Guinea, dalla terra al futuro: ananas e mango creano lavoro per i giovani
di Vincenzo Giardina
In Guinea, anche al telegiornale, si parla di ananas e mango. Due frutti tropicali che diventano un'opportunità da cogliere, soprattutto nelle regioni di Kankan e Kindia. Qui almeno 480 giovani parteciperanno a percorsi di formazione e inserimento lavorativo, mentre migliaia di produttori riceveranno assistenza tecnica e commerciale attraverso poli rurali e centri agricoli. L'iniziativa si chiama ProJeune Guinée ed è partita grazie al sostegno della Cooperazione italiana. Coinvolge Lvia e Cisv, due ong piemontesi aderenti alla federazione Focsiv, insieme all'Università di Torino e alle organizzazioni locali Fepaf-Bg e Ifim Guinée.
L’importanza della manodopera
Nel suo servizio, l'emittente Rtg evidenzia il valore dell'alleanza. Di aspettative e ostacoli da superare dice invece ai media vaticani Elhadj Moussa Camara, presidente di Fepaf-Bg, un acronimo che sta per Fédération des Planteurs de la Filière Fruits de Basse-Guinée. “Una delle principali difficoltà riguarda la disponibilità di manodopera qualificata", sottolinea Camara. "Da ProJeune ci aspettiamo il supporto alla formazione dei giovani e delle donne che lavoreranno nella filiera dell'ananas, oltre all’aggiornamento delle competenze di chi è già attivo nel comparto". Secondo il presidente di Fepaf-Bg, l'obiettivo è garantire "una produzione di qualità e in quantità sufficiente per rifornire i mercati locali, regionali e internazionali".
Le sfide
Altri nodi riguardano tecniche colturali, servizi di certificazione e coordinamento tra i produttori. Secondo Fatoumata Cissoko, presidente di Ifim Guinée, nel comparto del mango uno degli aspetti chiave riguarda i prezzi. "Fissarli è una sfida complessa", sottolinea Cissoko. "Durante i nostri atelier i produttori hanno risposto che non è possibile finché non riceveranno servizi concreti dalle organizzazioni".
La creazione di impiego
A fornire un quadro sono i coordinatori di Lvia, un'organizzazione nata a Cuneo 60 anni fa, con esperienze e attività in dieci Paesi africani, dal Senegal al Mozambico, dal Burundi al Burkina Faso. Secondo Italo Rizzi, direttore strategico della ong, con ProJeune si vuole "lavorare alla professionalizzazione delle filiere dell'ananas e del mango e sostenere i percorsi che le organizzazioni dei produttori stanno facendo, sul piano dei servizi e dell'assistenza tecnica". Il progetto promette di offrire sostegno e opportunità a oltre 12mila persone. In tv ne parlano l'ambasciatore Tarek Chazli e poi Marco Manzelli e Francesco Saverio Mele, dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). A intervenire anche i rappresentanti del governo di Conakry. Secondo Elhadj Mamadou Diallo, direttore generale per il Lavoro e l'imprenditoria, l'iniziativa "apporta un contributo concreto a una delle sfide maggiori per il nostro Paese, quella di creare lavoro dignitoso, produttivo e sostenibile per i giovani". L'obiettivo è parte del "piano strategico" del governo di Conakry per il periodo 2024-2028. Secondo le Nazioni Unite, il lavoro nei campi vale per l'80 per cento del reddito nelle aree rurali, dove vivono più di sei persone su dieci.
Le esportazioni di minerali
È possibile che gli equilibri cambino con lo sviluppo di Simandou, uno dei giacimenti di minerali ferrosi più grandi al mondo. Le sue esportazioni sono iniziate lo scorso dicembre grazie agli investimenti di società e consorzi cinesi. Il governo della Guinea, guidato dal generale Mamady Doumbouya, promette di investire i ricavi in progetti sociali, fino a 200 miliardi di dollari che nei prossimi 15 anni dovrebbero servire anche a diversificare l’economia. Nella miniera sono impiegate circa 25mila persone, ma il lavoro resta la priorità. Una conferma arriva anche dal Salon des entrepreneurs de Guinée (Saden), una manifestazione in programma a Conakry dal 3 al 5 giugno. La novità del 2026 sono i "Job Days", riferisce il sito d'informazione Le Djely: per circa 200 opportunità sono già stati selezionati 290 giovani.
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