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Sfollati palestinesi trasportano taniche d'acqua a Khan Younis Sfollati palestinesi trasportano taniche d'acqua a Khan Younis  (ANSA)

Gaza, poca acqua e alto rischio di epidemie. La sfida quotidiana è sopravvivere

Oxfam torna a denunciare il dramma umanitario del popolo palestinese. Nella Striscia situazione critica per la mancanza di beni essenziali nei campi sfollati di Deir al Balah ed Al Mawasi. “Qui si sopravvive con meno di due litri d’acqua al giorno a persona ed è molto alto il rischio di nuove epidemie”, racconta ai media vaticani Paolo Pezzati, portavoce per le emergenze umanitarie dell'ong. Anche in Cisgiordania escalation delle violenze: 40.000 sfollati nell’ultimo anno e mezzo

Valerio Palombaro - Città del Vaticano

Oltre 2 milioni di persone, nella canicola estiva, sopravvivono rinchiuse in appena il 35% della Striscia di Gaza con meno di 6 litri d’acqua pulita al giorno. In questo scenario disumano, nella devastazione di Gaza, è molto elevato il rischio di nuove epidemie dovute al caldo, alla disidratazione e alle continue infestazioni di topi e insetti. Il nuovo allarme sul dramma umanitario che si vive nella Striscia di Gaza è raccontato con la campagna “©Palestina, tutti i diritti riservati”. Un’iniziativa che, a due anni dal parere consultivo espresso dalla Corte internazionale di giustizia il 19 luglio 2024 sull’illegalità dell’occupazione israeliana, punta a ribadire come i diritti del popolo palestinese siano inalienabili, universali e tutelati dal diritto internazionale. La denuncia fa luce sulle difficoltà quotidiane vissute dai palestinesi, non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania nello Stato di Palestina. 

Insicurezza alimentare e malnutrizione

Nella Striscia si contano quasi 1.100 vittime dal cessate-il-fuoco dello scorso ottobre, oltre 73.000 quelle complessive dal 7 ottobre 2023, di cui almeno sei nelle ultime 24 ore inclusa una bambina di nove anni; mentre gli aiuti continuano a rimanere in larga parte bloccati come denunciato recentemente anche dalle Nazioni Unite. Stando ai dati di Oxfam, nella maggior parte dei casi i cittadini sopravvivono con meno di 6 litri di acqua pulita al giorno a testa; mentre circa il 77% della popolazione (1,6 milioni di persone) soffre di gravi livelli di insicurezza alimentare, tra cui 132 mila bambini sotto i 5 anni colpiti da malnutrizione acuta.  «I prezzi dei pochi beni essenziali che arrivano sui mercati locali restano inaccessibili per centinaia di famiglie che non possono contare su alcune forma di reddito», dichiara ai media vaticani Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia: «Basti pensare che dall’inizio del conflitto il prezzo di grano e uova sono quintuplicati, il gas per cucinare costa più del doppio e i farmaci di base rimangono fuori portata».

Ascolta l'intervista con Paolo Pezzati di Oxfam

Aiuti carenti e rischio malattie

La situazione più critica è data dal sovraffollamento e dalla mancanza di beni essenziali nei campi per sfollati a Deir al Balah ed Al Mawasi, oltre che tra le macerie di Khan Yunis e Gaza City. Qui si sopravvive con meno di due litri d’acqua al giorno a persona e nel pieno dell’estate è molto alto il rischio di nuove epidemie. Nel frattempo, l’unico valico che consente l’ingresso intermittente di beni essenziali resta quello di Karem Shalom. Troppo pochi sono i camion autorizzati ad entrare: gli aiuti sono insufficienti e spesso rischiano di non raggiungere tutti quelli che ne hanno più bisogno. «La mancanza di acqua ha costretto ad abbeverarsi come animali direttamente da fonti sporche o a lavarsi e cucinare con l’acqua di mare», denota Pezzati, sottolineando che «la popolazione è esposta a malattie trasmissibili; in questo momento si contano 18.000 casi di varicella attivi e numerose infestazioni da parassiti della pelle. Circa 350.000 persone con malattie croniche, inoltre, subiscono interruzioni delle cure per carenza di farmaci oppure per carenza di energia elettrica dovuta alla scarsità di carburante. E proprio mentre stiamo parlando 700 pazienti in emodialisi sono a rischio per mancanza di energia elettrica». Il portavoce di Oxfam Italia racconta infine della situazione critica legata alla gestione dei rifiuti solidi urbani, la cui produzione «è nettamente superiore alla capacità di raccoglierli e metterli in luoghi neutri: questo — osserva — crea infestazioni di animali, di roditori, e crea inquinamento delle falde e del terreno».

Clima difficile in Cisgiordania

Ma anche in Cisgiordania lo scenario è molto difficile: frammentazione del territorio, incursioni militari e continue violenze dei coloni israeliani segnano la quotidianità degli oltre 3 milioni di palestinesi che abitano l’area. Negli ultimi tre anni le violenze hanno fatto registrare un’escalation con 1.200 morti. Solo dal gennaio 2025 all’aprile di quest’anno si sono già verificati quasi 2.600 attacchi che hanno causato 284 vittime, di cui 66 bambini, e oltre 5.000 feriti. Demolizioni di case, infrastrutture e uliveti, detenzioni arbitrare e accaparramento di terra e acqua sono altre realtà subite su base quasi quotidiana. Solo a marzo gli attacchi dei coloni si stima che abbiano causato perdite agricole per oltre 4,2 milioni di dollari. I palestinesi inoltre non hanno quasi più alcun controllo sulle risorse idriche. E le conseguenze per l’agricoltura e l’economia sono molto gravi: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un aumento del tasso di povertà dal 12% al 28% negli ultimi due anni, disoccupazione raddoppiata da ottobre 2023 e arrivata al 35%. Tutto ciò mentre 925 posti di blocco impediscono la libera mobilità dei palestinesi della Cisgiordania. Condizioni di vita estremamente dure, che hanno portato allo sfollamento di circa 40.000 persone nell’ultimo anno e mezzo. 



La sfida per il popolo palestinese

Pezzati ravvede in questa situazione una volontà di «modificare la demografia dell’area», mentre fa notare che «nel 2026 c’è stata un’impennata di sfollamenti dovute o a demolizioni o attacchi di coloni, con una media di oltre 17 persone al giorno sfollate, che è il doppio rispetto al biennio precedente». Anche l’istruzione per i bambini palestinesi della Cisgiordania è gravemente ostacolata: «Alcune scuole nell’area C — evidenzia Pezzati — sono state abbandonate a causa degli attacchi dei coloni».  «Gaza resa invivibile e la Cisgiordania frammentata al punto che è impossibile delinearne i confini — conclude il portavoce di Oxfam — sono ormai dei luoghi dove si sopravvive tra stenti».

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13 luglio 2026, 14:00