Alta tensione a Hormuz, scattata l'operazione americana Project
Paola Simonetti - Città del Vaticano
Una complessa situazione fra mani tese e minacce di attacchi che mette a rischio la fragile tregua in corso da quattro settimane e la barcollante mediazione per la fine del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha lanciato attacchi contro Emirati Arabi Uniti e Oman, dove due persone sono rimaste ferite. “Non volevamo colpire gli Emirati”, ha poi fatto sapere l'Iran, in un contesto di innalzamento dell’allarme nel Golfo.
Il nodo dello Stretto
La battaglia, di fatto, ora si è trasferita su Hormuz fra dichiarazioni e smentite sull’operazione Usa "Project Freedom". Le forze armate americane hanno dichiarato di aver intercettato missili e droni iraniani che puntavano alle loro navi impegnate a favorire imbarcazioni nel passaggio strategico e di aver neutralizzato sei piccole navi iraniane. Un evento mai accaduto secondo la versione di Teheran che ribadisce di avere il controllo del varco marittimo e rivendica di aver colpito una nave da guerra Usa vicino all'isola di Jask, ma Washington smentisce. Quel che sembra certo, al momento, è che ad essere colpita è stata una nave sudcoreana. Evento che ha spinto il presidente Usa, Donald Trump a chiedere alla Corea del Sud di unirsi a "Project Freedom". "E' un buon momento per i nostri partner per farsi avanti e fare pressione sull'Iran” ha aggiunto il segretario al Tesoro, Scott Bessent, che si è rivolto anche alla Cina avanzando la proposta di aiutare gli sforzi per aprire lo Stretto. Ma, intanto, a confermare il ruolo dell’operazione statunitense è il colosso danese del trasporto merci Maersk, che ha annunciato che ieri, lunedì 4 maggio, una delle sue navi è riuscita ad attraversare lo Stretto sotto scorta militare americana.
Le minacce statunitensi
"L'Iran sarà spazzato via dalla faccia delle Terra" se attacca le navi statunitensi impegnate in Project Freedom - ha intanto minacciato il capo della Casa Bianca, benchè abbia descritto Teheran come "più malleabile" e abbia definito "molto" positiva la trattativa in corso. Dal canto suo, l’Iran ha dichiarato che eventi come quelli di Hormuz danno il segno “che non esiste una soluzione militare alla crisi politica. I colloqui - ha aggiunto Teheran - stanno facendo progressi grazie allo sforzo del Pakistan. Gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall'essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati – ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi-. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti".
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