Dal Salone di Torino un messaggio di fiducia e di fraternità
Eugenio Murrali – Torino
Un’immagine del Salone di Torino sottende tante parole, tanti libri, tanta storia. All’inizio della cerimonia di apertura, un’orchestra di ragazzini, la Suzuki per la precisione, ha atteso silenziosa che tutti prendessero posto. Al cenno del Maestro ha preso a suonare con freschezza e con perfezione. Hanno eseguito, tra l'altro, Beethoven, l’inno europeo. E per un momento sembrava di vederlo lì, concretamente, Il mondo salvato dai ragazzini, in quella vitalità che non si esibiva, ma era. Proprio come nei libri di Elsa Morante, alla cui opera si ispira il tema della 38.ma edizione della manifestazione dedicata all'editoria.
Il messaggio del Pontefice
Poco dopo l’esecuzione la direttrice del Salone ha riportato il messaggio di Papa Leone XIV, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, per l'evento, nel quale si legge: “In un tempo che sembra soffocato dall'orrore della guerra e dal gelo dell'indifferenza, i bambini, con la loro innata capacità di guardare il mondo con occhi nuovi, accendono nella società una luce di speranza”. Una speranza che passa anche attraverso i libri. Durante la cerimonia inaugurale è stato infatti ricordato che i giovani leggono più degli adulti e che l’editoria per i ragazzi è trainante. Ma non manca nessuno in una fiera con 147mila metri quadri, oltre 500 stand, 1250 marchi editoriali e 70 sale e che prevede 378 ore di laboratori, oltre 2.700 eventi al Lingotto e più di 500 sul territorio con il Salone Off. Quest’anno, poi, la nazione ospite d’onore è la Grecia e tra i suoi autori più noti sarà presente Petros Markarīs. Mentre la regione ospite è l’Umbria, con un programma ampio, dove ha uno spazio importante l’ottavo centenario del transito di San Francesco, avvenimento che porterà in trasferta al Salone di Torino la Marcia della Pace, prevista per domenica 17 maggio.
Traiettorie di futuro
La presenza dei giovani e delle scolaresche è quella che si nota di più nel primo giorno del Salone e il programma per i ragazzi è vastissimo, in un anno particolare anche per la letteratura italiana, dal momento che ricorre il bicentenario di uno degli scrittori italiani più tradotti e letti di sempre, Carlo Collodi, l’autore di Pinocchio.
La lezione inaugurale della 38.ma edizione è stata affidata alla scrittrice britannica Zadie Smith Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza, ancora una volta uno sguardo profondo sull’energia adolescenziale. Le persone abitano con allegria le rumorosissime corsie del Salone, a volte si soffermano ora su una copertina, ora sull’altra, si mettono in fila per ascoltare gli autori che hanno sempre amato o quelli che li hanno incuriositi e vogliono scoprire. In questi giorni possono ascoltare ospiti come il Premio Nobel László Krasznahorkai, Boualem Sansal, Abraham Verghese, Peter Cameron e David Grossman, a Torino per l’uscita del Meridiano Mondadori a lui dedicato e moltissimi altri nomi della letteratura mondiale.
L’audacia della fraternità
Tra gli incontri organizzati dalla Libreria Editrice Vaticana, tra gli editori presenti al Salone, nel pomeriggio di questo pomeriggio, 14 maggio, nella Sala Bianca, si è tenuto il dialogo La fraternità è per gente coraggiosa tra il cardinale Jean Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, e Tomaso Montanari, guidato da Andrea Tornielli, attorno al libro L’audacia della fraternità. Il porporato è partito dalla sua esperienza personale, dall’identità che lo lega alla Francia e all’Algeria al contempo, proprio come “essere cristiano – ha detto – è essere allo stesso tempo in questa Terra, ma anche in una forma di distanza, che però non ci impedisce di amarla”. Nelle parole di Vesco era ancora forte l’emozione per la visita del Pontefice in Algeria. Il cardinale ha raccontato come gli algerini abbiano trascorso nell’ascolto e nella ricerca la presenza del Pontefice nel loro Paese e ha ricordato la frase di una donna musulmana: “Quando l’aereo papale è partito, ho avuto l’impressione che sia partito un amico”. In Algeria la fraternità sa mostrarsi anche al di là delle differenze religiose.
Parlare la lingua del Vangelo
Tomaso Montari ha definito il libro di Vesco “scardinante” e dotato di parresia. Per lo studioso, dal testo si comprende che “la fraternità è il contrario del nazionalismo”, perché “non siamo stati generati dal sangue, ma dallo spirito”. L’intellettuale ha trovato nel volume “una fraterna critica alla retorica della paternità”, e lo ha definito molto “politico”, in senso profondo, ma soprattutto molto legato alla Parola, alla lingua del Vangelo, che ci dice che uno solo è Padre. La fraternità del libro, ha osservato Montanari, si allarga anche al creato, di cui siamo “tutori”. “Riconoscersi fratelli è riconoscersi custodi dell’altro”, ha aggiunto il cardinale Vesco, sottolineando i rischi della “paternità” che a volte si vuole esercitare sull’altro, scivolando nel patriarcato o nel paternalismo. Il porporato ha, inoltre, osservato che “la Chiesa non è un’istituzione chiusa, ma una porta aperta al mondo”. Così vivere da fratelli e sorelle è una testimonianza “sovversiva”.
Vedersi nell’altro
“La sacra famiglia in fuga passa attraverso Gaza”, ha affermato Tomaso Montanari, parlando dell’attenzione che nel libro, in generale, è dedicata ai migranti. Per lo storico dell’arte “Gaza ci ha portato a rivedere quello che succede nel Mediterraneo”, dove continuano a morire migliaia di persone. “Questo libro – ha detto Montanari – toglie molti alibi e fa cadere molti muri di fronte alla sofferenza dell’altro”, in particolare i migranti. Tornando invece all’Algeria, il cardinale ha descritto il Paese come un luogo di passaggi. Vedendo i migranti si è reso conto di avere la fortuna di poter aiutare gli altri. Tra le persone incontrate ha ricordato Josyane, che come lui aveva fatto studi di diritto. Era stata costretta a partire dalla propria nazione, subendo una serie di violenze. Vesco si è messo nei suoi panni, pensando che con gli stessi studi il loro destino era stato tremendamente differente. Così si è battuto perché potesse andare in Francia a proseguire il proprio percorso: “La fraternità è dire: io potrei essere là, potrei essere al suo posto”. Perché se c’è una macropolitica che ci sovrasta e ci schiaccia, bisogna affrontare anche le proprie responsabilità. Tanti gli spunti, anche sul dialogo interreligioso, in un libro che fa spesso riferimento e riporta il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, siglato nel 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb. Parole che uniscono, parole che si fanno ponti, parole che provano “salvare il mondo” proprio come dice il titolo del Salone.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui