In Etiopia la festa dell'acqua grazie ai progetti della ong italiana Cvm
di Vincenzo Giardina
In fila, sotto i rubinetti, si ammassano taniche gialle ed arancioni. Tutto intorno si sentono grida di gioia: per il villaggio è un giorno di festa. "Dell'acquedotto ora sarà fondamentale prendersi cura, dicendo 'è mio', sentendolo proprio e di tutta la comunità", sottolinea Gezachew Belay, amministratore nel distretto di Ari, nel sud dell'Etiopia. È responsabile per l'acqua e l'energia, sfide decisive sulle colline che salgono verso l'altopiano. Siccità prolungate stanno rendendo scorte e forniture meno prevedibili e non ci si può permettere alcuno spreco. "Nei villaggi", sottolinea Gezachew, "ci vuole senso di responsabilità, perché il servizio sia garantito oggi ma anche domani".
Dieci chilometri d'acquedotto
La festa risale a qualche settimana fa. A zampillare dai rubinetti è l'acqua che arriva attraverso un condotto lungo dieci chilometri e con un dislivello di circa 600 metri. Parte da una sorgente montana e scende giù, sfruttando la forza di gravità. Nulla, però, era scontato. "Di acquedotti ne abbiamo costruiti già cinque, d'intesa con le autorità dei distretti di Basketo, Semen Ari e Geze Gofa", riferisce Attilio Ascani, coordinatore dei progetti di Cvm, Comunità volontari per il mondo, una ong che aderisce alla federazione italiana Focsiv. "Dalla località di Angila, ad esempio, contiamo di portare acqua pulita a quattro villaggi dove vivono circa 6mila persone". Il servizio è supportato dall'Italia grazie ai fondi dell'8xmille alla Chiesa cattolica. È gratuito, forse perché non ha prezzo. "La popolazione della regione è in gran parte sprovvista di acqua potabile", sottolinea Ascani: "Solo il 30-40% delle persone ha accesso a fonti pulite, un dato problematico anche sul piano sanitario e delle malattie trasmissibili".
Un problema sanitario
L'Etiopia è in movimento. Anche nel 2026 resta tra i Paesi africani con i tassi di crescita economica più elevati. Il Fondo monetario internazionale prevede un incremento del Prodotto interno lordo del 9,2 per cento. La costruzione di dighe in grado di fornire energia e sostenere lo sviluppo industriale è una delle priorità del governo del primo ministro Abiy Ahmed. Tra una regione e l'altra, però, restano degli squilibri. Basketo, Semen Ari e Geze Gofa sono tra i distretti più vulnerabili, in un contesto comunque difficile: Unicef stima che in Etiopia almeno il 60 per cento delle malattie trasmissibili siano dovute alla mancanza di acqua potabile e a condizioni igienico-sanitarie inadeguate, mentre la dissenteria continua a rappresentare una delle principali cause di mortalità infantile.
50 anni di impegno per l'accesso all'acqua
Proprio dall'acqua è cominciata la storia di Cvm. Era il 1980 quando i primi due volontari arrivarono in Etiopia per realizzare opere idrauliche. Un impegno importante ieri come oggi, secondo Degfe Getachew, un altro amministratore del distretto di Ari. "La comunità", spiega, "ha affrontato molte difficoltà per la malaria e altre malattie legate alla mancanza di acqua pulita". In fila con una tanica c'è anche Burte. Con l'altra mano tiene un bambino, mentre le parole scorrono come un torrente: "L'acqua è vita, senza non possiamo sopravvivere; ora siamo felici, soprattutto noi madri". Guarda avanti anche Sadichana, una donna che vive nel villaggio di Sefera. "A lungo abbiamo bevuto l'acqua del fiume, rischiando di ammalarci", ricorda. "Ora finalmente l'acqua scorre tra le case ed è pulita: ce ne prenderemo cura".
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