Medio Oriente, Trump giudica la risposta di Teheran inappropriata
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
“Non mi piace la lettera di risposta dell’Iran, è inappropriata”: così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato, in una breve telefonata con Axios, la replica inviata da Teheran alla proposta americana di memorandum per mettere fine alla guerra in Iran. Il leader americano non ha voluto fornire dettagli sul contenuto della risposta iraniana, arrivata dopo giorni di attesa da parte della Casa Bianca, che sperava in segnali di apertura verso un accordo. Le parole del presidente Usa sembrano invece indicare un ulteriore irrigidimento dei negoziati.
La questione del nucleare
Trump, inoltre, ha ribadito che Washington continua a monitorare le scorte residue di uranio arricchito iraniano. In un’intervista al programma “Full Measure”, il presidente ha affermato che gli Stati Uniti “a un certo punto” se ne impadroniranno, avvertendo che “se qualcuno dovesse avvicinarsi a quel luogo, lo faremmo saltare in aria”. Il tycoon ha minimizzato l’ipotesi che Teheran possieda ancora quantità significative di materiale quasi idoneo alla costruzione di ordigni nucleari, pur confermando che i siti restano sotto osservazione americana. Sulla stessa linea anche il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, secondo cui la guerra contro l’Iran “non è finita” finché le scorte di uranio arricchito non saranno eliminate. In un’intervista alla Cbs, Netanyahu ha dichiarato che il materiale nucleare “deve essere portato fuori dall’Iran” e che i siti di arricchimento ancora esistenti dovranno essere smantellati. Il primo ministro israeliano ha inoltre sostenuto che Trump condividerebbe questa impostazione, riferendo che il presidente americano gli avrebbe detto: “Voglio intervenire”. Netanyahu ha poi affrontato anche il tema della leadership iraniana, affermando di ritenere vivo Mojtaba Khamenei, indicato come successore della Guida Suprema Ali Khamenei dopo l’assassinio di quest’ultimo avvenuto a marzo. Secondo il premier israeliano, Mojtaba starebbe tentando di esercitare la propria autorità “da qualche bunker o luogo segreto”, pur senza avere l’influenza del padre. Il leader israeliano ha inoltre ammesso che né Israele né gli Stati Uniti avevano previsto pienamente l’impatto che il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz avrebbe avuto sugli equilibri regionali.
La base israeliana in Iraq
Oggi The Wall Street Journal ha riportato che Israele ha allestito un avamposto militare clandestino nel deserto iracheno per sostenere la sua campagna aerea contro l’Iran e, all’inizio della guerra, ha lanciato attacchi aerei contro truppe irachene che erano arrivate vicino a scoprirlo. Secondo fonti statunitensi a conoscenza della questione, Israele ha costruito la struttura — che ospitava forze speciali e fungeva da centro logistico per l’aviazione israeliana — poco prima dell’inizio della guerra, informando peraltro gli Stati Uniti. La base israeliana è stata quasi scoperta all’inizio di marzo. I media statali iracheni hanno riferito che un pastore locale aveva segnalato attività militari insolite nell’area e che l’esercito iracheno aveva inviato truppe a indagare. Israele le avrebbe tenute a distanza attraverso una serie di attacchi aerei, sempre secondo una delle fonti a conoscenza della vicenda. Israele vi aveva schierato squadre di ricerca e soccorso affinché potessero intervenire più rapidamente in caso di missioni di emergenza, secondo le persone informate sulla vicenda. Nella base erano presenti anche forze speciali dell’aviazione israeliana, addestrate a compiere operazioni commando in territorio nemico, ha riferito una delle fonti.
La replica iraniana
Da Teheran, intanto, continuano le accuse contro Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha definito “irresponsabile” l’azione americana, sostenendo che l’Iran “non è aggressore ma difensore”. “Siamo stati noi a invadere gli Stati Uniti a migliaia di chilometri di distanza?”, ha chiesto accusando Washington e Israele di aver colpito infrastrutture e civili iraniani durante il conflitto. La risposta iraniana agli Stati Uniti, secondo quanto riferito dall’agenzia Irib News Agency, sarebbe inoltre incentrata sulla “fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano”. Un riferimento diretto al fronte libanese, dove la tensione continua a restare alta nonostante il cessate il fuoco raggiunto il 17 aprile e successivamente prorogato. Secondo il ministero della Salute pubblica libanese, dal 2 marzo gli attacchi israeliani hanno provocato almeno 2.864 morti e 8.693 feriti. Solo nelle ultime 24 ore sarebbero state registrate 69 vittime. Questa mattina un raid israeliano sulla città di Abba, nel sud del Libano, ha causato due morti e cinque feriti, mentre — secondo Al Jazeera — i bombardamenti su Kfar Roummane sarebbero iniziati ancora prima degli ordini di evacuazione diffusi dalle Forze di difesa israeliane. L’esercito israeliano ha inoltre annunciato la morte di un proprio militare nei pressi del confine con il Libano durante le operazioni.
Attesa per i colloqui Xi-Trump
La situazione in Medio Oriente sarà inevitabilmente al centro dell'atteso vertice tra Donald Trump e la leadership cinese in programma questa settimana a Pechino. Secondo funzionari americani, il presidente arriverà nella capitale cinese deciso a spingere Pechino ad aiutare gli Stati Uniti a favorire un accordo che possa porre fine alla guerra. Le discussioni dovrebbero concentrarsi inoltre su una serie di aspetti commerciali. Sul tavolo, in particolare, gli acquisti cinesi di prodotti agricoli americani, energia e tecnologie aerospaziali, inclusi gli aerei Boeing. I due leader dovrebbero parlare, come spiegato approfonditamente dal portale The Diplomat, anche della possibile creazione di un “China-U.S. Board of Trade”, un organismo incaricato di valutare quali beni possano essere scambiati tra i due Paesi senza superare le linee rosse della sicurezza nazionale. Secondo i funzionari statunitensi, potrebbe inoltre essere discusso un ulteriore “Board of Investment” bilaterale per esaminare futuri progetti di investimento reciproci, senza però sostituire i meccanismi americani già esistenti di controllo sugli investimenti stranieri. Il summit si svolgerà tuttavia in un clima di crescente tensione sul piano diplomatico e mediatico. La Cina avrebbe negato il visto ad alcuni funzionari statunitensi di livello inferiore. Trump dovrebbe inoltre affrontare con la controparte cinese il tema del sostegno finanziario di Pechino all’Iran e alla Russia, oltre alle accuse americane sui possibili esportazioni di armi verso entrambi i Paesi. Venerdì il dipartimento di Stato americano ha imposto sanzioni contro quattro entità cinesi accusate di aver fornito immagini satellitari utilizzate dall’Iran per facilitare attacchi contro le forze statunitensi in Medio Oriente. La scorsa settimana la Cina ha ospitato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
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