Roma, i tesori degli Asburgo tra bellezza e memoria europea
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Strumento di rappresentazione culturale, diffusione del sapere, dialogo tra civiltà. Questo fu l’arte per la Casa d’Asburgo. Tra XVI e XIX secolo figure centrali come l’imperatore Rodolfo II, l’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, l’arciduca Leopoldo Guglielmo o l’imperatrice Maria Teresa raccolsero e commissionarono opere provenienti da diversi Paesi del Vecchio Continente. Questa straordinaria collezione nacque con l’ambizioso obiettivo di mostrare la valenza multietnica, multiculturale e multireligiosa di un impero. Fino al prossimo 5 luglio, cinquanta di questi capolavori, provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, sono esposti eccezionalmente al Museo del Corso di Roma, nella sede di Palazzo Cipolla.
Architetture a confronto
Il percorso parte dall’idea di architettura come spazio pubblico capace di trasmettere valori culturali e civili: la prima sezione infatti pone a confronto l’edificio del Kunsthistorisches Museum, progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer a fine Ottocento, con il Palazzo che ospita la mostra ideato da Antonio Cipolla.
La grande stagione fiamminga
Il percorso conduce quindi il visitatore dentro l’arte europea tra Cinque e Seicento: la grande stagione fiamminga lo accoglie. È rappresentata da artisti come Peter Paul Rubens o Anthony van Dyck. Eredi del Rinascimento, svilupparono una pittura dinamica, scandita da cromatismi intensi e da una profonda osservazione della natura. Una meditazione sulla bellezza e sulla caducità della vita è offerta dallo splendido Vaso di fiori di Jan Brueghel il Vecchio
Dentro una Kunstkammer
L’itinerario espositivo prosegue all’interno di una vera e propria “camera delle meraviglie”, pensata per una contemplazione raccolta e raffinata. Offre alla vista dipinti di piccolo formato, nature morte, paesaggi, oggetti preziosi: manufatti e meraviglie naturali provenienti da una delle più straordinarie Kunstkammer d’Europa, concepita come microcosmo del sapere.
La borghesia protestante
Ampio spazio è dedicato alla pittura olandese del Seicento, emblema dell’ascesa della società borghese e protestante, specchio della vita quotidiana osservata nella sua dimensione privata. Ne è esponente Johannes Lingelbach, attivo a Roma e vicino ai cosiddetti Bamboccianti, artisti nordici che introdussero nella capitale una pittura attenta alle scene popolari, immerse in una luce delicata e narrativa.
L’introspezione psicologica di Velazquéz
La pittura tedesca è rappresentata da Lucas Cranach, autore di opere contraddistinte da una forte stilizzazione e da un’eccezionale padronanza della linea e del disegno. È il caso delle splendide figure di Adamo ed Eva. L’esposizione quindi offre una serie di straordinari ritratti degli Asburgo, scaturiti dal pennello di Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots.
Tra i grandi capolavori spicca l’Infanta Margarita in abito blu di Velázquez, icona della raffinata capacità di introspezione psicologica, propria dell’artista spagnolo.
I capolavori italiani
Fulcro simbolico ed estetico della collezione viennese è senza dubbio la pittura italiana, particolarmente amata dall’arciduca Leopoldo Guglielmo. La rassegna di Palazzo Cipolla offre la possibilità di ammirare capolavori dei maestri italiani: Venere, Marte e Amore di Tiziano, il sensuale e drammatico Suicidio di Cleopatra di Guido Cagnacci, una versione di Giuditta e Oloferne di Veronese, caratterizzata dal contrasto tra la bellezza raffinata della prima e il pallore livido della testa del secondo.
L’umanità della Sacra Famiglia
Spiccano la spontaneità e l’intimità della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto, eseguita da Orazio Gentileschi: una tela di grandi dimensioni abitata in primo piano dalla Vergine che allatta il Bambino mentre stringe un lenzuolo bianco evocativo della sindone e, sullo sfondo dalla realistica figura dell’anziano Giuseppe, vinto dal sonno dopo la fatica del viaggio. Merita inoltre una menzione, per l’immediatezza, colto in un momento di sorprendente naturalezza, il Ritratto dello scultore Alessandro Vittoria, eseguito da Giovanni Battista Moroni.
La luce di Caravaggio per contemplare la Passione
Conclude il percorso un capolavoro unico: l’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Dipinta a Roma intorno tra il 1603 e il 1605, l’opera presenta un taglio compositivo quasi cinematografico: una figura di spalle, vestita di un’armatura lucente e, al centro, Cristo sofferente e inerme, consegnato alla violenza dei suoi carnefici.
Una meditazione sul mistero salvifico della Passione, tra aderenza al reale e forte tensione emotiva affidata ad un magistrale bilanciamento tra luce ed ombra.
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