Migranti, oltre venti morti al largo della Grecia dopo un naufragio di sei giorni
Vatican News
Ennesima strage di migranti in mare. Ventidue persone, partite dalla Libia, sono morte dopo sei giorni alla deriva sul loro gommone nel Mar Mediterraneo, e i loro corpi sono stati gettati in acqua per odrine degli scafisti, secondo quanto riferito dai sopravvissuti alla guardia costiera greca. Altre ventisei persone, tra cui una donna e un minore di cui non è stata specificata la nazionalità, sono state tratte in salvo da una nave della Frontex al largo dell'isola greca di Creta, riferisce un breve comunicato diffuso dalle autorità ateniesi.
La ricostruzione della tragedia
L'imbarcazione era partita la sera del 21 marzo dalla regione di Tobruk, in Libia, diretta in Grecia. Come emerso dalle indagini preliminari, inizialmente a bordo si trovavano 48 persone. Durante il viaggio l'imbarcazione avrebbe perso la rotta e sarebbe rimasta in mare per sei giorni, senza avere a bordo né acqua né cibo. Due cittadini del Sud Sudan di 19 e 22 anni, secondo la nota della guardia costiera, sarebbero stati arrestati perché sospettati di essere i trafficanti degli altri passeggeri.
Altri migranti alla deriva al largo della Tunisia
Altri cinquantasei migranti si trovano alla deriva nel Mediterraneo centrale, in balia delle onde e del maltempo. Ne riferisce Alarm Phone. Il gruppo è partito dal porto di Sfax, in Tunisia, ieri mattina. "Esortiamo le autorità a cercare l'imbarcazione e a soccorrerla, portandola in un luogo sicuro", afferma l'organizzazione umanitaria.
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