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La Ocean Viking, la nave di soccorso di Sos Mediterranée La Ocean Viking, la nave di soccorso di Sos Mediterranée

“Soli in mare”, SOS Mediterranée racconta il dramma de migranti bambini

Diecimila minori non accompagnati salvati in 10 anni di ricerca e soccorso in mare da parte del ramo italiano della ong umanitaria e marittima. Il documento, appena pubblicato, racconta numeri, storie e vulnerabilità di bambini e adolescenti che affrontano da soli la rotta del Mediterraneo centrale. Un fenomeno aggravato dalle nuove norme europee su migrazione e asilo

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Ci sono bambini che attraversano il deserto del Sahara, sopravvivono a violenze e sfruttamento in Libia o Tunisia e infine si affidano a imbarcazioni precarie per tentare la traversata del Mediterraneo. Sono i minori stranieri non accompagnati, ragazzi e ragazze che affrontano da soli uno dei percorsi migratori più pericolosi al mondo. A loro è dedicato “Soli in mare”, il nuovo dossier pubblicato da SOS Mediterranée per raccontare una realtà che troppo spesso rimane sullo sfondo del dibattito pubblico.

Bambini invisibili

L’obiettivo del rapporto è riportare al centro le storie delle persone, al di là delle contrapposizioni politiche che da anni caratterizzano il tema delle migrazioni. Attraverso dati, numeri e testimonianze raccolte durante le operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale, il dossier fotografa la condizione dei minori che tentano di raggiungere l’Europa senza la protezione di un adulto. “Dall’inizio delle operazioni in mare, nel marzo 2016, quasi una persona su cinque tra quelle soccorse dagli equipaggi delle nostre navi è un minore non accompagnato”, spiega Barbara Antonelli, responsabile della comunicazione di SOS Mediterranée - Italia. “Per questo abbiamo deciso di pubblicare numeri, statistiche e testimonianze che raccontano un fenomeno spesso invisibile”.

Ascolta l'intervista a Barbara Antonelli

Fuggono da guerre e povertà

Secondo i dati richiamati nel dossier, negli ultimi dieci anni almeno 3.500 bambini e minori sono scomparsi nel Mediterraneo centrale. Una tragedia silenziosa che, secondo Unicef, si consuma a poche miglia dalle coste europee. Eppure, denuncia l’organizzazione, le politiche europee continuano a concentrarsi soprattutto sul rafforzamento dei controlli e sull’esternalizzazione delle frontiere. Dietro quei numeri si nascondono percorsi segnati da povertà, conflitti e persecuzioni. “Molti di questi ragazzi provengono dall’Africa occidentale, dal Corno d’Africa, dall’Asia e dal Sud-Est asiatico”, racconta Antonelli. “La maggior parte dei bambini maschi parte per migliorare le proprie condizioni di vita, cercare un lavoro o sfuggire a guerre e carestie”. Ancora più drammatica, sottolinea, è spesso la condizione delle ragazze, che rappresentano circa il 10% dei minori non accompagnati soccorsi. “Molte fuggono da matrimoni forzati, violenze domestiche, abusi sessuali o mutilazioni genitali femminili”.

Viaggi che durano anni

Prima ancora di affrontare il mare, questi giovani migranti percorrono migliaia di chilometri attraverso territori estremamente pericolosi. “Si tratta di bambini e bambine che sono spesso in viaggio da anni”, osserva Antonelli. “Attraversano il Sahara, uno degli spazi meno monitorati e più rischiosi del pianeta, per poi arrivare in Libia e Tunisia, dove violenze, discriminazioni e assenza di diritti aggravano ulteriormente la loro vulnerabilità”. Una volta raggiunte le coste europee, però, le difficoltà non finiscono. SOS Mediterranée denuncia le carenze di un sistema di accoglienza che, pur prevedendo specifiche tutele per i minori, presenta ancora molte fragilità. “L’approccio resta spesso emergenziale e instabile”, afferma Antonelli. “Dopo un viaggio così difficile, i minori si trovano di fronte a un sistema che presenta molte falle e che può esporli a nuove difficoltà”.

Un Europa che non li protegge

Le preoccupazioni dell’organizzazione riguardano anche il nuovo Patto europeo su Migrazione e Asilo, entrato in vigore il 12 giugno. Secondo SOS Mediterranée, il provvedimento rischia di incidere profondamente sulla condizione giuridica dei minori stranieri non accompagnati. Tra le criticità segnalate vi sono la possibilità di permanenze prolungate alle frontiere esterne dell’Unione Europea, la scarsità di servizi specializzati, le problematiche legate all’accertamento dell’età e il rischio che alcuni minori vengano considerati adulti, perdendo così le garanzie previste dalla normativa. “Siamo fortemente preoccupati”, sottolinea Antonelli. “Il nuovo Patto rappresenta un aumento dei rischi e delle vulnerabilità cui i minori non accompagnati possono essere esposti”. A ciò si aggiungono procedure accelerate per l’esame delle domande di asilo che, secondo l’associazione, potrebbero rendere più difficile l’accesso all’assistenza legale, alla tutela e ai servizi sanitari, psicologici ed educativi.

Le responsabilità della politica

Per SOS Mediterranée, il problema è anche culturale e comunicativo. “La questione umanitaria è stata fortemente politicizzata e il Mediterraneo è diventato un mare politicizzato”, osserva Antonelli. “Quando le persone vengono descritte soltanto come numeri o minacce, si crea una distanza morale che normalizza le morti in mare”. Da qui la scelta di raccontare le vicende dei minori soccorsi negli anni: “Vogliamo ricordare che stiamo parlando di bambini e adolescenti con gli stessi diritti di qualsiasi altro essere umano”. “Soli in mare” nasce proprio con questo intento: restituire un volto e una storia a chi troppo spesso viene ridotto a una statistica. In un Mediterraneo che continua a essere una delle frontiere più letali del mondo, il dossier chiede di riportare al centro la tutela dei minori e il rispetto degli obblighi internazionali di salvataggio, affinché il destino di migliaia di bambini non resti confinato nell’indifferenza.

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23 giugno 2026, 14:15