Medio Oriente, Trump congela l'attacco all'Iran su richiesta degli alleati del Golfo
Francesco Citterich - Città del Vaticano
Dopo la bocciatura della nuova proposta in 14 punti presentata da Teheran e giudicata «inadeguata» dalla Casa Bianca, Donald Trump annuncia di avere sospeso un attacco contro l’Iran che, secondo quanto riferito dallo stesso presidente degli Stati Uniti, era previsto per oggi.
La richiesta degli alleati arabi del Golfo
La decisione sarebbe arrivata su richiesta degli alleati arabi del Golfo, preoccupati per il rischio di un’escalation regionale mentre, dietro le quinte, sarebbero in corso «colloqui seri» tra Washington e Teheran che potrebbero portare ad un accordo. Trump, tuttavia, mantiene il tono della massima pressione e avverte che gli Stati Uniti restano pronti ad agire militarmente «in qualsiasi momento» qualora i negoziati dovessero fallire o Teheran decidesse di accelerare ulteriormente sul dossier nucleare. L’ultima proposta d’intesa trasmessa da Teheran a Washington prevede tre elementi principali: la rimozione delle sanzioni internazionali contro l’Iran, il rilascio dei beni iraniani congelati all’estero e la fine del “blocco” economico imposto al Paese. Il piano contempla inoltre l’apertura graduale e controllata dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale, con un ruolo di garanzia affidato a Pakistan e Oman in caso di tensioni o incidenti lungo la rotta marittima. Proprio in relazione alla sicurezza del corridoio navale, il Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano avrebbe annunciato la creazione di un nuovo organismo incaricato della supervisione dello Stretto, denominato “Autorità dello Stretto del Golfo Persico”. La proposta iraniana includerebbe anche la richiesta di una cessazione delle ostilità nei principali teatri di crisi del Medio Oriente, incluso il Libano, nel tentativo di avviare una più ampia stabilizzazione regionale parallelamente ai negoziati con gli Stati Uniti. Lo riferisce Sky News Arabia, citando dichiarazioni attribuite al vice ministro degli Affari esteri iraniano.
Cosa prevede il piano in 14 punti
Secondo fonti vicine al dossier, il piano iraniano articolato in 14 punti conterrebbe aperture limitate sul controllo del programma nucleare e sulla cooperazione con gli ispettori internazionali, senza però accogliere le principali richieste avanzate dagli Stati Uniti. In particolare, Teheran non avrebbe accettato né lo stop all’arricchimento dell’uranio a livelli elevati né una riduzione del sostegno ai gruppi armati alleati nella regione. Per l’amministrazione di Washington, la proposta non offrirebbe quindi garanzie sufficienti né tempistiche certe per una reale de-escalation. La tensione dunque resta alta nel Golfo, dove le monarchie sunnite temono che la ripresa del conflitto diretto tra Stati Uniti e Iran possa travolgere l’intera regione, colpendo di nuovo infrastrutture energetiche strategiche e rotte commerciali fondamentali per il mercato globale del petrolio. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar avrebbero quindi intensificato nelle ultime ore le pressioni diplomatiche su entrambe le parti per evitare un attacco immediato e lasciare spazio ai negoziati.
La reazione iraniana
Dal canto suo, il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, prova a mantenere aperto il canale comunicativo senza apparire debole sul piano interno. «Il dialogo non è resa», ha dichiarato, rivendicando la disponibilità dell’Iran a trattare, ma respingendo qualsiasi ipotesi di negoziato «sotto minaccia». Intanto, i mercati osservano con crescente nervosismo l’evoluzione della crisi. Gli analisti ritengono che le prossime 48 ore saranno decisive per capire se i «colloqui seri» evocati dal presidente Trump potranno realmente tradursi in una nuova intesa diplomatica, oppure se la regione si avvicinerà a un confronto armato dalle conseguenze imprevedibili.
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