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Gli effetti dell'infezione monkey pox nella regione del Kivu hanno provocato oltre 500 morti Gli effetti dell'infezione monkey pox nella regione del Kivu hanno provocato oltre 500 morti

RD Congo, Msf: “Rischio crisi sanitaria per donne e neonati”

Il ritiro dei finanziamenti internazionali mette in ginocchio il sistema sanitario del Sud Kivu. A rischio soprattutto donne incinte e neonati, mentre aumentano epidemie, malnutrizione e violenze

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

La provincia del Sud Kivu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, sta affrontando una crisi sanitaria sempre più grave. A lanciare l’allarme è Medici senza frontiere, che denuncia il progressivo deterioramento dell’accesso alle cure in un contesto segnato dal conflitto armato, dall’insicurezza e dal ritiro di numerosi partner internazionali.

L’allarme per donne e neonati

Secondo l’organizzazione umanitaria, la sospensione dei finanziamenti della Banca Mondiale nell’ambito del progetto multisettoriale per la nutrizione e la salute ha avuto effetti immediati soprattutto nella zona di Minova, nel territorio di Kalehe. A soffrire maggiormente sono le categorie più vulnerabili: donne in gravidanza, neonati e pazienti affetti da malattie croniche.

Carenza di medicinali

La crisi riguarda ormai gran parte della provincia. Mancano medicinali essenziali, vaccini e aiuti alimentari, mentre diversi programmi sanitari nazionali risultano fortemente compromessi. Nel 2025, i vaccini contro il morbillo sono stati irreperibili per mesi nonostante la presenza di focolai attivi in 24 delle 34 zone sanitarie del Sud Kivu. “I programmi sanitari nazionali per la lotta contro malaria, tubercolosi, Hiv, malnutrizione e vaccinazioni non funzionano più in modo efficace in molte aree”, spiega Issa Moussa, capo missione di Msf in Sud Kivu. Le difficoltà logistiche, i problemi di sicurezza e la riduzione dei fondi internazionali stanno infatti paralizzando molte strutture sanitarie di base, spesso prive sia di personale retribuito sia di farmaci essenziali.

Minova, cure a pagamento

L’ospedale generale di Minova rappresenta uno dei casi più emblematici della crisi in corso. Dopo l’interruzione del sostegno economico della Banca Mondiale e il ritiro di alcuni partner all’inizio del 2026, la struttura ha introdotto nuove tariffe per le cure ostetriche e neonatali. Per un taglio cesareo vengono richiesti fino a 100 dollari, mentre la cura di un neonato prematuro può costare circa 50 dollari: cifre insostenibili per gran parte della popolazione locale. Molte donne restano ricoverate per giorni o settimane perché impossibilitate a pagare le spese mediche, mentre altre rinunciano completamente all’assistenza sanitaria scegliendo di partorire in casa.

Ospedali sovraffollati

Negli altipiani del Sud Kivu, l’ospedale di Numbi, sostenuto da Msf, continua a garantire cure gratuite ma opera ormai oltre ogni limite. Nei primi mesi del 2026 il tasso di occupazione del reparto maternità ha superato il 217%, con più di una donna per letto. La struttura non riesce più ad assorbire l’afflusso di pazienti provenienti dalle aree costiere, dove molte donne incinte affrontano lunghi tragitti a piedi pur di ricevere assistenza. Intanto cresce il rischio di epidemie di morbillo e colera, in un contesto aggravato dalla malnutrizione cronica e da livelli allarmanti di violenza sessuale.

L’appello alla comunità internazionale

Di fronte al peggioramento della situazione, Medici senza frontiere ha deciso di prolungare il proprio sostegno all’ospedale di Minova, ripristinando da marzo 2026 le attività di assistenza ostetrica e neonatale. Nel primo mese di intervento, l’organizzazione ha assistito 107 parti, di cui 48 cesarei, e ricoverato 41 neonati in terapia intensiva. “Non possiamo sostituire permanentemente le autorità sanitarie o i partner umanitari che si stanno ritirando”, avverte Moussa. Senza nuovi finanziamenti e un intervento rapido, il rischio è il collasso definitivo dei servizi sanitari essenziali, con conseguenze drammatiche sulla mortalità materna e infantile. Msf chiede ai donatori internazionali di riconsiderare i tagli ai finanziamenti sanitari nel Sud Kivu e invita le organizzazioni umanitarie a rafforzare la propria presenza nella regione.

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11 maggio 2026, 13:19