Sant’Egidio, veglia per i migranti morti in mare: "L'Europa si svegli dal sonno"
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
“Cari migranti, prima di dirvi qualsiasi altra cosa, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità”. È con queste parole pronunciate lo scorso 11 giugno al porto di Arguineguín nelle Isole Canarie, durante il viaggio apostolico in Spagna, che Papa Leone XIV ha scosso la coscienza di un'Europa distratta che continua a calpestare i diritti e a stritolare, appunto, la dignità di chi fugge dalle proprie terre non per velleità ma per il bisogno primario di sopravvivere alle guerre, ai cambiamenti climatici, alla fame. Un monito che risuona con urgenza e dolore a Roma, diventando il cuore pulsante della veglia di preghiera "Morire di Speranza", organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, alle 18.30 di oggi 18 giugno, e da altre associazioni che si occupano di accoglienza (Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ACLI, Scalabrini International Migration Network, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e ACSE). Un appuntamento ormai ventennale che cade all'indomani dell'approvazione da parte dell'Ue delle nuove norme sui rimpatri e la brusca virata burocratica sul fenomeno migratorio che sta infiammando il dibattito politico.
Morire di Speranza
“Abbiamo scelto questo tema perché molte delle persone che incontriamo, che arrivano in Italia o in Spagna ci raccontano il dramma del viaggio con la consapevolezza di poter morire annegati o vittime dei trafficanti. Alcuni hanno tentato le traversate per sette, otto volte, e ogni volta con la stessa atroce paura ma anche con la speranza di approdare, di essere al sicuro e magari di poter iniziare una nuova vita, aiutando le proprie famiglie e contribuendo allo sviluppo del Paese in cui arrivano. Non sono numeri, sono volti, sono storie, questo è un concetto che ripetiamo spesso ma che non trova ancora la considerazione giusta”, dice ai media vaticani, Daniela Pompei, responsabile del servizio immigrazione per la Comunità di Sant’Egidio che aggiunge: “Con questa veglia celebriamo e ricordiamo i morti ma anche i vivi. Ci saranno moltissimi migranti, parenti o amici, e sono loro che ci dicono i nomi di chi non ce l’ha fatta, persone che erano con loro sulla barca o nel deserto. Una giovane donna, arrivata ultimamente con i corridoi umanitari, ci ha raccontato di aver perso due sorelle nel viaggio”.
Le nuove norme sui rimpatri
Mentre nel cuore di Roma la piazza si interroga sui costi umani delle rotte, il quadro normativo continentale ha appena subito una profonda trasformazione. L'Unione europea ha infatti dato il via libera definitivo alle nuove norme sui rimpatri, un pacchetto legislativo volto ad accelerare le espulsioni dei migranti irregolari e a uniformare le procedure tra gli Stati membri. Il provvedimento, che introduce procedure accelerate alle frontiere e un sistema di monitoraggio più stringente, incrocia inevitabilmente la dura realtà dei dati. Proprio contro la proposta di espulsioni di massa o rimpatri forzati privi di adeguate tutele (la cosiddetta “remigrazione”), Papa Leone XIV ha espresso la sua netta contrarietà durante il viaggio alle Canarie, e di nuovo con i giornalisti all’uscita di Castel Gandolfo, la sera del 16 giugno, definendo tali pratiche come “una risposta non cristiana” per risolvere l'emergenza.
Aprire vie legali
“Siamo profondamente preoccupati per quello che sta accadendo in Europa e per l’approvazione di questo testo sui rimpatri - afferma Pompei -. Penso che bisogna ribadire e riconoscere la dignità di queste persone come atto prioritario e poi procedere all’allargamento delle vie legali, come i corridoi umanitari, il visto per motivi di lavoro, aumentare i ricongiungimenti familiari e non chiudere i migranti nei CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri) per due anni o rimpatriarli dall’oggi al domani. Quest’Europa sembra aver perso la sua anima, che è anche quella di essere costruita da persone diverse fra di loro, per cultura, per fede, per etnia. Attraverso l’evento di questa sera vogliamo proprio dire all’Europa di svegliarsi dal sonno, di cambiare sguardo e insistere sull’integrazione, sul saper vivere insieme come comunità. In Paesi con sofferenza demografica come l’Italia o la Spagna, i migranti ancora di più sono una risorsa di vita ma anche economica”.
77mila morti dal 1990 a oggi
Alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno, la Comunità di Sant'Egidio ha chiamato a raccolta la cittadinanza e i fedeli per sottrarre all'oblio i numeri di una vera e propria strage silenziosa. Presieduta da don Marco Gnavi nella basilica di Santa Maria in Trastevere e in piazza, la veglia mette al centro le 77mila persone, tra morti accertate e dispersi, che dal 1990 a oggi hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo o lungo le altre rotte terrestri e marittime nel tentativo di raggiungere l'Europa. I dati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delineano uno scenario agghiacciante che si scontra dolorosamente con la freddezza delle nuove intese di Bruxelles: negli ultimi cinque anni il 28,8% delle vittime è costituito da donne e bambini. Nonostante una diminuzione complessiva degli arrivi, la percentuale di chi perde la vita è aumentata, registrando una vittima ogni 47 tentativi di attraversamento tra il Mediterraneo e l'Atlantico.
Il destino dei minori
Proprio ai minori, l'anello più fragile di questa catena di morte, Papa Leone XIV ha voluto dedicare il suo messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, intitolato "Anche uno solo di questi bambini", tratto dal Vangelo di Matteo («E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me»), in cui il Pontefice ha denunciato le sfide globali che minacciano i diritti dei più piccoli e ribadito che ogni singolo minore ha un valore infinito che esige tutele legali e percorsi di protezione efficaci, elementi che rischiano di essere messi in secondo piano dalla priorità data ai rimpatri veloci.“Quando si migra - spiega Daniela Pompei - quando si prende la decisione di partire, partono anche famiglie intere, con bambini, spesso neonati. Ricordiamoci che giusto un mese fa una bimba di nemmeno un mese è morta assiderata a Lampedusa. Questo accade quando i problemi nel Paese di origine, i pericoli, l’insicurezza sono tali che si sceglie comunque di far rischiare la vita a tutti i membri della famiglia. Partono gli anziani, partono le donne incinte, soprattutto africane, che sono vittime di tratta”
Contro la logica dei respingimenti
La drammatica contabilità della morte deve spingere a un radicale cambio di rotta. Durante la veglia a Trastevere, l'appello del Papa alle Canarie si fa richiesta politica: ripristinare immediatamente le missioni di salvataggio in mare e aprire vie legali e sicure sul collaudato modello dei corridoi umanitari. A testimoniare che un'alternativa alle espulsioni è possibile, la basilica romana e l’omonima piazza si riempiono non solo di luci e candele accese in memoria di chi non ce l'ha fatta, ma anche dei volti di numerosi immigrati arrivati in Italia in totale sicurezza grazie proprio ai corridoi umanitari. Accanto a loro, uniti nel dolore, i familiari e gli amici di coloro che il mare ha strappato alla vita. “Siamo chiamati - conclude la responsabile dei servizi immigrazione di Sant'Egidio - a custodire il diritto alla speranza, come lo definisce il Papa. E’ un diritto che deve interpellarci a tutti i livelli, non solo per i cristiani, ma anche i responsabili istituzionali, i capi di Stato e di governo, anche loro sono chiamati a garantire questo diritto, di sperare in una vita migliore”.
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