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Il Paese sudamericano occupa il terzo posto nella classifica delle crisi dimenticate stilata dal Norwegian Refugee Council (Nrc) Il Paese sudamericano occupa il terzo posto nella classifica delle crisi dimenticate stilata dal Norwegian Refugee Council (Nrc)  (AFP or licensors)

Colombia, la crisi invisibile degli sfollati

Uno degli aspetti più drammatici della situazione è il cosiddetto “confinamento forzato”. In molte zone rurali, intere comunità non possono lasciare i propri villaggi a causa della presenza di gruppi armati che controllano strade, accessi e risorse. Questo significa che non solo le persone vengono sfollate, ma in alcuni casi vengono anche “intrappolate” nei territori, private di libertà di movimento, accesso a cibo, cure mediche ed educazione

Francesco Citterich - Città del Vaticano

La crisi degli sfollamenti in Colombia rappresenta oggi una delle emergenze umanitarie più gravi e allo stesso tempo meno visibili del panorama globale. Nonostante la sua portata, il Paese sudamericano occupa il terzo posto nella classifica delle crisi dimenticate stilata dal Norwegian Refugee Council (Nrc), che ogni anno segnala le situazioni in cui milioni di persone sfollate ricevono poca attenzione mediatica, scarsi finanziamenti e un limitato impegno politico internazionale.

Oltre sessant'anni di conflitto armato

La Colombia è segnata da oltre sessant’anni di conflitto armato interno, una delle guerre più lunghe dell’America Latina. Anche dopo l’accordo di pace del 2016 con le Forze armate rivoluzionare della Colombia (Farc), la violenza non è scomparsa: gruppi armati residui, organizzazioni criminali e dissidenze guerrigliere continuano a contendersi il controllo di vaste aree rurali. Questo ha generato una condizione di instabilità cronica che colpisce soprattutto le regioni periferiche, dove lo Stato ha una presenza limitata e spesso fragile. Secondo il Nrc, milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e molte vivono ancora oggi in condizioni di sfollamento interno, senza prospettive di ritorno sicuro. La crisi non riguarda solo gli sfollati interni: la Colombia è anche un Paese di transito e accoglienza per un numero elevatissimo di migranti e rifugiati venezuelani, che si sommano alla popolazione già vulnerabile. Questo crea una pressione enorme sui servizi pubblici, sulle comunità locali e sui sistemi di assistenza umanitaria.

Il "confinamento forzato"

I militari controllano una zona a Palmira, Pueblo Nuevo, Colombia
I militari controllano una zona a Palmira, Pueblo Nuevo, Colombia   (ANSA)

Uno degli aspetti più drammatici della situazione è il cosiddetto “confinamento forzato”. In molte zone rurali, intere comunità non possono lasciare i propri villaggi a causa della presenza di gruppi armati che controllano strade, accessi e risorse. Questo significa che non solo le persone vengono sfollate, ma in alcuni casi vengono anche “intrappolate” nei territori, private di libertà di movimento, accesso a cibo, cure mediche ed educazione. Le popolazioni indigene e afro-colombiane risultano tra le più colpite, spesso perché vivono in aree strategiche ricche di risorse naturali o corridoi di traffico illegale. Il rapporto del Nrc sottolinea che la crisi colombiana è particolarmente complessa perché combina elementi di conflitto armato, criminalità organizzata, disuguaglianze storiche e debole presenza istituzionale nelle regioni periferiche. Non si tratta quindi di una situazione lineare, ma di un mosaico di crisi locali che si sovrappongono e si alimentano a vicenda. Anche i tentativi di rafforzare la pace incontrano ostacoli, poiché la frammentazione dei gruppi armati rende difficile un processo negoziale stabile e duraturo. Dal punto di vista umanitario, i bisogni sono enormi e multidimensionali. Le persone sfollate necessitano di alloggi sicuri, accesso all’acqua potabile, assistenza sanitaria e supporto psicologico, oltre che protezione legale per evitare sfratti o nuove forme di violenza. Il Norwegian Refugee Council opera in diverse aree del Paese con programmi che includono istruzione per i bambini sfollati, sostegno ai mezzi di sussistenza, distribuzione di aiuti di emergenza e assistenza legale. Tuttavia, la portata dei bisogni supera di gran lunga le risorse disponibili.

La mancanza di attenzione internazionale

Un elemento chiave che spiega perché la crisi sia definita “dimenticata” è proprio la mancanza di attenzione internazionale. Le emergenze globali più mediatiche tendono a spostare risorse e interesse politico, lasciando crisi prolungate come quella colombiana in una condizione di sotto-finanziamento strutturale. Questo si traduce in una risposta umanitaria insufficiente rispetto al numero reale di persone colpite. Il rapporto evidenzia che la combinazione di scarsa copertura mediatica, limitato sostegno finanziario e debole iniziativa diplomatica contribuisce a mantenere milioni di persone in una condizione di invisibilità. Un altro fattore determinante è la geografia del conflitto. Molte delle aree più colpite sono regioni remote, amazzoniche o costiere del Pacifico, difficilmente accessibili e spesso controllate da gruppi armati. Questo rende più complessa la raccolta di dati, l’accesso umanitario e la protezione della popolazione civile. In tali contesti, anche la semplice registrazione degli sfollamenti diventa difficile, il che contribuisce ulteriormente all’invisibilità della crisi.

Da crisi invisibile a priorità globale

Negli ultimi anni si sono alternati momenti di speranza e nuove ondate di violenza. Alcune riduzioni temporanee degli sfollamenti, legate a cessate il fuoco locali o a processi di dialogo tra lo Stato e alcuni gruppi armati illegali, non hanno prodotto una stabilizzazione duratura. Al contrario, nuove dinamiche di controllo territoriale da parte di questi gruppi hanno generato ulteriori spostamenti di popolazione, dimostrando la fragilità della situazione complessiva. La crisi degli sfollamenti in Colombia, quindi, è il risultato di un conflitto prolungato e trasformato nel tempo, che continua a produrre effetti profondi sulla popolazione civile. Il fatto che il Paese sudamericano occupi il terzo posto nella poco invidiabile classifica del Nrc delle crisi di sfollamento dimenticate non è solo un dato statistico, ma il riflesso di una realtà in cui milioni di persone vivono in condizioni di precarietà estrema senza ricevere l’attenzione necessaria della comunità internazionale. La sfida principale rimane quella di trasformare questa crisi “invisibile” in una priorità globale, sia sul piano umanitario sia su quello politico.

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13 luglio 2026, 14:30