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Le isole monastiche dell’Adriatico in mostra a Roma

All’École française de Rome fino al 29 ottobre la mostra «Isole e santi. Monasteri e santuari dell’Adriatico orientale, da San Girolamo a Gregorio VII». Un percorso fotografico e documentario nato dal progetto internazionale "Monacorale" ripercorre la storia delle comunità cristiane sorte sulle isole della Dalmazia e dell’Istria tra tarda antichità e Medioevo

Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano

Negli spazi dell’École française de Rome (EFR), affacciati su Piazza Navona, una successione di pannelli fotografici conduce il visitatore lungo le coste e le isole dell’Adriatico orientale. Monasteri nascosti nelle baie, chiese costruite su piccoli isolotti, eremi scavati nella roccia e antichi approdi raccontano una storia poco conosciuta della Croazia medievale e tardoantica: comunità monastiche sorte tra il IV e il XII secolo sulle isole della Dalmazia e dell’Istria.

Inaugurazione della mostra all’École française de Rome.
Inaugurazione della mostra all’École française de Rome.

La mostra Isole e santi. Monasteri e santuari dell’Adriatico orientale, da San Girolamo a Gregorio VII, aperta fino al 29 ottobre ad ingresso gratuito, nasce dalle ricerche del progetto internazionale "Monacorale" dedicato alla storia e all’archeologia dei monasteri e dei siti ecclesiastici dell’Adriatico orientale. Realizzata dall’École française de Rome in collaborazione con il Museo Archeologico di Spalato e altre istituzioni francesi e croate, l'esposizione presenta oltre cento complessi ecclesiastici attraverso fotografie, mappe, dati archeologici e ricostruzioni. I pannelli sono in francese e croato, ma QR code permettono di accedere anche ai testi in italiano.

Chiesa di San Giovanni, baia di Telascica (Foto di J. Šućur).
Chiesa di San Giovanni, baia di Telascica (Foto di J. Šućur).

Le isole e il “deserto” del Mediterraneo

«Questa mostra, proprio come il Mare Adriatico di cui parla, sembra riuscire a collegare con successo coste, persone e istituzioni», osserva l'archeologa Nikolina Uroda del Museo dei Monumenti Archeologici Croati di Spalato, curatrice del progetto espositivo insieme a Morana Čaušević-Bully e Sébastien Bully. «Il titolo scelto riassume il tema del percorso: le isole come luoghi di silenzio e ritiro, ma anche di incontro e spiritualità». Per secoli, spiega ancora Uroda, le isole della costa adriatica orientale furono rifugio di comunità monastiche ed eremiti che cercavano «un diverso modo di vivere la solitudine». «Le tracce di questi primi eremi sono spesso appena visibili, nascoste in luoghi difficili da raggiungere».

Vista d'insieme della chiesa oggetto di scavi nell'isolotto di Utran (foto di M. Grgurić Srzentić).
Vista d'insieme della chiesa oggetto di scavi nell'isolotto di Utran (foto di M. Grgurić Srzentić).
Ascolta l'intervista a Nikolina Uroda del Museo dei Monumenti Archeologici Croati di Spalato

Guardare il Mediterraneo dal mare

Il progetto "Monacorale", avviato nel 2021 e finanziato dall’Agence Nationale de la Recherche, coinvolge università, musei e laboratori di ricerca francesi e croati, in continuità con una lunga tradizione di studi sviluppata dall’École française de Rome sulla Dalmazia antica e medievale. Nel tempo, spiega Brigitte Marin, direttrice dell’EFR, quelle che erano nate come ricerche archeologiche sui monasteri della costa adriatica orientale si sono progressivamente allargate a una lettura più complessa del Mediterraneo medievale, mettendo in relazione storia religiosa, paesaggio, cultura materiale e circolazione di uomini e testi.

L'isolotto di Majsan_(Ph.S. Bully, © MONACORALE).
L'isolotto di Majsan_(Ph.S. Bully, © MONACORALE).
Ascolta l'intervista a Brigitte Marin, direttrice dell’École française de Rome.

Monasteri, rotte e manoscritti

Ma il percorso non racconta soltanto una vicenda archeologica. Propone anche un diverso modo di guardare il Mediterraneo. «Solitamente il Mediterraneo si vede dal continente», osserva Marin. In questo caso invece «si rovescia un po’ lo sguardo»: non dai grandi porti o dalle grandi potenze marittime, ma da piccoli territori insulari inizialmente scelti proprio per la loro distanza e povertà.

Le isole della costa adriatica orientale furono infatti, per le prime comunità cristiane, qualcosa di simile al deserto nelle regioni orientali del cristianesimo. Come in Egitto o in Palestina, anche qui il monachesimo cercò luoghi appartati per la preghiera e la vita ascetica. Molte di queste comunità sorsero riutilizzando antiche ville romane o piccoli insediamenti costieri, prima ancora della nascita delle grandi fondazioni benedettine.

Quella ricerca di solitudine, tuttavia, non produsse isolamento. Dalle ricerche emerge come monasteri e santuari fossero inseriti in una rete molto più ampia di rapporti culturali, religiosi e commerciali. Le isole divennero punti di riferimento lungo le rotte marittime, luoghi di incontro tra ambienti culturali differenti, scambi di merci e pellegrinaggi. I monasteri furono anche centri di alfabetizzazione e produzione manoscritta: nei loro scriptoria si svilupparono pratiche scrittorie legate all’altra sponda dell’Adriatico.

Ritratto di San Benedetto. Libro d'ore di Čika, Budapest, Biblioteca e Centro di informazione dell'Accademia ungherese delle scienze.
Ritratto di San Benedetto. Libro d'ore di Čika, Budapest, Biblioteca e Centro di informazione dell'Accademia ungherese delle scienze.

Montecassino e la Dalmazia

È proprio Stéphane Gioanni dell’Université Lyon 2 – UMR HiSoMA(Unità Mista di Ricerca Histoire et Sources des Mondes Antiques), membro della direzione scientifica del progetto insieme a Morana Čaušević-Bully e Pascale Chevalier, a sottolineare i rapporti culturali tra la Dalmazia e l’Italia meridionale nel Medioevo. Nei manoscritti dalmati esposti nella mostra si riconosce infatti la presenza della scrittura beneventana, nata nell’ambiente delle grandi abbazie dell’Italia meridionale e arrivata sulla costa adriatica orientale con la crescente influenza di Montecassino e dei centri monastici peninsulari. «Sono arrivati anche con la loro cultura», spiega Gioanni, influenzando pratiche di scrittura e trasmissione del sapere.

Missale in scrittura beneventana, Zagabria, Biblioteca Metropolitana, MR 166, XI-XII secolo, foglio 33r.j
Missale in scrittura beneventana, Zagabria, Biblioteca Metropolitana, MR 166, XI-XII secolo, foglio 33r.j

L’esposizione è stata inaugurata il 26 maggio alla presenza di Cyril Blondel, ministro consigliere dell’Ambasciata di Francia in Italia e di Jasen Mesić, ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Croazia in Italia, che ha definito la mostra «una bella testimonianza di cristianità e civiltà» custodita lungo la costa croata. Un patrimonio che oggi, attraverso la ricerca archeologica e la collaborazione internazionale, viene progressivamente restituito al pubblico e interpretato in una prospettiva più ampia.

Gli studiosi curatori della mostra.
Gli studiosi curatori della mostra.

Restituire alle isole il loro posto

«L’isola non è periferia: ma di che cosa è il centro?», si domanda infine la direttrice Brigitte Marin. È probabilmente questa la domanda sottesa all’intera mostra: restituire alle piccole isole dell’Adriatico il loro posto nella storia religiosa e culturale del Mediterraneo.

Locandina della mostra.
Locandina della mostra.

 

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29 maggio 2026, 12:28