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Navi al largo di Bandar Abbas, lungo lo Stretto di Hormuz Navi al largo di Bandar Abbas, lungo lo Stretto di Hormuz 

In salita la via dei negoziati tra Usa e Iran

Le trattative previste per oggi al Bürgenstock, sul Lago di Lucerna, sono state rinviate a nuova data. Ad annunciarlo il governo elvetico. Ieri era stato cancellato il viaggio in Svizzera del vicepresidente statunitense JD Vance: "La logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile", aveva fatto sapere la Casa Bianca. È comunque ripreso il traffico nello Stretto di Hormuz. Ma non si sono fermati i raid israeliani nel Libano meridionale

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Prima la firma a distanza apposta sulla tregua da Donald Trump e Masoud Pezeshkian, poi il rinvio dei negoziati in Svizzera. Ancora una battuta d’arresto nel percorso volto a blindare l’accordo fra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. Le trattative previste per oggi al Bürgenstock, sul Lago di Lucerna, sono state infatti rinviate a nuova data. Ad annunciarlo il governo elvetico, poche ore dopo la cancellazione del viaggio in Europa del vicepresidente statunitense, JD Vance. «La Svizzera resta pronta a facilitare tali discussioni. Il relativo lavoro preparatorio prosegue», ha annunciato il ministero degli Affari esteri di Berna.

L'annuncio degli Usa

La cancellazione del viaggio in Svizzera di Vance — così come quello di Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan, che ha fin qui portato avanti la mediazione, parallelamente alla spinta del Qatar — aveva già sollevato i dubbi degli analisti sulla possibilità che i colloqui, finalizzati a trasformare il cessate-il-fuoco in una pace duratura, facessero immediatamente seguito alla firma elettronica di mercoledì, da parte del presidente statunitense al termine del G7 in Francia e dell’omologo iraniano a Teheran. I negoziati, 60 giorni «prorogabili con consenso reciproco», come previsto in uno dei 14 punti dell’intesa, avrebbero dovuto concentrarsi sul programma nucleare iraniano.

Questioni logistiche

«I piani per le prossime discussioni tecniche non sono ancora stati definiti e la delegazione americana si è detta pronta a partire alla prima occasione utile. Ma la logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile», aveva fatto sapere ieri la Casa Bianca, proprio mentre Trump respingeva le accuse dei detrattori di non essere stato abbastanza duro con Teheran nel corso dei round negoziali e celebrava il calo dei prezzi del petrolio, avvicinatisi ieri ai livelli prebellici, ma già risaliti oggi. Era stato comunque proprio Vance ad assicurare che gli Stati Uniti «non allenteranno la presa» sull’Iran fino a quando Teheran non cambierà il suo comportamento «in maniera fondamentale».

La posizione di Teheran

Sul memorandum d’intesa, che dopo la firma risulta comunque entrato in vigore, si è intanto espressa anche la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei: in un messaggio scritto ai principali media della Repubblica islamica, ha mostrato le proprie riserve, spiegando di aver dato «il consenso» anche se in principio la sua opinione era «diversa». Da parte sua, il capo negoziatore iraniano, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito la necessità di rispettare le «linee rosse» di Teheran nei futuri colloqui con Washington, mentre i Pasdaran hanno ribadito che, «al minimo cenno» di Khamenei, rimangono pronti a colpire in maniera «ancora più potente di prima».
Toni, dunque, tutt’altro che distesi, tanto che il presidente francese Emmanuel Macron si è detto non pienamente convinto che il conflitto sia «completamente» finito, pur osservando come si stia «entrando in una nuova fase, di cooperazione e dialogo, che è meglio della guerra».

Lo Stretto di Hormuz

Nel frattempo, il traffico è ripreso nello Stretto di Hormuz, come previsto dall’accordo. Le forze statunitensi mobilitate nelle scorse settimane per bloccare i porti iraniani «hanno permesso il passaggio di oltre una decina di navi», secondo quanto annunciato dallo stesso Vance. Teheran, attraverso una dichiarazione del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale citata dalla tv di Stato, ha annunciato che le imbarcazioni che desiderano attraversare la strategica via d’acqua devono presentare richiesta a un nuovo organismo governativo. In conformità con i termini del protocollo, è stato specificato, «non saranno addebitate tariffe per un periodo di 60 giorni». Punto, questo, che non collima con la lettura americana dell’accordo: secondo l’amministrazione Trump infatti lo Stretto resterà aperto senza pedaggi «nel lungo termine».

Attacchi israeliani nel sud del Libano

In questo quadro, a far vacillare gli accordi è pure la nuova esplosione di violenza nel sud del Libano. Gli ultimi attacchi israeliani contro postazioni della milizia filo-iraniana Hezbollah hanno causato 18 morti e 33 feriti, secondo il ministero della Salute di Beirut. L’esercito israeliano ha invece riferito della morte di quattro suoi soldati.
Quello di oggi è il bilancio complessivo più pesante dall’annuncio dell’intesa tra Usa e Iran, che prevede un cessate-il-fuoco «su tutti i fronti, compreso il Libano». Secondo «The Financial Times», che rilancia le dichiarazioni di fonti informate sulla questione, i colloqui in Svizzera sarebbero saltati proprio «a causa della serie di attacchi aerei letali sferrati da Israele nel Libano meridionale».

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19 giugno 2026, 14:14