Medio Oriente, in Libano attacchi reciproci tra Israele e Hezbollah
Roberta Barbi – Città del Vaticano
Un fitto scambio di attacchi tra Israele e Hezbollah ha messo fine alla fragilissima tregua raggiunta a Washington tra Israele e Libano dopo due giorni di colloqui. Le forze di difesa israeliane hanno lanciato missili contro l’ospedale Jabal Amel a Tiro, nel sud del Paese, e la milizia sciita ha risposto attaccando i soldati israeliani vicino al castello di Beaufort.
I contenuti dell’intesa
L’intesa raggiunta prevedeva la fine degli attacchi di Hezbollah e il suo allontanamento dall’area del fiume Litani con conseguente progressivo schieramento dell’esercito libanese in zone “pilota” – come già accaduto nel villaggio meridionale di Debbine - e solo successivamente l’arretramento delle truppe israeliane. Si tratta di condizioni già contenute nel previsto cessate il fuoco del novembre 2024 e dai governi di Beirut nel 2025.
La posizione di Hezbollah
Sebbene il presidente libanese Aoun avesse dichiarato di attendere una risposta da Hezbollah, questa non si è fatta attendere: il leader della milizia sciita, Naim Qassem, ha definito le condizioni della tregua “umilianti”, sostenendo che il cessate il fuoco debba essere “globale”. Questa posizione è stata pubblicamente sostenuta anche dai ribelli yemeniti Houthi che promettono risposte violente nell’area del Mar Rosso a ogni violazione israeliana. Nuovi colloqui sono previsti a Washington il 22 giugno.
Il fronte Usa-Iran
Dalla capitale statunitense il presidente americano Trump è tornato a parlare con i giornalisti dell’intesa con l’Iran, le cui condizioni fondamentali sarebbero la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rinuncia all’arma nucleare: “Vinceremo in ogni caso, sulla carta o militarmente”, ha detto, esprimendo la propria disponibilità a incontrare la Guida suprema iraniana Khamenei, ma contemporaneamente ha avvertito il nemico: “Se muore un solo soldato Usa è guerra”.
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