Venezuela, la lieve ripresa economica non basta: indigente il 68% delle famiglie
Francesco Citterich - Città del Vaticano
La ripresa economica del Venezuela continua a mostrare segnali fragili e insufficienti a invertire la rotta di una crisi sociale che dura ormai da oltre un decennio. Secondo l’ultima indagine nazionale sulle condizioni di vita, realizzata dall’Università Cattolica Andrés Bello (Ucab), il 68,5% delle famiglie venezuelane vive ancora in condizioni di indigenza, mentre il 31,7% si trova in una situazione di povertà estrema, con redditi incapaci di garantire persino l’accesso regolare al cibo.
Profonde disuguaglianze e gravi carenze strutturali
Nonostante alcuni indicatori macroeconomici mostrino un lieve miglioramento rispetto agli anni più difficili della crisi, il Paese sudamericano resta segnato da profonde disuguaglianze e da gravi carenze strutturali. La povertà — che tiene conto non solo del reddito, ma anche dell’accesso a istruzione, sanità, alloggi, servizi pubblici e occupazione — colpisce infatti oltre la metà della popolazione, compromettendo il benessere collettivo e la possibilità di una reale ripresa sociale. L’economia venezuelana ha attraversato una lunga recessione tra il 2014 e il 2022, periodo durante il quale il Prodotto interno lordo si è contratto di circa l’80%, accompagnato da una devastante fase di iperinflazione che ha eroso salari, risparmi e potere d’acquisto. Sebbene negli ultimi anni l’inflazione abbia rallentato e alcuni settori abbiano registrato una moderata crescita, milioni di cittadini continuano a vivere in condizioni estremamente precarie.
Dove le difficoltà sono più evidenti
Le difficoltà sono evidenti soprattutto nei servizi essenziali. L’accesso all’istruzione rimane fortemente compromesso: circa 1,2 milioni di bambini e adolescenti risultano fuori dal sistema scolastico, mentre molte scuole non dispongono di mense funzionanti o di infrastrutture adeguate. Anche il sistema sanitario soffre di carenze croniche di personale, medicinali e attrezzature. A questo si aggiungono i frequenti blackout elettrici e la scarsità di acqua potabile: soltanto una minima parte della popolazione può contare su una fornitura continua di elettricità e acqua nelle proprie abitazioni. Sul piano politico ed economico, la presidente ad interim Delcy Rodríguez, subentrata a Nicolás Maduro dopo la sua cattura da parte degli Stati Uniti il 3 gennaio 2026 a Caracas, ha annunciato un aumento del cosiddetto “reddito minimo globale” per i lavoratori, portandolo a 240 dollari mensili. Una cifra che, secondo numerosi analisti ed economisti, resta però molto lontana dai circa 700 dollari necessari per coprire il costo di un paniere alimentare di base destinato a una famiglia di cinque persone.
Gli effetti dell'emigrazione di massa
L’indagine dell’Ucab mette inoltre in evidenza gli effetti duraturi dell’emigrazione di massa che ha caratterizzato il Venezuela negli ultimi vent’anni. Circa otto milioni di persone hanno lasciato il Paese dall’inizio della crisi politico-economica, generando profonde trasformazioni demografiche e sociali. Nonostante un lieve rallentamento dei flussi migratori, soltanto il 10% dei venezuelani residenti all’estero dichiara oggi di volere rientrare stabilmente nel Paese, segno di una fiducia ancora limitata nelle prospettive economiche e politiche del Venezuela.
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