare i propri sogni, di vivere una vita piena di significato, di contribuire alla propria società. E non vogliamo che vengano uccisi, né che debbano uccidere qualcuno nelle guerre. Dobbiamo trovare nei nostri cuori l’energia più forte per superare il dolore, la disperazione, l’agonia, l’odio, e lavorare per un futuro migliore per tutti loro». Reem ha voluto sottolinearlo con un’immagine concreta: «Oggi i miei figli partecipano a questa marcia. E questo fa vedere veramente il successo che abbiamo avuto, a cominciare dall’ambito familiare. Ho insegnato ai miei figli a rivendicare i propri diritti usando la strada della non violenza e del dialogo. Anche se la libertà costa veramente caro, il prezzo da pagare non deve mai essere il sangue».

Il corteo che ha accompagnato la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace
Il corteo che ha accompagnato la Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace

L'incontro con Papa Leone XIV

Roma, in questo contesto, è stata sì tappa logistica ma soprattutto città universale e spirituale in cui poter incontrare, questa mattina, Papa Leone XIV dopo l’udienza generale. Per Reem Al-Hajajreh, si tratta di un segno importante perché «in questo processo politico nella regione sono state escluse le donne e sono stati esclusi anche i leader religiosi». Ed è, dice, «un grande errore. Oggi è la festa dell’Annunciazione. Maria è una madre molto importante per tante religioni. E oggi è l’anniversario del lancio della nostra iniziativa». Anche Yael parla dell’incontro col Pontefice con la speranza che rappresenti un sostegno capace di «spingere i nostri leader a compiere passi coraggiosi verso accordi, riconoscimento reciproco e riconciliazione».

Un appello a tutte le mamme

Anche perché il contesto di guerra sta continuando a infiammare tutto il Medio Oriente. «Quando sono nei rifugi e cerco di calmare i miei nipoti, terrorizzati ancora una volta dai bombardamenti, penso alle madri di Israele, alle madri della Palestina, del Libano, alle madri iraniane — conclude Yael Admi — tutte vogliamo la stessa cosa: non vogliamo che i nostri figli vengano uccisi. Condividiamo questo desiderio e insieme possiamo cambiare la realtà. E proprio adesso penso che sia il momento di costruire una coalizione regionale di donne, perché la soluzione del conflitto israelo-palestinese è un fattore chiave per la stabilità dell’intera regione. Ed è urgente. Dobbiamo farlo oggi».

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25 marzo 2026, 15:37